Moked
A proposito di Hashomer Hatzair
di Umberto Lascar
Dal 29 ottobre e lo 01 novembre si è svolto il Moked di Montecatini con il titolo Un secolo di gioventù ebraica italiana.
In queste righe non farò commenti in merito ai contenuti od allo svolgimento del congresso, che ha comunque avuto tratti di grandissimo interesse unito al piacere di rivedere amici con cui si sono condivise esperienze importanti, ma vorrei soffermarmi un momento sulla questione dell’Hashomer Hatzair.
Non ho avuto purtroppo modo, per ragioni di tempo disponibile, di poter fare l’intervento che avrei desiderato fortemente in un contesto in cui si è parlato approfonditamente della storia di vari gruppi, o movimenti giovanili, e del significato, come dell’importanza, che questi hanno avuto nella nostra storia.
Prima di scrivere alcune considerazioni in merito, che mi sembrano doverose, desidero scatenare una piccola personale polemica. La polemica consiste nel fatto che nel corso di vari anni, in tutti i raduni o congressi a cui ho partecipato, l’analisi dei significati del successo ottenuto dall’H.H. negli ultimi trent’anni è sempre stata trattata con superficialità se non addirittura ignorata. Ed il sospetto, mi perdonerete, che nasce è che questo sia dovuto ad una forma di ostracismo che l’H.H. ha sempre patito negli anni a causa di posizioni politico/religiose che hanno spesso creato contrasti di vario tipo nonostante l’enorme apporto dato alla crescita ebraica di moltissimi giovani ebrei.
Qualcuno, non ricordo al momento chi, ha persino insinuato che dall’H.H. non siano rimaste persone attive nel mondo ebraico. E questa è ovviamente una affermazione priva di fondamento dato che il movimento va dai 10 ai 18 anni dopodiché o si fa l’aliah o si esce dal movimento per entrare il altri gruppi. In ogni modo moltissimi sono rimasti attivi nelle Comunità, ci sono state molte aliot e, solo per fare un esempio, circa l’80% dell’ufficio giovani nazionale, oltre a quello di Roma e dell’istituto Pitigliani, sono gestiti da persone uscite dal movimento.
Ad onor del vero per questo Moked era stata inviata Edna Calò, che è stata ed è uno dei membri più rappresentativi nella storia dell’H.H., che, con mio immenso rammarico, non è potuta purtroppo intervenire. È però altrettanto vero che si sarebbe potuto trovare un sostituto tra un notevolissimo numero di persone che hanno contribuito alla crescita del movimento, tra gli anni ’60 e ’70, che avrebbero potuto analizzare e spiegare in maniera diversa una storia che ritengo fondamentale. La scelta della sostituzione è invece caduta su Leonardo Pejsachowicz, che ha fatto un bellissimo ed interessante intervento sulla storia del movimento, ma che, per ragioni ovvie di età, non poteva certo trasmettere o raccontare quei significati e quelle atmosfere che hanno caratterizzato gli eventi dell’epoca.
Detto questo vorrei partire dal fatto che la nostra generazione (di chi è nato negli anni ’50 e ’60) è stata comunque una generazione fortunata. Siamo cresciuti lontani dagli echi della guerra e delle persecuzioni razziali, in un’Italia in pieno "boom" economico e soprattutto in Comunità ormai ricostruite grazie al grande lavoro svolto da giovani e meno giovani. Queste persone, e l’affermazione e il consolidamento dello Stato di Israele, ci hanno dato la possibilità, lontani dalle ansie e dalle angosce, di crescere in Comunità animate dal forte desiderio di dibattito e di crescita, caratterizzato da passioni politiche, culturali ed ideologiche.
Il movimento H.H. ha visto il suo maggior sviluppo negli anni ’70 e per capire meglio, ed analizzare i motivi del successo ottenuto, dobbiamo sicuramente ricordare che negli anni ’70, oltre la crescita politica della sinistra nel mondo studentesco, si è verificata una delle più grandi e fondamentali rivoluzioni culturali che la storia dell’ultimo secolo, e forse molto più, ricordi, soprattutto considerando gli esigui termini di tempo nello svolgimento degli eventi.
Costumi, idee, filosofia, lettere, arte, musica, teatro, nulla fu risparmiato da una letterale rivoluzione caratterizzata da una straordinaria creatività. Per completare il quadro dobbiamo aggiungere il desiderio di vivere al di fuori delle convenzioni, di trovare nuovi modi di rapportarsi e, come dicevo, la crescita di consapevolezza politica nel mondo studentesco.
Questo è il quadro in cui l’H.H. si è sviluppata. Un quadro in cui le idee ed i principi del movimento riuscirono a dare quelle risposte che gran parte dei giovani ebrei di allora cercavano: una risposta politica, un nuovo modo di vivere l’ebraismo, in precedenza soprattutto rapportato agli aspetti più religiosi, principi. A completare questo quadro vi erano altri valori fondanti quali il sionismo e valori tipici dello scoutismo: il rispetto per se stessi e per gli altri, la difesa dei più piccoli e dei più deboli, il rispetto per la natura, la grande responsabilizzazione degli individui nello svolgimento di qualunque attività fossero incaricati.
L’intensità emotiva e creativa che caratterizzò questo periodo è sinceramente difficile da raccontare, così come è difficile da spiegare il livello organizzativo che fu raggiunto: piani di lavoro strutturati annualmente su argomenti specifici, responsabili per ogni attività del Ken e, durante i campeggi, creazione di kvutzot (gruppi) a loro volta organizzate internamente, corsi di vario genere, un linguaggio caratteristico e tante tante altre attività che sono rimaste in gran parte operative ancora oggi.
Il risultato di tutto questo fu che il movimento H.H. diventò in breve il più grande movimento giovanile italiano, tra i 10 ed i 18 anni, ed a distanza di trent’anni lo è ancora. Questo è un fatto che non può essere ancora oggi ignorato o non analizzato con attenzione.
Perché, nonostante le mille difficoltà, a distanza di trent’anni l’H.H. continua ad esistere ed ad essere il più grande movimento giovanile italiano ed europeo?
Certo sono cambiate alcune cose: l’ideologia politica si è giustamente stemperata, anche perché i tempi sono profondamente cambiati, nei campeggi si mangia kasher ecc. ecc. ma i valori di base non sono cambiati, i numeri non sono cambiati ed anche l’atmosfera nei campeggi non è sostanzialmente cambiata (e trovo questo straordinario).
Che insegnamento e quali conclusioni possiamo trarre da tutto questo?
È certo che il successo di determinate iniziative è molto legato alla convinzione, all’entusiasmo ed alla preparazione di coloro che dirigono e sono responsabili delle attività, ma è altrettanto sicuro che ci sono altri significati e questi significati li potremmo forse riassumere così:
• La necessità di continuità. E cioè di madrichim (guide) che siano cresciti in determinate realtà, che siano stati preparati a loro volta da altri madrichim. Questo significa che senza una preparazione adeguata è difficilissimo che si posano strutturare organizzazioni che durino nel tempo o che siano fortemente aggreganti.
• Obbiettivi, finalità ed ideologia che diano significato a quello che si fa. Oggi ancora più di ieri i ragazzi non hanno voglia di stare insieme per il solo fatto di essere ebrei.
• Un modo diverso di essere ebrei, sicuramente meno religioso, ma fortemente legato a molti aspetti della tradizione ebraica ed alla cultura non religiosa. Questo è un punto che dovrebbe far riflettere molto. I nostri Rabbini stanno negli ultimi anni aumentando ulteriormente la pressione finalizzata ad una ortodossia che, a mio personale parere, non trova mediamente riscontro con la realtà della vita e delle problematiche che tutti, e non solo i giovani, stiamo vivendo. Siamo in molti a ritenere che questa esigenza non ci sia ma ci sia invece una richiesta di maggior preparazione culturale ebraica. Questo non significa che debba essere solo ed esclusivamente essere riferita ad una cultura religiosa. Il panorama di scrittori, filosofi e pensatori ebrei è molto vasto.
Durante in Moked abbiamo avuto comunicazioni che hanno purtroppo confermato lo stato di disagio che i gruppi sopra i 18 anni stanno vivendo. Spero che questo messaggio possa essere raccolto dai responsabili di questi gruppi e possa offrire un piccolo spunto di riflessione e di analisi. I grandi eventi sono una cosa importante e coinvolgente ma saranno solo gli obbiettivi, le motivazioni e l’organizzazione che, a mio parere, daranno risultati di continuità. Come Rav Della Rocca ha raccontato, a proposito di Abramo che "si fa vecchio" per lasciar spazio ad Isacco, così anche la mia generazione, e quella successiva, si sono e si devono mettere da parte (solo per quello che riguarda le attività giovanili naturalmente) e lasciare lo spazio ai giovani che troveranno da soli, come sempre e come è stato per noi, la loro strada. Il mio augurio è che questi giovani possano servirsi comunque delle esperienze e del solco tracciato da chi li ha preceduti, trovandovi ispirazione e consigli, ma che possano sopratutto ritrovare quello slancio e quelle motivazioni che possano rivitalizzare una realtà determinante per il futuro stesso delle nostre Comunità.
Un affettuoso shalom
Umberto Lascar