Minima moralia

 

 

 

Mai il nostro futuro è stato più imprevedibile, mai siamo stati alla mercé di forze politiche che non si può confidare seguano le norme del buon senso e del proprio interesse, forze che danno l’impressione di pura follia se giudicate coi criteri di altri secoli. È come se l’umanità si fosse divisa tra quelli che credono nell’onnipotenza umana ( ritenendo che tutto sia possibile purché si si sappia come organizzare a tal scopo le masse) e quelli per cui l’impotenza è diventata la maggiore esperienza della loro vita…

 Questo libro è stato scritto su di uno sfondo di ottimismo e disperazione sconsiderata. Esso ritiene che progresso e rovina siano due facce della stessa medaglia; che entrambi siano articolo di superstizione, non di fede. È stato scritto nella convinzione che sia possibile scoprire il segreto meccanismo in virtù del quale tutti gli elementi tradizionali del nostro mondo spirituale e politico si sono dissolti in un conglomerato, in cui ogni cosa sembra avere perso il suo valore specifico ed è diventata irriconoscibile per la comprensione umana, inutilizzabile per fini umani.

Quella di cedere al mero processo di disintegrazione è diventata una tentazione irresistibile, non solo perché ha assunto la grandezza di “necessità storica”, ma anche perché ogni cosa ad essa estranea ha cominciato ad apparire inanimata, esangue, insignificante, irreale.

Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo

ed. Comunità, 1999, pp.LXXIX e sg

 

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