Libri

 

Rassegna

 

Anna Grasselli Diena, Clemente Diena - Una ricerca. Leo Diena: l’antifascismo, la Resistenza, le radici - Ed. SEB27 - 2018 (pp. 301, € 20) Una biografia, ma non, certo, una biografia tradizionale: la moglie e il figlio di Leo Diena l’hanno trasformata in un progetto complesso, in una ricerca mirata non solo e non tanto a connettere una serie di ricordi personali ma a una precisa e attenta ricostruzione della vita del protagonista - che tale è stato nella storia, oggi quasi dimenticata, del Partito d’Azione nell’ambito dello scenario della Resistenza. Una ricerca che, partendo da un nucleo documentario centrale - la partecipazione di Leo Diena alla insurrezione di Milano nelle giornate del 24, 25, 26 aprile 1945, episodio conservato nella registrazione del racconto del padre al figlio bambino - si espande fino a coinvolgere un gruppo di partecipanti, in varia misura, al progetto e a inglobare scritti e ricordi dello stesso protagonista e di altri ben noti “resistenti” (quali Ada Gobetti, Primo Levi, Gina Formiggini, Guido Fubini e di storici come Giovanni De Luna e Giorgio Vaccarino). La storia della vita di Leo Diena viene così a confondersi e a identificarsi con la storia della Resistenza e a socializzarsi negli incontri con giovani allievi nelle scuole. Il libro si suddivide in tre parti distinte: “L’antifascismo”, dal 1938 all’8 settembre 1943; “La Resistenza”, dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945; “Le radici della Resistenza”, in cui viene presentata una selezione significativa di numerosi scritti nei quali si riflette il pensiero del protagonista su ciò che stava avvenendo in Italia, in Europa, in America dopo la fine della guerra. Seguono un “Epilogo” (o Postfazione) che racconta la “socializzazione del ricordo”, un invito ai giovani a partecipare alla commemorazione di Leo Diena attraverso uno spettacolo teatrale (versione drammatica dell’episodio centrale sopra citato); la presentazione dei lavori elaborati dalle scuole (elementari, medie, liceo) su vicende collegate all’antifascismo e alla Resistenza; una breve rassegna di documenti storici sul clima di repressione fascista determinato dalle persecuzioni razziali, dalle deportazioni e dalla stragi di massa in Italia. Una “Appendice” documentaria raccoglie, infine, documenti tratti dagli archivi storici o dalle carte di famiglia. Il risultato di un lavoro di ricerca durato anni si traduce, così, in un volume complesso in cui trovano posto ricordi personali, eventi, racconti, commenti destinati a mantenere viva e a ravvivare l’intera storia della resistenza attraverso la ricostruzione della vita, delle opere e degli scritti di Leo Diena. Una lettura impegnativa, da non perdere. (e)

Kathi Kacer con Jordana Lebowitz - Ho guardato un nazista negli occhi - Ed. Sonda - 2018 (pp 175, € 14) L’autrice, - basandosi su una serie di interviste alla giovane Jordana Lebowitz che aveva intrapreso il viaggio dal Canada a Luneburg in Germania per assistere al processo, tenuto nel 2015, a carico di Oskar Groning, impiegato amministrativo ad Auschwitz “per complicità in omicidio” - racconta, in forma di romanzo, l’esperienza e i sentimenti da questa vissuti nel viaggio, nell’incontro con alcuni sopravvissuti e nella sua partecipazione alle udienze del processo che si conclude con la condanna definitiva dell’ormai novantaquattrenne imputato e conferma la tesi della “banalità del male” invocata da Hannah Arendt. (e)

Livia Capponi - Il mistero del Tempio. La rivolta ebraica sotto Traiano - Ed. Salerno - 2018 (pp. 140; € 14,50) L’autrice, che insegna Storia romana all’Università di Pavia, cerca in questo lavoro di spiegare come, da una iniziale politica di tolleranza e da un tentativo, da parte di Traiano, di ricucire il trauma della perdita del Tempio nel 70 tramite iniziative filogiudaiche, si sia arrivati alla sanguinosa repressione della rivolta che spazzò via le comunità ebraiche da Egitto, Cirene e Cipro e che portò la letteratura rabbinica a dipingere Traiano, tout court, come “il malvagio”. Ciò, nonostante che questi avesse promesso, inizialmente, di ricostruire il Tempio e di autorizzare la preparazione di una strada per il rientro degli Ebrei esuli in Giudea. L’argomento, di per sé minore, è trattato attraverso una laboriosa e ben condotta indagine da parte dell’autrice che piacerà soprattutto agli studiosi di storia romana e dell’ebraismo ma, essendo scritto molto bene e chiaramente, può interessare tutti. (e)

Micaela Latini ed Erasmo Silvio Storace (a cura di) - Auschwitz dopo Auschwitz. Poetica e Politica di fronte alla Shoah (con un testo inedito di Gunther Anders) - Ed. Meltemi - 2017 (pp. 250; € 18) Il volume raccoglie testi di diversi studiosi su una serie di temi che si dipartono dalla famosa sentenza di Theodor V. Adorno “Scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie” sulla quale si sono interrogati alcuni autori famosi come Gunther Grass (di cui, in Appendice, si riporta un breve scritto inedito intitolato “Dopo Auschwitz”) Hans Magnus Enzenberger, Paul Celan, Ingeborg Bachmmann, Peter Weiss, Gunther Anders, Hans Jonas, Hannah Arendt, Primo Levi. Così, Raul Calzoni interpreta Gunther Grass sulla questione della colpa e del “prisma” della seconda guerra mondiale; Matteo Cavalleri indaga sul rapporto tra gli scritti di Jean Améry e la testimonianza di Primo Levi; Francesco Ferrari si riporta alla tesi dello stesso Améry sull’eternità del rapporto estraneo/straniero; Micaela Latini si sofferma sulla tesi di Gunther Anders sul teatro di Samuel Beckett; Stefano Marino propone considerazioni estetico-politiche sulla presenza del genocidio nella cultura di massa; Fausto Pellecchia esamina la “filologia dell’orrore” evocata da Victor Kemplerer a proposito dei linguaggi del Terzo Reich; Francesca R. Recchia Luciani legge attraverso gli scritti di Hannah Arendt la questione della connessione tra biopotere e tanatologia in Auschwitz; Erasmo Silvio Storace esplora i linguaggi poetici e politici dopo Auschwitz; e, infine, Alberto Tommasi disamina, dal punto di vista filologico letterario, la poesia Andeken (Rimembranza) di Paul Celan. Si tratta di una serie di saggi in vario modo interconnessi ma che si possono anche leggere singolarmente a seconda dell’interesse del lettore. (e)

Elisa Coda - Le forme degli elementi. Isaac Abravanel e la tradizione aristotelica medievale - Ed. Pisa University Press, 2018 (pp. 215, € 22) Prima traduzione italiana con testo a fronte (priva dell’apparato critico del testo, destinato ad un prossimo lavoro ) per uno studio storico-dottrinale della prima opera filosofica di Abravanel. L’obiettivo dichiarato è quello di approfondire la ricerca sulla storia della filosofia tra antichità e medioevo latino ed ebraico, per sondarne il nesso con il pensiero aristotelico mediato da Avicenna e Averroè. Esule dal Portogallo, A. trascorse la maggior parte della vita in Italia dove compose in ebraico i suoi numerosi trattati, tranne quello presente, composto in patria intorno al 1460 ed edito a stampa a Sabbioneta nel 1557. Breve scritto di natura esclusivamente filosofica “privo di qualunque riferimento a questioni teologiche o alla religione ebraica”. Il quesito sostanziale si sviluppa sull’interrogativo “se all’origine della realtà sensibile vi siano strutture qualitative originarie, oppure solamente una materia prima (acqua, terra, aria, fuoco) indeterminata”. La conclusione a cui giunge la studiosa è che il pensiero di Isaac Abravanel coincide con quello di Aristotele. (s)

Barry W. Holtz - Rabbi Akiva. L’uomo saggio del Talmud - Ed. Bollati Boringhieri, 2018 (pp. 206, € 26) Negli anni in cui l’ebraismo rabbinico si viene definendo, focalizzandosi su aspetti quali leadership, potere, autorità e autorevolezza sulla tradizione e soprattutto in materia di halakhà, Akiva prende parte attiva al dibattito e spesso ha l’ultima parola. In epoca moderna lo studio del Talmud si è sviluppato con approcci totalmente diversi dal passato, tali da sollevare dubbi sulla datazione e sul valore “biografico” di quanto riportato. Nel caso di Akiva “non possediamo lettere, né diari, né documentazione familiare, né ricevute o liste della spesa ...” e le diverse fonti che lo citano sollevano dubbi sull’autenticità dei fatti. Eppure rabbi Akiva viene citato 1341 volte nel solo Talmud Babilonese e “nulla può farci dire che sia stato una figura immaginaria e nemmeno se ne può provare il contrario!” Secondo la corrente mistica dell’ebraismo, Akiva viene considerato il modello definitivo dell’ebreo mistico: colui che ha veduto il volto del Divino. Dopo la sua orrenda morte però a noi restano gli insegnamenti attribuitigli. Il libro si presenta dunque quale “biografia immaginata” rifiutando la categoria del “romanzo storico”. (s)

Shemi Zarhin - Finchè un giorno - Ed. Spider&Fish, 2018 (pp. 530, € 19,50) La cronologia dei fatti (numerosissimi e turbinosi) viene arricchita da spostamenti temporali (flashback e anticipazioni) tali da far accostare questo stile al realismo magico di Gabriel Garcia Marquez in Cent’anni di solitudine, accostando la Tiberiade del lago alla Macondo della foresta amazzonica. Un arco temporale di trent’anni abbraccia la storia di una famiglia, rispecchiante il contesto e le contraddizioni di una patria amata e odiata: amata perché rappresenta la realizzazione di due millenni di auspici … odiata perché non li realizza appieno. Lo stato d’animo dominante è forse quello della nostalgia, declinata in una visione poetica e sentimentale che accompagna i numerosi personaggi. (s)

Vittorio Robiati Bendaud - Peccati di senso. Parole logore e riflessioni abusate nel sentire comune - Ed. Sanpaolo, 2018 (pp. 125, € 16) L’autore, discendente da italiani ed ebrei libici, è impegnato nel dialogo per l’amicizia ebraico-cristiana ed essendo stato allievo di Rav Giuseppe Laras (z.l.) ha voluto rievocare alcune delle questioni analizzate con il Maestro. Partendo da citazioni bibliche e letterarie e da concetti basilari del pensiero e dell’etica (in particolare) ne analizza il significato profondo, richiamando alla corretta interpretazione di essi. (s)

Franca Cancogni - Il pane del ritorno. Una grande storia di destini intrecciati attraverso il Novecento - Ed. Giunti, Bompiani, 2018 (pp. 413, € 19) Un caso letterario e un fulgido esempio di longevità creativa, arricchita dall’esperienza di una vita nutrita di conoscenza, cultura e saggezza. Attingendo a tutto il panorama della letteratura occidentale, la tecnica della narrazione non conosce limiti di tempo né di spazio, né di costrizioni editoriali … e il procedere degli eventi risulta copioso, fluviale non torrentizio, ma placido e saziante. Il romanzo narra le vicende degli ebrei diasporici, cacciati dai pogrom, a realizzare l’approdo nella Terra Promessa, aiutati dalla Sochnut (Agenzia Ebraica), ma anche capaci di arrangiarsi per tirare avanti nelle situazioni più difficili. Si potrebbe definire quasi una parabola degli ebrei diasporici, dall’Asia Centrale alla patria ancestrale. Garbato elemento di trait d’union culturale (di gran moda) è poi il vecchio e prezioso quaderno di ricette “fusion”e di rimedi casalinghi della nonna. La maestria dell’autrice risalta anche nel sapiente inserimento degli aspetti della vita materiale e rituale, dei costumi e delle usanze del popolo ebraico, quasi conoscendoli dall’interno. (s)

Maddalena Schiavo - Il teatro ebraico. La realizzazione di un sogno - Ed. Mimesis, 2017 (pp. 191, € 18) Docente di Lingua e Letteratura ebraica moderna alla Università Gregoriana di Roma, M. Schiavo ha già curato (con Gabriella Steindler Moscati) il volume Narrativa, memoria e identità: il volto femminile d’Israele e completa il presente lavoro con interviste a due figure eminenti della scena teatrale israeliana: Nava Semel e Orly Noa Rabinyan. Considerando come verso la fine del Novecento, presso le comunità ebraiche europee, l’arte drammatica sia diventata “uno dei principali mezzi espressivi per promuovere gli ideali sionisti e favorire la diffusione della lingua ebraica” se ne illustrano gli sviluppi storico-cronologici, la connotazione politica e le scelte registiche fino a quelle delle due compagnie israeliane: Habima e Cameri. Negli anni le scelte del repertorio determinarono accesi dibattiti, culminati in quello intorno ad Egli andò per i campi che divenne una pietra miliare, contribuendo a formare il senso di identificazione dell’individuo nella collettività nazionale. Come nel teatro greco, la drammaturgia israeliana si addossò il compito di coinvolgere il pubblico in questioni politiche, forgiandone la responsabilità civica e l’impegno alla partecipazione; in seguito si passò al realismo, al teatro dell’assurdo e alle tematiche contemporanee, senza tuttavia escludere l’intrattenimento e lo svago. Di particolare interesse la parte relativa alla componente femminile della drammaturgia israeliana, numerosa e significativa. (s)

Daniel Fishman - a cura di - Ebrei d’Emilia-Romagna. Voci, luoghi e percorsi di una comunità - Ed. Pendragon, 2018 (pp. 235, € 20) Dalla piacevole lettura, ricca di fatti e informazioni, sembra si possa trarre la conoscenza della ”via emiliana all’ebraismo” secondo le intenzioni dell’autore. Luoghi in cui l’ebraismo vanta un grande retaggio culturale anche in virtù di una presenza duratura e nonostante l’esiguità numerica degli appartenenti alle tante e piccole comunità. L’elemento caratterizzante il presente lavoro pare consistere nell’approccio verso le persone: se ne traccia un sintetico ma significativo profilo, orientato a cogliere il modo di essere ebrei, di vivere il loro ebraismo. Per le persone non appartenenti al popolo d’Israele si indagano la percezione che ne hanno e i rapporti che vi hanno intrecciato. (s)

Andrea Tarabbia - a cura di - Ultimo domicilio conosciuto. Tredici storie sulle pietre d’inciampo - Ed. Morellini, 2018 (pp. 253, € 14,90) “Dati nudi in cui è racchiusa la vita di una persona” così il curatore definisce le Stolpersteine, memoria diffusa ideata dall’artista Gunter Demnig. Gli autori di questa raccolta ricostruiscono quelle vite mediante la parola scritta, essendo allievi del corso tenuto da A. Tarabbia in collaborazione con l’Istoreco di Reggio Emilia. Il criterio adottato è quello della metaletteratura e, a seconda della mole di notizie disponibili, si sono prodotti testi di assoluta aderenza ai fatti (non-fiction) e altri di pura invenzione. Tutti aiutano a ricordare, dando vita al nome inciso sulla pietra e costituiscono un monito per il lettore, per il passante, per l’umanità tutta. (s)

Michael Brenner - Israele. Sogno e realtà dello Stato ebraico. L’identità nazionale tra eccezione e normalità - Ed. Donzelli, 2018 (pp. 235, € 28) “Questo libro registra e analizza le tensioni tra elementi particolaristici e universali nell’idea di uno Stato ebraico, descrivendo come dei sionisti visionari immaginarono tale stato e come i leader israeliani hanno concretizzato questa idea nel corso di un secolo”. Nel corso di un secolo la produzione agricola (per quanto avanzata) è stata surclassata dai microchip e i halutzim sono stati messi in ombra dai startupstim e dagli hightechistim, in una nazione dove permane il dubbio sul raggiungimento dell’obiettivo da parte del sionismo. Riflettendo sul significato di questo stato e sulla sua trasformazione negli anni, si giunge alla conclusione che Israele è “uno stato unico e normale, uno stato come qualsiasi altro, uno stato come nessun altro.”(s)

Maria Anna Mariani - Primo Levi e Anna Frank. Tra testimonianza e letteratura - Ed. Carocci, 2018 (pp. 161, € 17) Sul tema introdotto e analizzato in questo volume si può forse fare riferimento ad una riflessione espressa dal filosofo Jacques Derrida, che aveva detto: “Una testimonianza è sempre in prima persona … e non può essere ridotta a narrazione … quando testimonia il martire non racconta una storia, ma offre se stesso.” Il passaggio da un genere all’altro viene dunque determinato dall’uso della persona narrante (prima persona/ terza persona) che può tuttavia nascondersi dietro altre identità, lasciando filtrare elementi autobiografici sotto forma di “testimonianze impersonali” oppure di “autobiografia clandestina”. Sebbene affiancata in questo studio, la produzione dei due “testimoni/autori” si differenzia per quantità, ma non poi molto per il destino postumo, tardivo ma florido e fiorente. (s)

Lavie Tidhar & Rebecca Levene - a cura di - Ebrei contro Zombi - Ed. Acheron , 2018 (pp. 147, € 15) Per amanti del genere horror ecco servito un menu di salse pseudo-ebraiche, cucinato da un pool di chef specialisti nel macabro. (s)

Pietro A. Kaswalder - Giudea e Neghev. Introduzione storico-archeologica - Ed. Terra Santa, 2018 (pp. 384, € 28) Spaziando dai testi biblici, transitando da Giuseppe Flavio, dai resoconti a stampa dal XVII sec. per giungere ai più recenti ritrovamenti del 2016, lo studioso aveva già pubblicato diverse opere quali Sulle orme di Mosé e Onomastica Biblica. Il presente volume, in edizione postuma, riferendo sui vari itinerari di escursioni bibliche, destinati a studenti di Sacra Scrittura, offre “una sintesi sulla ricerca storica e archeologica sulle varie località”. I materiali sono esposti in forma schematica e di accesso immediato. (s)

Luciano Meir Caro, Romano Rossi - La Brigata Ebraica - Ed. Bacchilega, 2017 (pp. 143, € 20) Rav Caro accompagna ogni anno i reduci e i loro parenti alle celebrazioni in onore dei caduti della Brigata Ebraica, diventando così il punto di riferimento per “coloro che sono chiamati a proteggere quella memoria”. Romano Rossi è tra i fondatori dell’Associazione Amici della Brigata Ebraica e, insieme ad altre associazioni consorelle, ha promosso importanti opere e monumenti commemorativi. Insieme, i due autori, con grande passione, presentano la ricostruzione di quella vicenda epica, nella sua forma “quasi” completa e definitiva. “Quasi” poiché in calce alla lista dei caduti compare il nome dell’unico disperso! Chissà che ulteriori studi e ricerche non possano fornire ai suoi cari e a noi tutti le notizie mancanti. (s)

a cura di
Enrico Bosco (e) e
Silvana Momigliano Mustari (s)

 

Orna Ben Ami, In movimento

 

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