Israele

Blocknotes

di Reuven Ravenna

 

Ottimisti

Secondo i sondaggi la stragrande maggioranza degli israeliani (ebrei) è al vertice degli ottimisti su scala mondiale. Quali ne sono le cause? Lo Stato d'Israele è guidato da un premier che sta eguagliando la durata del leadership del "Padre della Patria" Ben Gurion e con tutte le probabilità Re Bibi arriverà al quarto mandato nelle prossime elezioni. L'israeliano sta godendo, fino a prova contraria, di una situazione (mazav) di calma relativa, se confrontata con il passato prossimo. Per le feste e le vacanze folle di partenti in vacanze estere intasano l'aereoporto di Lod o le località di villeggiatura nostrane e i ristoranti alla moda delle città. Le strade soffrono di un crescente intasamento, nonostante i lavori di allargamento delle autostrade e il potenziamento della ferrovia. Il "laicismo" classico del primo sionismo è retaggio del passato e il clima ideologico è caratterizzato da una atmosfera messianica-nazionalistica, in concomitanza alla tendenza planetaria postliberale. Non a caso ci troviamo allineati ai sovranisti euroscettici, sorvolando sulle loro radici, antisemite in molti casi, e godiamo dell'appoggio del Presidente USA, che, sperimentandolo, potrebbe riservarci spiacevoli sorprese. Per "pretesti futili", gli avversari di Netanyahu cercano di erodere il consenso per vie giudiziarie: il popolo confermerà nelle urne il proprio consenso e "chi dissente è un sinistrorso, ingenuo o in malafede".

 

Accidiosi

Bibi ha definito i propri critici "accidiosi" che tracciano un quadro fosco della realtà israeliana. Pubblicisti, intellettuali, espressioni di élite per lo più ashkenazite, mettono in evidenza il trend crescente di sgretolamento delle basi dello stato liberal-democratico, tramite leggi, riformando l'apparato giudiziario e soprattutto fomentando l'astio verso chi non la pensi come la maggioranza o tacciando le minoranze etniche di essere potenziali "quinte colonne" del nemico islamico, o antisionista=antisemita modello terzo millennio.

 

Le cause

Tentiamo per quanto possibile di analizzare il quadro israeliano all'inizio del 5779, allargando la prospettiva storica. L'Yishuv è stato fondato da élite laicizzanti, per lo più provenienti dell'Europa Orientale, che aspiravano a creare una società socializzante e laica, pur basata sulle radici della cultura ebraica, in primis, sulla lingua dei padri. Dagli anni cinquanta si sono susseguite ondate immigratorie dai paesi islamici e successivamente dall’Unione Sovietica in sfacelo, modificando i rapporti di forze a tutti livelli, influenzando anche la cultura della prassi politica. Il "Miracolo" della vittoria del '67, ha fortemente influenzato la mentalità soprattutto delle giovani generazioni. Accanto ad un sionismo ribelle alla "passività" diasporica, si formava, a poco a poco, una ideologia messianica-particolarista e militante, l'ideologia della "Grande Israele, dal Mediterraneo al Giordano, parte della promessa biblica, che reagisce alle critiche e alle avversità delle opinioni pubbliche occidentali, quali espressioni di un antisemitismo in nuove forme che si aggiunge all'ostilità araba, con le debite eccezioni. Gli accordi di Oslo sono stati "un’illusione" e "non abbiamo un partner" palestinese.

Esponendo questo quadro ai lettori della diaspora, cerchiamo di tracciare un quadro ponderato, senza le apologie dei senza se e senza ma, e, nel contempo, non minimizzando la presenza di veri e propri nemici, sempre pronti a massimizzare errori o negligenze, reali o fasulle, della realtà israeliana ed ebraica.

Reuven Ravenna

Vigilia di Sukkot 5779

 

 

 

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