Ricordi

 

L’editore e lo stagista

di Giorgio Berruto

 

Renzo Guidieri, di fatto, lo conoscevo molto poco. Mi perdonerete quindi se parlerò di me più che di lui, in queste righe. Un’immagine che ho vivida in mente è quella di uno stagista presso la casa editrice Bollati Boringhieri di Torino che, alcuni anni fa, all’imbrunire di un giorno di inizio settembre, entra per la prima volta nel tempio grande dopo il lavoro. Era la prima sera di Rosh HaShanà, un capodanno caldo in un tempio in penombra, semideserto e dall’acustica onestamente pessima. Non conosce nessuno, tranne pochi amici di famiglia che però non sono tra i presenti. Ed ecco, seduto nella penultima fila vicino all’ingresso, l’editore. “Lei, qui?” Quello stagista ero io, l’editore naturalmente lui. La sorpresa, credo, grande per entrambi. Un po’ scombussolato come capita quando incontri persone che sei abituato a collocare altrove in un contesto completamente diverso, credo di essermi seduto nella fila adiacente, ma non nel posto a fianco. Anche al tempio, era pur sempre l’editore.

In casa editrice i contatti con Renzo Guidieri erano minimi. Io, ultimo arrivato e per giunta per un periodo relativamente breve, rintanato dietro una scrivania a correggere bozze di testi divulgativi di meteorologia, teoria del romanzo e psicanalisi; lui nel suo studio, a condurre la nave. Quando, dopo un master in editoria, ero arrivato per la prima volta nella bella, esageratamente grande e, almeno all’epoca, polverosa sede di corso Vittorio Emanuele II 86, avevo incontrato subito Renzo Guidieri. Era maggio 2013 ed ero reduce da un improbabile viaggio in treno regionale Pavia-Torino via Mortara, con cambio a Vercelli e soste a ripetizione apparentemente inspiegabili tra le risaie. Timoroso di essere in ritardo, penso di essere arrivato trafelato o quasi. Non ricordo perché, dopo il breve colloquio a partire dal curriculum la discussione finì su Hans Tuzzi, uno scrittore di narrativa abbastanza importante per la casa editrice negli ultimi anni. Avevo studiato il catalogo ma di Hans Tuzzi non avevo mai letto una riga, e sono sicuro che sia stato chiarissimo all’uomo che avevo di fronte.

Terminati i mesi alla Bollati Boringhieri, continuai a incontrare Renzo Guidieri di tanto in tanto al tempio, di solito di Shabbat. Arrivavo regolarmente in discreto ritardo, intorno alla fine della lettura della Torà o dopo, e credo di non aver mai evitato di cercarlo con lo sguardo là dove sedeva nel tempio piccolo, nell’ultima fila in alto dello spicchio in asse con l’aron e la tevà. Quasi sempre sgusciava via silenziosamente poco prima della fine. Quando una volta lo incontrai allo spaccio di prodotti casher lePesach della comunità ebraica alle prese con le ingombranti scatole di matzot da portare a casa, devo aver pensato qualcosa come: anche gli editori, in fondo, mangiano.

Raramente c’era modo di andare oltre i consueti saluti ma, è cosa nota, l’arte di comunicare segue i canali più diversi, quello della parola non è l’unico e spesso neanche il più importante. Per quanto poco possa essere indicativa la mia esperienza, credo che Renzo Guidieri comunicasse molto con l’esempio del comportamento, senza punto bisogno di molte parole. Ne sentiremo enormemente l’assenza, che il suo ricordo sia in benedizione.

 

Giorgio Berruto

 

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