Israele

Il seminario del WUM: sionismo, giustizia sociale, democrazia

di Tamara Tagliacozzo e Davide Jabes

 

Dal 13 al 17 giugno 2002, all’Hotel Park Plaza di Gerusalemme, si è tenuto il seminario del World Union of Meretz (WUM), in preparazione alla partecipazione dei delegati e dei vice-delegati del WUM al 34mo Congresso Sionista, che ha avuto luogo nell’Israel Convention Center (Binyanei Hauma) di Gerusalemme dal 17 al 20 giugno. Il WUM è l’organizzazione del partito israeliano Meretz (nato dalla fusione del Mapam – il partito socialista – con il Ratz, il partito dei diritti civili, e lo Shinui) che raccoglie e coordina i delegati da tutto il mondo, legati alle federazioni sionistiche territoriali dei vari Paesi, che si riconoscono in questo partito, e ha dei rappresentanti che dipendono dal numero degli ebrei delle varie comunità nel mondo e dalle loro posizioni politiche. Il WUM si occupa inoltre dei movimenti giovanili ebraici nel mondo ispirati all’ideale sionista e agli ideali della sinistra socialista e democratica e legati all’esperienza dei Kibbuz, primo tra tutti l’Hashomer Hatzair. L’Italia, attraverso la Federazione Sionistica Italiana, ha mandato al Congresso Sionista, oltre al presidente della FSI Giuseppe Franchetti, un delegato del Meretz (con diritto di voto) e due vice-delegati, un delegato dell’Avodà (Laburisti), un delegato del Likud (destra) e uno del Mizrachi (destra).

La piattaforma del World Union of Meretz si caratterizza per la scelta di una cultura ebraica secolare e liberale, che si rivolge alle fonti dell’ebraismo classico per il suo contenuto e per i suoi valori. Una rinascenza ebraica nella diaspora e la realizzazione dell’ideale sionista – l’alià (salita in Israele) per tutto il popolo ebraico – dipendono per il World Union of Meretz dall’abilità dello Stato d’Israele di agire come punto di raccolta per l’ebraismo mondiale. Le condizioni per le quali lo Stato di Israele può costituire un tale punto focale sono il considerare il precetto profetico di giustizia sociale come una componente centrale dell’eredità ebraica (con la diminuzione delle differenze sociali, economiche e educative nella società israeliana, la garanzia di una uguaglianza completa per i cittadini arabi, l’assicurazione di uguali opportunità per tutti i cittadini), uno Stato che lotta per la pace con tutti i suoi vicini e assicura nello stesso tempo la sicurezza dei suoi cittadini, uno Stato che riconosce il diritto all’autodeterminazione e ad avere uno Stato indipendente al popolo palestinese che vive a fianco dello Stato d’Israele, e che fa tutto ciò che è in suo potere per porre termine all’occupazione dei territori palestinesi. L’altra condizione è uno Stato progressista e pluralistico che promuove diverse espressioni della cultura ebraica, in cui diverse correnti religiose esistono a fianco della corrente centrale dell’ebraismo liberale-secolare. Lo scopo dei gruppi del Meretz nella diaspora è quello di lottare per rafforzare il senso di appartenenza al popolo ebraico, con l’attività nel movimento sionistico locale nei vari paesi, con lo studio della cultura e dell’eredità ebraica e della lingua ebraica, con l’attività nelle cornici educazionali ebraiche formali e informali, in modo particolare in quelle dedicate alle generazioni più giovani, e con l’esprimere solidarietà attiva nei confronti del popolo ebraico ovunque gli ebrei stiano soffrendo a causa dell’oppressione, della discriminazione o dell’antisemitismo. Il World Union of Meretz si identifica con le forze politiche affini, nei diversi paesi, nella lotta contro il razzismo, per la pace mondiale, ecc., e supporta il campo israeliano della pace nella lotta per una giusta soluzione del conflitto arabo-israeliano. Si impegna a rafforzare l’ala progressista e di sinistra nel sionismo – che rappresenta – nelle comunità ebraiche nel mondo, promuove il movimento dei Kibbutz e l’Hashomer Hatzair, esprime solidarietà allo Stato d’Israele in generale e alle sue forze progressiste in particolare, in ogni modo possibile: con l’alià, con visite, sostegno pubblico e finanziario, lavoro d’informazione, manifestazioni, ecc. Per il Meretz l’Hagshama (realizzazione) – il compimento della visione sionista, con l’alià, soprattutto per le giovani generazioni – è una delle esigenze più significative dell’ebreo singolo e della comunità ebraica.

Il seminario del WUM è cominciato giovedì 13 giugno con un incontro tra i delegati e gli ospiti (israeliani, francesi, americani, italiani, cileni, uruguayani, cubani, messicani, australiani, russi, ungheresi, olandesi, danesi, ecc.) per conoscersi e poi con una lezione del deputato parlamentare del Meretz Avshalom Vilan sul tema "La sinistra e il futuro di Israele". Le conclusioni: nella situazione attuale, alle prossime elezioni in Israele vincerà probabilmente la destra (Likud), non si sa se con Sharon o Netanyahu. Per quanto riguarda il processo di pace, in questo momento né Sharon né Arafat sono in grado di andare in questa direzione e si continuerà ancora per qualche tempo con perdite di vite umane in Israele e nei territori palestinesi. Ci sono state poi le elezioni del presidente del WUM (è stata riconfermata Sheva Friedmann) e del presidente della Hagshama, il dipartimento dell’organizzazione sionistica mondiale che si occupa della realizzazione del "sogno" sionista organizzando i movimenti giovanili in tutto il mondo (è stato riconfermato Haim Hayet). La sera ha portato il suo saluto il leader dell’opposizione in parlamento Yossi Sarid (Meretz). Il venerdì il Dr. Eli Ben Gal, del Kibbutz Baram, ha tenuto una lezione sul tema "Il popolo ebraico tra normalizzazione e unicità", ponendo il problema del rapporto tra normalizzazione e specificità per il popolo ebraico nella contemporaneità nella domanda "L’ebraismo come cultura umana ha qualcosa da dire?", ha speciali componenti per creare un modo di vita alternativo per resistere agli acciacchi dell’occidente? La risposta a questa domanda riguarda a suo avviso le aree della spiritualità, della politica, dell’economia, ed ha conseguenze per il pensiero collettivo e individuale. Una volta raggiunta la normalizzazione nel senso di essere, con lo Stato d’Israele, una nazione come le altre, si pone il problema della specificità di uno Stato non di soli ebrei ma ebraico, con una tradizione e un progetto socio-spirituale specifico e innovativo. Ha moderato la discussione Michal Shocat, segretario generale del Meretz israeliano. È seguita poi una discussione in gruppi su otto temi: "L’antisemitismo è il nostro problema principale?", "La normalizzazione – ‘essere come tutte le nazioni’ – è una soluzione possibile?", "Noi e la religione ebraica", "Co-esistenza di ebraismo e Islam", "Ebraismo culturale, spirituale ‘aperto’ – è questa la risposta?", "Globalizzazione vs. l’individuale", "Giustizia sociale e globalizzazione", "Assorbimento culturale e sociale in un mondo con una moltitudine d’identità". Inutile dire che non si è arrivati a delle risposte, e a volte neppure a focalizzare i problemi, ma è stato un modo per avvicinarsi ai temi che interessano il Meretz e orientano la sua posizione all’interno del Congresso Sionista. Il sabato Yair Zaban ha parlato de "Il posto della cerimonia nell’"ebraismo aperto", e ha messo in rilievo l’importanza della religione e della storia ebraica nella costruzione di simboli per una cultura civile e nazionale aperta e democratica, ma caratterizzata dalla sua storia e dalla sua tradizione religiosa e politico-secolare. Uno dei momenti più intensi della giornata e di tutto il seminario è stato segnato dai contributi di due eminenti professori israeliani, Yehuda Bauer e Zeev Sternhell. L’ultimo dei due è conosciuto in Italia per essere il più importante degli storici "revisionisti", molto più a sinistra di Benny Morris (Vittime, Rizzoli). Di Sternhell in Italia si conosce soprattutto La nascita di Israele. Mito, storia e contraddizioni, edito da Baldini & Castoldi. Il tema del primo relatore, il Prof. Bauer, era "Antisemitismo – AntiSionismo – AntiIsraelismo". Dopo un breve ma efficace excursus sull’antisemitismo, Bauer ha puntato tutta la sua attenzione sulle nuove frontiere dell’odio antiebraico, e indicato chiaramente il declino dell’antigiudaismo religioso cattolico a favore di un antisionismo "secolare" che in realtà significa negare la possibilità per Israele alla sopravvivenza (dunque antiIsraelismo). Questo antisionismo si trasmette, dice Bauer, con maggiore efficacia nell’Islam, dove si è fatto "tesoro" della propaganda nazionalsocialista tedesca, e dove la cultura dell’Islam viene sostituita da pericolose influenze totalitarie di chiaro stampo europeo. In questo avvitamento su se stesso dell’Islam, Bauer vede il principale focolaio di odio antiebraico. Per capire meglio la portata di questo fenomeno il professore suggeriva la lettura dell’ultimo libro di Bernard Lewis (uno dei maggiori islamisti) What went wrong, sul profondo declino dell’Islam. Zeev Sternhell ha invece illustrato il tema dei "Problemi sociali di Israele", e insistito molto sul problema della penetrazione sempre maggiore, dopo il 1967, degli affari israeliani nei territori occupati, e della innaturale dipendenza dei palestinesi dalle società commerciail israeliane (fornitura di servizi essenziali come l’acqua e l’energia elettrica), fino al disegno stesso delle colonie (di cui i coloni di oggi sono un risultato estremo e "deviato"). Strumento, quello dello colonie, che è servito e serve a interrompere la continuità territoriale della Cisgiordania e di Gaza. Stenhell ha criticato duramente e in modo preciso la politica anche laburista di Israele che dal 1967 volta pagina diventando occupante a tempo indeterminato. Nell’illustrare il diverso approccio della destra rispetto alla sinistra – oggi – nei confronti del problema della democrazia e della giustizia sociale, oltre che dei territori, Sternhell ha messo in rilievo il fatto che la destra, soprattutto quella estrema dei coloni, ha ben chiari i suoi obiettivi di annessione dei territori e della costruzione di una società chiusa e non fondata su principi democratici. Per la destra religiosa la democrazia non è un valore ebraico, neanche l’uguaglianza tra uomo e donna lo è: la democrazia è per essa un pericolo per la nazione ebraica. Sternhell ha posto la questione del rapporto tra "stato ebraico e stato democratico" (che sarà il tema principale del Congresso Sionista) – rapporto che la sinistra risolve con una visione secolarizzata dell’ebraismo come fonte di valori democratici e di tutela delle minoranze, oltre che di un prospettiva di pace, mentre la destra vi vede un conflitto – e ha ribadito la necessità di tenere fermo il diritto per tutti gli ebrei della diaspora di emigrare in Israele (diritto al ritorno), una norma che si è anche parlato di abrograre ma è fondativa della nascita stessa dello Stato di Isreale. Ugualmente ci deve essere a suo avviso, nel quadro di accordi di pace, una possibilità anche solo simbolica di ritorno dei rifugiati palestinesi (ricongiungimenti familiari, ecc.) nello Stato di Israele e, in numero più ampio, in Cisgiordania e Gaza.

La domenica Haym Hayett (capo del Dipartimento dell’Hagshama) e Sheva Friedmann (segretaria generale del WUM) hanno esposto le attività e i programmi d’azione per il futuro. Il mattino del lunedì si sono formate delle commissioni di delegati e vice-delegati che avrebbero poi fatto parte delle commissioni corrispondenti del Congresso Sionista, per discutere le bozze di risoluzione presentate da tutti i partiti e le formazioni, compreso il Meretz, prima alle commissioni del Congresso e poi – se accettate o con votum separatum – al plenum del Congresso. Le 10 commissioni hanno affrontato i temi: "Israele come Stato ebraico e democratico, basato su principi sionisti", "Alià – una espressione di realizzazione (fulfilment) sionista e un assetto nazionale strategico, con un punto focale nei paesi occidentali", "L’insediamento come realizzazione sionista" (in questa commissione, come nelle altre, il Meretz si oppone a tutte le proposte che promuovono insediamenti fuori dalla linea verde), "Il rafforzamento della coscienza sionista nel quadro educazionale ebraico e nelle comunità ebraiche. Insegnare la lingua ebraica e la sua cultura", " La lotta contro l’anti-sionismo, l’anti-semitismo e il razzismo", "Il rinnovamento dell’accordo tra il governo d’Israele e lo status dell’Organizzazione Sionistica Mondiale all’interno delle istituzioni nazionali", "Klal Israel, l’unità ebraica, e la centralità dello Stato d’Israele; l’impegno sionista in Israele e nella diaspora – lo sviluppo di un programma sionista attuale", "Lo sviluppo della Leadership giovanile sionista all’interno dei movimenti sionistici e delle organizzazioni studentesche, e tra i giovani adulti, e la loro inclusione tra i membri del movimento sionista che prendono le decisioni", "Attività e coinvolgimento nella soceità israeliana", "Emendamenti alla costituzione e altri regolamenti".

Tamara Tagliacozzo e Davide Jabes