Ungheria

 

 

 

 

Intervista a Gábor T. Szanto, cosceneggiatore di 1945

 

 

 

Al termine della prima romana di 1945 al cinema Apollo 11, il regista Török ha risposto alle domande di un pubblico visibilmente entusiasta del film. In molti, e senz’altro in me, c’era curiosità di conoscere dal regista la reazione del pubblico ungherese nei confronti di un film che mette sotto accusa le complicità ungheresi con i nazisti in un momento storico in cui il governo di Viktor Orbán oltre a ispirare il movimento sovranista europeo tresca senza scrupoli con l’antisemitismo.

Ma, invece di confermare le mie convinzioni sulla prevalenza del pregiudizio anti-ebraico in Ungheria, Török ha minimizzato in maniera perentoria. È possibile che ciò fosse dovuto alla presenza dell’attaché culturale dell’ambasciata ungherese? Non lo so. Per capirlo e per capire meglio il contesto in cui è nato 1945 ho intervistato Gábor T. Szanto, cosceneggiatore del film e autore del racconto a cui il film è ispirato. Nel 2019, 1945 verrà publicato in italiano dalle Edizioni Anfora in una raccolta intitolata 1945 e Altre Storie.

 

 

A parte la tua attività di scrittore di racconti e romanzi, sei anche il direttore di Szombat. Puoi raccontarmi qualcosa della rivista?

 

Szombat [Sabato] è un mensile che tratta principalmente di temi di politica e cultura con un sito web che viene aggiornato quotidianamente. I nostri lettori appartengono a varie fasce d’età e ovviamente la versione online riscuote maggior successo tra i giovani mentre le generazioni più anziane sono abbonate alla versione cartacea. I nostri lettori sono persone interessate ad argomenti legati all’ebraismo. Guardiamo alla politica, alla cultura e in generale a qualunque argomento da un punto di vista ebraico dando una prospettiva differente da quella dei media tradizionali. Alcuni dei temi più ricorrenti nelle nostre pagine sono il fenomeno dell’immigrazione in Europa, l’integrazione degli immigrati o ciò che viene chiamato “il nuovo antisemitismo”. E naturalmente prestiamo particolare attenzione a ciò che succede in Israele e nel Medio Oriente.

 

 

In un’intervista con la rivista Jewish Renassaince, ti sei descritto come “l’ultimo scrittore ebreo in Ungheria”. Mi è sembrata un’immagine triste dato che cent’anni fa a Budapest abitavano moltissimi intellettuali ebrei che hanno segnato la storia della fisica, della matematica, del cinema, etc. Cosa pensi della cultura ebraica ungherese d’oggi?

 

Quella ungherese è una cultura post-traumatica dove la letteratura era ed è ancora un terreno delicato dal punto vista dell’identità culturale. L’assimilazione degli ebrei ungheresi alla fine dell’Ottocento è stato un processo rapido e profondo. In Ungheria, non c’è stata una cultura popolare di tipo etnico come quella Yiddish diffusa in paesi come la Polonia. L’Ungheria ha sofferto un vero e proprio trauma dopo la Prima Guerra Mondiale: il Trattato di Pace del Trianon a causa del quale la nazione ha perso due terzi del proprio territorio e della sua popolazione. Di lì viene il trauma inferto all’identità ungherese. La letteratura è diventata uno dei fronti su cui viene promossa l’identità culturale ungherese in un ambiente culturale nazionalistico. E così molti scrittori ebrei ungheresi occultano la propria identità. L’Ungheria, alleata dei nazisti, emarginò gli ebrei, collaborò alla loro deportazione tanto che alla fine della Guerra, nella Shoah perirono tre quarti della popolazione ebraica. Dopo la Shoah, il comunismo è stato un altro trauma. Dopo il regime comunista, ateo, antireligioso e anti-sionista, solo una percentuale tra il 5 e il 10% degli ebrei sono interessati alla vita e alla cultura ebraica. Forse, in futuro potremo osservare un interesse crescente ma oggi sulla scena letteraria non c’è molta identificazione nell’ebraismo.La situazione è migliore di quanto fosse un secolo fa, ma i nazionalisti sono ostili al concetto di doppia identità (ebreo/ungherese). Ma, rispetto ad altri paesi del centro Europa, la comunità ebraica è sopravissuta numerosa alla Shoah, così ci sono e ci sono stati alcuni scrittori che hanno scritto libri di argomento e con un punto di vista ebraico.Nel 2019, la collezione di racconti brevi 1945 e Altre Storie verrà pubblicata dalle Edizioni Anfora, Milano. Nel libro ci saranno racconti legati a questioni di identità ebraica e alla situazione esistenziale degli ebrei nell’Europa centrale dopo la Shoah e la dittatura comunista.

 

 

Nella scena - molto efficace - che ha luogo nel cimitero, una folla di abitanti circonda i due ebrei. All’inizio, la folla sembra minacciosa/malintenzionata. Avevi in mente i pogrom di Kunmadaras e Miskolc?

 

Esattamente. Kunmadaras e Miskolc sono stati episodi unici nell’Ungheria dopo la guerra ma noi volevamo mostrare l’atmosfera ostile che i sopravissuti dovettero affrontare in diverse parti del paese quando tornarono a reclamare le loro proprietà.

 

 

Nel film, i due ebrei non parlano quasi per niente. Tuttavia, pur stando in silenzio scatenano una intensa gamma di emozioni e gesti negli abitanti del villaggio. Mi sembra che il contrasto tra i i due ebrei impassibili dalla natura quasi metafisica e gli altri funzioni molto bene. Qual era il vostro intento dietro questa scena?

 

Volevamo seguire la trama del mio racconto e mostrare due prospettive opposte. Gli ebrei sono tornati nel villaggio con un intenso obiettivo etico, religioso e spirituale: seppellire i resti dei loro parenti, vittime della Shoah. Il Ritorno, il titolo originale del racconto, allude a questo intento quasi metafisico: ricreare un po’ di ordine dando ai morti la possibilità di riposare in pace nella loro patria. Gli abitanti del villaggio, invece, hanno sentimenti caotici: rabbia, colpa, coscienza sporca; perchè pensano che i due stranieri siano tornati a reclamare i beni degli ebrei deportati; beni che i vicini di casa avevano comprato alle aste indette dal governo. Mettendo all’asta i beni degli ebrei deportati lo stato aveva in effetti incoraggiato una sorta di collaborazionismo. Chi poteva resistere all’opportunità di acquistare proprietà a prezzi stracciati?

 

 

In che misura la cultura ungherese contemporanea ha fatto i conti con il collaborazionismo durante l’Olocausto? In altre parole, Hazatérés e 1945 sono episodi eccezionali?

 

Ci sono libri di storia su quel periodo che accettano in modo chiaro le responsabilità ungheresi ma allo stesso tempo la questione continua ad essere dibattuta. Alcuni storici e politici ritengono che l’Ungheria sia stata una vittima dei nazisti a partire dal momento in cui le truppe tedesche arrivarono nel paese nel marzo del 1944. E quindi non intendono assumersi responsabilità - se non in modo parziale - per le deportazioni. Esistono altre ricostruzioni su quel periodo e non credo che si arriverà mai ad un consenso. I miei libri hanno dato un contributo al dibattito culturale con un punto di vista squisitamente ebraico in un modo fin qui inedito.

 

 

Alla fine della proiezione di 1945 ho chiesto a Török (il regista) come il film fosse stato accolto in Ungheria visto il modo esplicito con cui viene descritta l’ostilità degli abitanti del villaggio nei confronti dei loro vicini ebrei. Non ricordo le parole esatte di Török ma ho avuto la netta impressione che minimizzasse la portata dell’antisemitismo nell’Ungheria di oggi. La risposta mi ha lasciato perplesso. In Ungheria ci sono tre partiti (Jobbik, Mi Hazank Mogzalom, Fidesz) che hanno utilizzato esplicitamente sterotipi antisemiti. Qual è il tuo punto di vista sulla questione?

 

In Ungheria, tutti gli anni vengono fatti sondaggi sull’antisemitismo. Essi mostrano che un terzo della popolazione coltiva sentimenti antisemiti e almeno la metà di questi prova forte ostilità nei confronti degli ebrei. Nel dibattito pubblico, in alcuni media è comune una retorica xenofoba, talvolta anche antisemita, ma in genere non vi sono manifestazioni esplicite di antisemitismo. Le cose non stanno in termini chiari e netti. Esistono invece forti sentimenti contro gli stranieri, contro gli immigrati e altre minoranze. Il partito di estrema destra Jobbik è stato apertamente antisemita fino al 2015. Negli ultimi anni, il partito di governo Fidesz ha cercato di esibire buone relazioni con gli ebrei e con Israele. Allo stesso tempo Fidesz combatte l’immigrazione di massa e per questo ha organizzato una campagna di poster contro il miliardario ebreo George Soros, una strategia controversa che alcuni osservatori hanno interpretato come antisemita. Alle ultime elezioni, Jobbik ha perso voti e bisogna vedere come Fidesz che ha due terzi dei seggi in parlamento deciderà di inquadrare il discorso [dell’antisemitismo].

 

Intervista di
David Calef

 


 

Gábor T. Szanto

 

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