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Italianità

di Manfredo Montagnana

 

Ho riletto in questi giorni il libro La rosa bianca di Inge Scholl e le prime pagine dedicate alle fasi iniziali dell’ascesa di Hitler mi hanno spinto a fare il confronto tra quel racconto e la presente situazione politica nel nostro paese, forse anche perché è ormai quasi luogo comune accusare Salvini di essere avviato sulla stessa strada di Hitler e di Mussolini.

Vorrei subito chiarire che non condivido questo luogo comune. L’affermazione di un regime dittatoriale - come ogni fatto politico-sociale - dipende dalle condizioni economiche e sociali del particolare periodo storico: se le condizioni di vita nella Germania di Weimar erano rese drammatiche dalla sconfitta nella I Guerra Mondiale e dalla disoccupazione, quelle degli italiani oggi sono al confronto di marcato benessere. Inoltre il governo tedesco copriva apertamente le violenze naziste (come anni prima il governo italiano copriva le violenze fasciste), attaccando duramente i partiti operai, ciò che oggi non avviene in Italia. Infine non è certo un mistero che a quell’epoca una parte del mondo imprenditoriale tedesco dava un sostegno concreto ai nazisti, mentre alcuni esponenti dell’economia italiana sono oggi schierati apertamente contro Salvini e la sua Lega.

Eppure l’impressionante ondata di consensi popolari al demagogo lombardo rimane preoccupante perché oggi, proprio come nella Germania di Weimar e nell’Italia dei Savoia, essa nega l’evidenza in nome della speranza di cambiamento. La bandiera che Salvini sventola è quasi identica a quella dei fascisti: “difendiamo la nostra italianità!”; come Mussolini allora, Salvini oggi traduce questa parola d’ordine in una guerra contro i diversi: ieri si trattava degli ebrei, oggi dei migranti.

Mi stupisce che i cosiddetti partiti “di sinistra” non abbiano colto la palla al balzo per affermare che, quando si difende “la nostra italianità”, tutto dipende da come questa viene intesa. La “sinistra” non dovrebbe avere difficoltà nel chiarire la propria idea di “italianità”, andando a cercarla nella storia: i nostri monumenti, le scoperte dei nostri scienziati, le nostre opere d’arte, i grandi movimenti popolari sono le guide per costruire il futuro dell’Italia. Perché nessuno del PD o dei partiti di sinistra ha ancora capito che i cittadini, soprattutto i giovani, hanno bisogno di avere un riferimento ideale in cui credere?

La demagogia di Salvini ha lasciato spazio alla malattia genetica degli italiani, la “furbizia”, che poi si traduce nella più lirica “le leggi son ma chi pon mano ad esse?”. So bene che in quasi tutti i paesi occidentali esistono tentativi di scansare le regole delle società capitalistiche; ma in generale si tratta di casi isolati e comunque ampiamente dichiarati, mentre in Italia è la grande maggioranza dei cittadini che volutamente ignora le norme di legge, dagli esponenti delle istituzioni al singolo uomo della strada. Il danno causato dalle piccole furbizie quotidiane è poco rilevante per il paese, ma il comportamento dei leader politici e degli uomini di governo - da Berlusconi a Salvini - è diventato letale sul piano economico e sociale e rappresenta un pessimo esempio per i giovani che credono che “italianità” sia sinonimo di “furbizia”.

Manfredo Montagnana

 

Orna Ben Ami, Casa all'aperto

  

 

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