Israele

Daienu

Ci sarebbe bastato

di Giuseppe Tedesco

 

"È difficile la situazione… di Israele. Anche il nostro compito di giudici non è facile. I diritti dell’uomo non possono ricevere un totale rispetto come se non ci fosse il terrorismo e la sicurezza dello Stato non può godere di piena difesa come se non ci fossero i diritti dell’uomo. Si richiede un delicato … equilibrio. Questo è il prezzo della democrazia". Così la sentenza unanime, pronunciata il 3 settembre 2002, del Tribunale Supremo di Giustizia, presieduto da Aharon Barak. Il caso concreto interessava due palestinesi, fratello e sorella di Alì Agiuri, autore della strage alla stazione degli autobus e il fratello di Nasser E-Din Atzida, l’attentatore di Emmanuel e assassino di due coloni di Itzar. I primi due sono stati condannati a due anni di esilio a Gaza, mentre al terzo non è stata comminata alcuna sanzione giudiziaria, salvo il fatto che è stato trattenuto dall’Esercito in un carcere militare. Tutti e tre risultavano, in qualche modo, coinvolti, se non partecipi, delle iniziative del loro congiunto, ma il decreto di allontanamento è stato collegato con preferenza alla pericolosità del reo e all’opportunità di un suo allontanamento dall’ambiente e dalla famiglia. Il tribunale si era trovato ad aprire, comunque, un procedimento in seguito ai ricorsi presentati tre settimane prima dall’Osservatorio per la tutela dell’individuo e dalla Lega per i diritti del cittadino. Nel contesto si precisa che non si può parlare di espulsioni, ma di delimitazione del luogo di domicilio, in base all’art. 18 della quarta convenzione di Ginevra. "Espulsione si ha solo in direzione di un altro stato, ha dichiarato a Yedioth Ahronoth del 4/9 il giurista Ariel Bendor, … Il trasloco si è verificato all’interno degli stessi territori … È una sanzione più lieve che non l’espulsione ed è più facile stabilirne la legittimità… È possibile solo se è provato… trattarsi di un individuo pericoloso per la sicurezza dello Stato e che questo atto ne eviterà o diminuirà la minaccia. Non è concesso di estromettere chicchessia da casa sua solo per stornare gli attentati… in ogni caso se si deve mandare un sospetto in giudizio penale è preferibile quest’ultima via… I problemi di sicurezza non possono giustificare sanzioni contro innocenti". La parte ricorrente, che si è dichiarata insoddisfatta, ha parlato di sentenza che autorizza "un piccolo transfer" (deportazione), mentre l’avvocato dello stato l’ha definita: "un passo accettabile, legittimo e particolarmente utile". Il caso, che costituisce precedente giuridico ed ha forza di legge, è stato vissuto drammaticamente a livello di opinione pubblica e da chi avrebbe preferito affidare alle rudi braccia dell’esercito la soluzione sbrigativa di problemi di per sé controversi e complicati. La voce della massa non è la voce dell’Onnipotente, titola sconsolato Yedioth che però, salomonicamente, e con serietà giornalistica pubblica due pareri contrapposti, seri e ponderati, degni di attenzione e approfondimento. Semplicemente la magistratura, con un’abile colpo di barra, ha riavocato a sé un potere che col tempo le era stato sottratto mediante l’uso prolungato di norme di emergenza e di provvedimenti amministrativi: la facoltà di emettere giudizi quantomeno ponderati e di dare una veste di legalità anche alle peggiori ingiustizie. Tutto qua e nulla di più. Daienu!

Giuseppe Tedesco

 

Ken

Un passo effettivo per affrontare l’emergenza. Questa è un’iniziativa positiva, dichiara il colonnello della riserva Oren Shahor, già coordinatore delle attività del governo nei Territori.

Io penso che il tribunale abbia emesso oggi una sentenza molto molto chiara ché, nei momenti di emergenza come quelli in cui oggi ci troviamo, anche sistemi di questo genere sono accettabili e si possono utilizzare. A mio parere il trasferimento calibrato è uno dei mezzi che vanno applicati, chiaramente, se è stato dimostrato che l’individuo è coinvolto nelle attività terroristiche. Il tribunale è stato prudente, ha trasmesso un precedente. È vero e io giustifico il fatto che sussiste la questione del precedente e delle norme internazionali, ma non ho dubbi che qui si parla di un passo concreto. Se si diffonde la notizia che la sua famiglia sarà colpita io non ho dubbio che tutto ciò avrà influenza. Noi ci troviamo in un periodo difficile e questa è una giusta decisione. Anche per quanto riguarda la formula, non si parla di deportazione dato che Gaza è parte della Giudea e Samaria. Pertanto questa non è esattamente una deportazione e così si può ampliarne l’utilizzo. Dunque la decisione del tribunale mi è molto gradita.

 

(Yedioth Ahronoth, 04.09.02, trad. G.T.)

Lo

Un fatto disumano che rafforzerà l’odio. Il tribunale ha sbagliato quando ha inflitto il decreto di espulsione dei familiari dei terroristi da Giudea-Samaria a Gaza. L’utilità di una iniziativa di questo genere è al limite dello zero. Ne è convinto il tenente colonnello della riserva Ghiora ’Anvar, già governatore militare in Libano. Ha dichiarato: "Sembra che questo procedimento soddisfi una volontà definitiva a collegare i rapporti di relazione fra il candidato all’espulsione e lo stesso attentato. In sostanza si parla di uno strumento privo di contenuto, un esercizio frutto della creazione della cucina politica israeliana il cui scopo è accondiscendere agli elettori, e mostrare preveggenza e forza. Se gli apparati di sicurezza [Ministero della Difesa, Alti Comandi N.d.T.] ritengono che quella persona abbia un legame reale diretto perché non processarlo e condannarlo in base alla legge? Succede che se quell’individuo non viene mandato in giudizio, diventerà cittadino onorario per le strade [N.d.T. fra la gente] di Gaza. Lo Stato di Israele si è già misurato con espulsioni sbagliate. Gli attivisti Hamas estradati in Libano nel 1992 sono stati ricevuti con gli onori riservati ai regnanti e hanno fatto ritorno nei Territori addestrati all’attività di istigazione e di sabotaggio… La sentenza del Tribunale Supremo di Giustizia ha legittimato un fatto disumano. Un’iniziativa che infiammerà l’odio profondo fra i due popoli e la motivazione per proseguire negli attentati.

 

(Yedioth Ahronoth, 04.09.02, trad. G.T.)