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Antisemitismo in Russia

 

di Lorenzo Gianotti

 

 

Viktor Šnirel'man è un antropologo che da 25 anni si occupa dell'antisemitismo in Russia. Recentemente ha pubblicato un libro intitolato Tre miti della congiura: la propaganda antisemita nella Russia contemporanea. Un giornale d'opposizione, Ežednevnik Žurnal', ha presentato il 4 agosto un'ampia recensione di Svetlana Solodovnik, da cui ricaviamo la sintesi seguente.

L'autore inizia con l'osservare che il principio del XXI secolo è caratterizzato da un eccezionale sviluppo della xenofobia, che si è soprattutto rivolta contro i migranti per lavoro; essa gode tuttavia di una base ideologica sufficientemente solida che si rifà ad una serie di costruzioni mitologiche sviluppatesi nei secoli, che sono servite a motivare l'antisemitismo.

Il primo mito è quello dell'anticristo. Šnirel'man non si occupa delle posizioni della Chiesa ortodossa (che non sono univoche), ma delle ricadute di quel mito nella coscienza e nel comportamento popolari. Occorre notare che gli umori escatologici che alimentano i pregiudizi si gonfiano nei periodi di cataclisma sociale. Si sono sentiti agli inizi del XX secolo, quando l'idea del ruolo pernicioso degli ebrei dinnanzi alla "fine del mondo" ebbe straordinaria diffusione. Così è stato negli anni Novanta che videro forti tirature della letteratura apocalittica popolare e i "Protocolli di Sion" venduti in 150 mila copie. L'autore indica i giornali e gli scrittori dei testi della campagna sulla "congiura ebraica" (O. Platonov, M. Nazarov, A. Strižev, C. Fomin, A. Ilinskaja).

Il secondo mito è quello ariano che trova corrispondenza ancora nei "Protocolli". Nella versione russa gli ariani diventano antenati degli slavi, anziché dei germani, e in questo modo gli slavi assumono le vesti di antenati di tutta la "razza bianca"; e gli ebrei per i razzisti russi non possono essere considerati bianchi autentici. In base a questa categorizzazione razziale si è formulata l'accusa agli ebrei di avere fondato e diffuso una "ideologia dell'odio" nei confronti della cristianità ariana per insidiarne il primato. Dopo la fine dell'Urss il "mito ariano" ha trovato nuovo alimento nella identità storica superiore dei russi, insistendo sulla divisione dell'umanità tra razze superiori e razze inferiori.

Il mito chazaro, infine, è meno noto fuori dalla Russia, poiché è connesso al fenomeno dell'attualizzazione della storia, allorché gli avvenimenti di un passato, spesso piuttosto esotico, sono adattati alle contingenze della politica. Nel primo Ottocento a dare tono all'argomento fu l'orientalista V. Gregor'evič, che descrisse la Chazarja quale civilizzazione selvaggia dell'VIII secolo. Ma spetta al generale A. Načvolodov l'opera di collocare i chazari nell'etnia turco-azara, entro la quale avrebbero assunto una posizione dominante i "mercanti-giudei" che, assucuratisi l'appoggio di Bisanzio, imposero agli slavi di versare i tributi. Questa costruzione similstorica ha consentito di fare dello "episodio chazaro" il riferimento esemplare delle tendenze dominatrici e distruttive ebraiche. Al tempo delle campagne contro il "cosmopolitismo" l'evocazione della Chazarja era usata per indicare le ambizioni sovrastatrici ebraiche. Sull'argomento vi è un'abbondante letteratura: tra gli autori Šnirel'man segnala in particolare Lev Gumilev, figlio della poetessa Anna Achmatova che rielaborò queste teorie nel gulag sovietico.

E dell'oggi che si può dire? Solodovnik scrive: "Il potere frena il crescere dell'antisemitismo, ma non ostacola la propaganda antisemita. Ciò prova, secondo Šnirel'man, che il regime ha bisogno di una "immagine di nemico" nelle sembianze ebraiche, la mantiene tuttavia congelata sino a che non ne dovesse sorgere un'acuta necessità".

 

Lorenzo Gianotti

 

 

 

 

"смерт жидам = morte agli ebrei"

 

 

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