Ancora sul Messia
Lestate da poco terminata ha visto un intenso dibattito, soprattutto on line, tra sostenitori e detrattori di quella parte di Ebrei Lubavitch che ha creduto di riconoscere il Messia nella guida del loro movimento, il rabbino Menachem Schneerson, scomparso da qualche anno.
Sul tema pubblichiamo un intervento di Giacomo Michele Zippel e la presa di posizione dottrinale che abbiamo richiesto al Rabbino Capo della nostra Comunità.
di Giacomo Michele Zippel
Spettabile redazione di HK
Nella risposta alla mia lettera di critica alla rassegna del libro di Berger ad opera di Rav Roberto Bonfil, egli così scrive:
"Non sono testi facili e ad essi si possono poi aggiungere centinaia di altri, procurando occupazione per giorni e mesi Ma io credo (per quanto apodittico questo possa sembrare al signor Zippel e a chi la pensa come lui) che ad una persona intelligente sia sufficiente leggere il libro di Berger"
"...io ho (purtroppo) la certezza che chi crede e, peggio, induce a credere che il defunto Rebbe è il Messia, sta decisamente fuori dallortodossia ebraica, non meno, anzi assai più, dei reform o dei liberali. Certo assai più di chi non fa esplicito atto di adesione a una di queste ideologie" È una dichiarazione di estrema gravità per un rabbino.Che il movimento Reform sia indiscutibilmente fuori dallebraismo ortodosso è verità inoppugnabile. Chiunque neghi la validità di uno qualsiasi dei 613 comandamenti si mette automaticamente al difuori dellebraismo.
La "nefanda miscredenza" si riferisce alla questione relativa alla possibilità che il Mashiach possa o meno far parte del mondo dei morti, ecco laggancio che viene usato da Rav Bonfil per dire "non diversamente dalla resurrezione del messia dei cristiani". A tale riguardo vi sono opinioni contrastanti e accenni diversi come nel Talmud in Sanhedrin 98b, in Midrash Rabbà su Echà,1:51, Metzudat David su Tehillim 21:5; Zohar numeri p 8b. Che i nostri Maestri si siano sempre accapigliati per linterpretazione di una legge, è cosa risaputa, non credo però che le loro diversità abbiano mai portato a negare a qualcuno di loro la possibilità di argomentare le proprie tesi. Alcuni Lubavitch credono che il Rebbe z.l. sia stato lo Zaddik Hador e il Heskat Mashiach (messia potenziale) della corrente generazione, altri fra loro credono che tale possibilità sia ancora attuale, comunque suffragando con riferimenti scritturali il loro pensiero. Non è nelle mie corde entrare nello specifico, tantomeno mi sono fatto una chiara idea in proposito, ritengo che solo il tempo darà una risposta, ma certamente sono portato a raccogliere linvito di Rav Bonfil: "prima di associare qualcuno a sè nella leadership bisogna verificare di chi si tratti". Chi consideri fuori dallortodossia ebraica coloro che con "emunah shelemà" credono e vogliono credere nellimminenza della venuta di quel Mashiach, più pericoloso e fuori dallebraismo ortodosso, di chi aderisce all ebraismo reform, ebbene costui non sarà mai il mio rabbino. Da una parte vi sono persone che in nome dellortodossia sacrificano per il prossimo la loro vita, dallaltra persone che sacrificano in nome del loro comodo le nostre mitzvot e la nostra identità.
Concludo con una nota relativa alla presunta "avversione alle urne dei forti negli spazi sacri allebraismo", ricordando limportanza che la Maarat Hamahpelà, il Kever Rahel, la tomba del Maharal di Praga, etc hanno tuttora in seno allebraismo ortodosso.
Shalom
Giacomo Michele Zippel
Un giusto geniale, ma non il Mashiach
di Rav Alberto Mosheh Somekh
Volendo riassumere i termini della discussione sul presunto Mashiach di Chabad, credo che i punti da approfondire siano quattro: 1) Il Mashiach è argomento di studio obbligatorio? 2) Il Mashiach può manifestarsi fuori da Eretz Israel? 3) Il compianto Rav Menachem Mendel Schneerson era effettivamente di stirpe davidica? 4) È ammissibile postulare la sopravvivenza di una persona alla sua stessa morte fisica? In che termini? Perché?
1) Il dibattito su questo tema in Italia è cominciato molto prima che Rav Bonfil pubblicasse su H.K. la recensione del libro del Prof. Berger qualche mese fa. Sempre a Torino, nel 1993 leditrice Pluriverso dava alle stampe, a cura dellOrganizzazione Giovanile Chabad-Lubavitch di Milano, la traduzione italiana di un volumetto di Rav Jacob Immanuel Shochet di Toronto, dal titolo "Mashiach il concetto di Mashiach e dellera messianica nelle regole e nelle tradizioni ebraiche". Nellopuscolo, corredato da note assai documentate, non è scritto esplicitamente che il Rebbe di Lubavitch, allora ancora vivente, sia il Mashiach, e neppure che egli abbia ispirato il testo. Nella prefazione lautore riporta di aver scritto il libretto perché "le grandi guide della nostra generazione stanno affermando che ci troviamo nel periodo più propizio. Quindi è doveroso rinnovare la nostra fede e anticipazione nella redenzione messianica... studiare le regole e gli insegnamenti che la riguardano... favorendo così il suo realizzarsi. Il favorire tale traguardo è lo scopo ultimo di questo libro" (p. 12). Tale pubblicazione è presumibilmente la risposta allappello rivolto dal Rebbe in diverse "conversazioni settimanali" del 1991 perché si studiasse largomento del Mashiach al fine di affrettare la venuta della redenzione.
Le uniche fonti "classiche" che Rav Shochet adduce a sostegno della propria tesi sono in pratica i trattati messianici di Abrabanel dopo la Cacciata dalla Spagna: ma Abrabanel non scriveva halakhah e nessuno lo seguì. Così invece il Maimonide introduce il tema negli ultimi due capitoli del Mishneh Torah: "Ad ogni modo questo argomento non è fra i fondamenti della religione ed è opportuno astenersi dal trattare i Midrashim su questo argomento e simili, perché non portano né al Timore, né allAmore (di D.)" (Hil. Melakhim 12, 2). Pensieri simili sul fatto che la fede nella venuta del Mashiach, ancorché obbligatoria, "non è un fondamento (iqqàr) né una radice (shòresh) della Torah di Mosheh" si trovano espressi anche dal Nachmanide nel Sefer ha-Gheullah (Kitvey ha-Ramban, ed. Chavel, I, p. 279-80) e da R. Yossef Albo (Sefer ha-Iqqarim, I, 23).
2) Al di là dei Midrashim, le fonti halakhiche fondamentali sul Mashiach sono costituite da due diversi passi del Maimonide: i capp. 11-12 delle Hilkhòt Melakhim alla fine del Mishneh Torah, già citati, e la Iggheret Teman, particolarmente il cap. 4. La Iggheret Teman fu scritta dal Maimonide per controbattere un caso di messianesimo che si verificò ai suoi tempi nello Yemen. Entrambe le fonti sono reperibili in traduzione italiana nel volume di Rav G. Laras, "Il Pensiero filosofico di Mosè Maimonide", Carucci, Roma, 1985, p. 198 sgg. NellIggheret Teman Maimonide scrive quanto segue.
"Per quanto concerne le modalità con cui il Mashiach si manifesterà e il luogo in cui ciò avverrà, allinizio egli si rivelerà nella Terra dIsrael, dato che è nella Terra dIsrael che dovrà aver luogo linizio della sua apparizione, come è scritto: Improvvisamente entrerà nel suo Santuario il S. di cui voi attendete la venuta, il messaggero del patto che voi bramate; eccolo che viene, dice lEterno Tzevaot (Mal. 3,1) ... Dopo che si sarà rivelato nella terra della bellezza e avrà radunato tutto Israel a Yerushalaim e nelle altre regioni, allora la nazione si estenderà e si espanderà verso occidente ed oriente, giungendo fino allo Yemen e fino agli abitatori più remoti dellIndia" (cap. 4).
Nelle Hil. Melakhim il Maimonide stesso, dopo aver affermato che fra i compiti del Mashiach vi sono la riunione degli esuli e la ricostruzione del Bet ha-Miqdash (par. 1), scrive testualmente: "e se si ergerà un re della Casa di David che studia Torah e si occupa delle mitzwòt come David suo padre, secondo la Torah scritta e la Torah orale, e obblighi tutto Israel a procedere in essa e a ristabilirla, e combatta le guerre di H., questi si troverà nella presunzione di essere il Mashiach (be-chezqat she-hu mashiach).
Se opererà con successo, ricostruirà il Bet ha-Miqdash e radunerà i dispersi dIsrael, sarà un Mashiach accertato (Mashiach wadday par. 4)".
È evidente che nella seconda fonte il Maimonide non scrive esplicitamente che il Mashiach dovrà manifestarsi fin dallinizio in Eretz Israel, come ha invece fatto nellIggheret Teman. A sorpresa lopuscolo di Rav Shochet, mentre riporta per esteso i due capitoli dalle Hil. Melakhim, non menziona affatto il cap. 4 dellIggheret Teman. Dobbiamo pensare che per Rav Shochet lIggheret Teman non abbia valore halakhico? Peccato che anche in questo caso egli sia già stato preceduto dalle decisioni contrarie di illustri Maestri delle passate generazioni. Rav Shemuel Abohab di Venezia (m. 1702), nei suoi Responsa "Devar Shemuel" così replica ai sostenitori di Shabbetay Tzevì suoi contemporanei: "Chi è più grande del Maimonide che ci ha portato esempio per le generazioni a venire su come ci si deve comportare nella sua importante epistola Iggheret Teman?" (n. 377).
3) Peraltro, voglio continuare la mia argomentazione basandomi esclusivamente sulle Hil. Melakhim, per dimostrare come già esse sole siano sufficienti a confutare nel nostro caso la tesi del Mashiach. Dando per scontata lascendenza genealogica del Rebbe dal re David (ma dove sono le prove?), notiamo che il Maimonide fornisce un duplice livello per lidentificazione del Mashiach: il Mashiach presunto e il Mashiach accertato. Il livello più alto è quello del Mashiach wadday, il Mashiach accertato attraverso lopera del Binyan bet ha-miqdash e del Qibbutz galuyyot. È evidente da ciò che egli si manifesterà soltanto nellEretz Israel fisica.
Resta a questo punto come sola possibilità quella intermedia del Mashiach presunto: in questo caso il Maimonide non parla di un legame necessario con Eretz Israel. Il concetto di chazaqah ("presunzione": per cui se cè accordo fra le persone sul fatto che un certo individuo è in una certa condizione, noi affermiamo che questa è la verità) ha un posto molto forte nel diritto ebraico. Secondo alcuni decisori si può arrivare addirittura a comminare la pena di morte sulla base di una semplice chazaqah, "come se la cosa fosse stata investigata e accertata dal tribunale... perché se questa è lopinione comune e il comportamento abitualmente accettato dalle persone del luogo, essa va considerata come verità senza dubbio alla stregua di una testimonianza completa" (edut ghemurah: Chazon Ish a Even ha Ezer 8,2, cit. in Entziqlopedyah Talmudit, vol. 13, col. 724, n. 116-117).
Ma è altrettanto vero e logico che una chazaqah ha valore finché non si manifesta evidenza in contrario, attraverso testimonianze o fatti. In questo caso assistiamo alla hakhchashah ("smentita") della chazaqah, che non sussiste più. Appare evidente dalla lettura del Maimonide che anche il Mashiach presunto resta tale finché non si chiarisce la sua chazaqah (ad shetitbarèr chezqatò). Egli si conferma al grado di Mashiach wadday, nel momento in cui si trova in Eretz Israel e opera la ricostruzione del Tempio e il raduno degli esuli. Se viceversa muore prima che tutto ciò si compia, la morte stessa del soggetto costituirà hakhchashah della chazaqah precedente. È quanto il Maimonide stesso scrive esplicitamente nel Mishneh Torah a proposito di Ben Kozibà. "R. Akivà, uno dei più grandi Maestri della Mishnah e seguace delleroe Ben Kozibà, proclamò questultimo Re Mashiach ritenendo, come tutti i Maestri del suo tempo, che fosse effettivamente il Mashiach finché questi non cadde ucciso a causa delle colpe. Una volta ucciso, fu a tutti chiaro che non lo era" (Hil. Melakhim 11,2).
4) Di fronte a tale evidenza non resta che affermare che la persona continua a vivere nonostante la morte. Anche qui si può far valere linterpretazione metaforica derivante da frasi del tipo "i giusti sono chiamati viventi anche dopo la morte" (Berakhòt 18a.). Ma in tal caso, che dire del seguito: "i malvagi sono chiamati morti già da vivi"? Dobbiamo prendere alla lettera anche questo? Personalmente sono disposto a capire che i discepoli considerino il Maestro talmente presente nei loro cuori da figurarselo per certi aspetti ancora vivo, o che vogliano dare al Mashiach il nome del loro Maestro (cfr. Sanhedrin 98b; che è cosa comunque diversa dal considerarlo Mashiach tout court). Ma la metafora e lastrazione anche in questo caso non possono soverchiare la logica. Le funzioni e prerogative che la Halakhah assegna al Mashiach possono essere di fatto assolte soltanto da un uomo fisicamente in vita.
Riassumendo:
Circa lopportunità di incoraggiare lo studio sul Mashiach al di fuori di ristrette cerchie di dotti i Decisori, a cominciare dal Maimonide, sono contrari. Nel Mishneh Torah largomento è lasciato per ultimo, forse proprio per insegnarci che, se ci troviamo alle prese con persone più o meno digiune di qualsiasi conoscenza halakhica, vengono prima tutti gli altri argomenti per ricominciare unalfabetizzazione di Torah.
Non ci sono prove certe che il Rebbe fosse discendente del Re David.
Dalla Iggheret Teman impariamo che il Mashiach dovrà manifestarsi fin dallinizio in Eretz Israel. 0
Se anche non considerassimo normativa la Iggheret Teman e ci basassimo solo sul Mishneh Torah, questultima fonte dice chiaramente che la morte della persona costituisce hakhchashah della meshichiùt.
Qualsiasi fonte talmudica che parla di una vita oltre la morte non può essere presa alla lettera e non ha valore halakhico.
Tre sono le caratteristiche del Mashiach: a) essere discendente del Re David; b) manifestarsi in Eretz Israel; c) operare fisicamente in vita il Qibbùtz Galuyyòt e il Binyan haBayit. Nessuna di queste tre caratteristiche è ormai riscontrabile nel compianto Lubavitcher Rebbe. Ciò porta a conclusioni sufficientemente chiare: Rav Schneerson è stato certamente uno tzaddik geniale. Ma il Mashiach è altra cosa.
La china del meshichismo è doppiamente pericolosa. Lesperienza storica ci insegna che tutti i movimenti analoghi del passato hanno sempre avuto conseguenze fatali per i loro seguaci e, di riflesso, per tutto il popolo ebraico. Sul piano halakhico, non ci si può opporre al Maimonide in un terreno sul quale per nove secoli non ha avuto contraddittori senza mettere a dura prova lintegrità stessa della Torah e lunità interna del Popolo dIsrael.
Rav Alberto Mosheh Somekh