Israele
Il trapianto del trauma
di Israel De Benedetti
Israele a un anno dall11 settembre.
Come tutto il mondo civile, Israele ha reagito con commozione e con rabbia allorrore di quel giorno terribile. Lo schermo televisivo ha portato in ogni casa le immagini della tragedia insensata che ha sconvolto il mondo occidentale.
Con il passare delle settimane e il diradarsi del fumo dal Ground Zero, lopinione pubblica israeliana ha cercato di reagire in maniera logica agli avvenimenti. Per prima cosa va sottolineato il fatto che Israele, a differenza di altri paesi, il suo terrore lo sta vivendo nel quotidiano e da due anni a questa parte con intensità particolare. Luomo qualunque che circola a Gerusalemme, Tel Aviv, Natania, Chedera e in tanti altri posti passa quotidianamente o quasi davanti a strade, negozi, ristoranti e caffè che portano il segno di attentati passati con decine di morti e feriti innocenti. Sotto questo punto di vista, lisraeliano medio sotto sotto non nasconde una specie di compiacimento macabro per quello che è successo negli States "finalmente lo provano anche loro cosa significa il terrorismo!".
La destra nazionalista, a cominciare dal primo ministro Sharon, ha saputo abilmente manipolare la situazione, appoggiando ogni reazione americana, dalla guerra in Afghanistan ieri ai preparativi oggi per attaccare lIraq. Non solo, ma ha sfruttato la rabbia americana per cercare di convogliarla verso lassioma "Il terrore è uno solo in America, in Israele, nel mondo, ed è tutto terrore islamico!". Da qui la certezza di ottenere un appoggio incondizionato dallAmministrazione Bush a tutte le azioni israeliane di ritorsione "Homat Maghen" e tutto quanto ne è seguito fino ad oggi.
Da parte loro i coloni hanno approfittato della situazione per allargare a macchia dolio gli insediamenti, sicuri di non incontrare opposizione dal loro governo, né critiche da Washington.
Purtroppo uno dei risultati secondari (ma non per questo meno importanti e pericolosi) dellattacco dell11 settembre è laver approfondito lodio e la incomprensione tra occidente e mondo arabo. Chi non pensa come Oriana Fallaci che questa è una offensiva generale delle forze portanti dellIslam contro tutto quanto sa di occidentale, chi crede che nel mondo arabo ci siano anche forze positive e non solo folli integralismi religiosi, deve ammettere che oggi in Israele (e forse anche nel resto del mondo civile) fa fatica a farsi sentire e a sostenere le proprie opinioni.
Coloro che credono nella pacifica convivenza dei popoli, nella possibilità che anche ebrei israeliani e arabi vivano uno accanto agli altri oggi si sentono come fossero stati rimandati alle posizioni di partenza o per lo meno sentono di aver perso altro tempo utile.
La via di uscita da questa impasse è una sola e dipende sì dalla volontà da parte nostra di fare un distinguo tra terrorismo islamico e mondo islamico in generale, ma anche dal coraggio delle forze culturali, sociali, politiche arabe che si sentono minacciate a loro volta dagli integralisti, di dissociarsi pubblicamente e prendere una posizione netta di condanna e di rigetto di ogni genere di terrorismo.
Con la ripresa dei preparativi americani per lattacco allIraq, le reazioni israeliane si sono fatte sentire immediatamente. Da una parte, le destre e il primo ministro Sharon si sono premurate di appoggiare la politica offensiva di Bush, allinizio perfino hanno dato limpressione che Israele spronasse gli Stati Uniti a non procrastinare le azioni militari. Successivamente ci si è resi conto che era meglio per Israele salvare le apparenze e Sharon si è affrettato a dichiarare che la decisione di se e quando attaccare spetta solo e soltanto agli Stati Uniti.
In questi giorni il governo e le autorità militari, tendono a ridimensionare la situazione, anche per reagire a una certa ondata di panico che ha spinto la gente a far le code per cambiare le maschere antigas mentre il sindaco di Ramat Gan dichiarava di preparare un cimitero per fosse comuni. Ora i nostri generali spiegano che Saddam possiede oggi meno missili di quanti ne avesse nel 91, che lanti missile israeliano Freccia (Hez) è in grado di distruggere missili in aria: insomma si può stare tranquilli.
Cosa succederà è ovviamente difficile dirlo. Una cosa pare sicura: Israele non sarà la prima ad attaccare. Come nel 91 anche oggi ci sono esperti militari che affermano che Saddam userà armi non convenzionali contro Israele solo e soltanto quando sarà certo di aver perso vita e potere, a mo di Sansone che muore con tutti i Filistei. La grande incognita è: come sperano gli americani (che in Afghanistan stanno ancora cercando Bin Laden) di riuscire a far fuori senza troppe vittime (americane e alleate) la cricca militare di Saddam?
Nel frattempo si continua a vivere la vita di tutti i giorni, preoccupati per la disoccupazione, laumento degli oneri fiscali, la cecità obbrobriosa dei nostri governanti verso il popolo palestinese.
Cose che succedono forse solo da noi: ieri (20 settembre) è stato trapiantato un rene dal corpo dellultima vittima dellattentato di Tel Aviv (un diciassettenne venuto da Glasgow a studiare in una yeshivá) in quello di una bambina palestinese...
Israel De Benedetti