Libri
Quando l’eccezione diventa norma
di
Guido Fubini
Il tema, che ha per oggetto la
reintegrazione degli ebrei nell’Italia postfascista, non è nuovo. È già
stato trattato da Michele Sarfatti, da Mario Toscano e da altri. Ne ho parlato
anch’io, nei limiti consentiti da una voce di enciclopedia, sotto il titolo
“Ebrei”, nell’Appendice del Novissimo Digesto italiano.
Sono nuovi la scansione dei temi
trattati e l’approfondimento dei lavori preparatori delle norme esaminate.
I temi sono affrontati sotto due
riflessi: in primo luogo sotto quello della recezione della eredità della
normativa del regime monarchico-fascista da parte della Repubblica democratica
in nome del principio della continuità istituzionale; in secondo luogo sotto
quello della rottura istituzionale fra la repubblica di Salò e la Repubblica
democratica. Nell’uno e nell’altro si affrontano il problema della
reintegrazione dei perseguitati nei loro diritti civili e politici e quello
della restituzione dei beni e della reintegrazione negli impieghi.
L’approfondimento dei lavori
preparatori delle norme esaminate (norme in senso lato, comprendente non solo le
leggi e i decreti ma anche le circolari e altre formule interpretative) è di un
particolare interesse: esso mette in luce sia le pressioni degli alleati dopo
l’8 settembre al fine di ottenere l’abrogazione della legislazione razzista
sia le resistenze del governo Badoglio fondate su pretesti assurdi, sia ancora
le resistenze (l’atteggiamento occhiutamente contabile, dice l’Autrice) dei
ministri del tesoro liberali che si sono succeduti a partire dal 1944 (Soleri,
Ricci, Corbino) sul tema delle vendite coatte e dei contributi pensionistici .
Forse si può rilevare qui una carenza, lo dico con sincera amicizia, perché
andava sottolineato come le resistenze del governo Badoglio trovassero una
sponda nelle pressioni del Vaticano volte a salvaguardare la normativa
antiebraica nei confronti di quegli ebrei che non si fossero convertiti .
Andrebbe qui sottolineata una profonda
differenza fra la normativa italiana e quella di altri paesi che sono passati
attraverso analoghe esperienze. In Francia l’ordinanza 9 agosto 1944 emanata
dal governo provvisorio del generale De Gaulle dichiarava “nulli e di nullo
effetto tutti gli atti costituzionali, legislativi o regolamentari, così come i
decreti emanati per la loro esecuzione, quale che fosse la loro denominazione,
promulgati posteriormente al 16 giugno 1940”; in Italia giurisprudenza e
amministrazione fecero un punto d’onore il riaffermare la continuità dello
Stato al punto che si è potuto giudicare che “Il sistema della legislazione
abrogativa e restitutoria esclude il diritto al risarcimento dei danni che
eventualmente fossero derivati dai provvedimenti legislativi e amministrativi in
materia razziale” (Cassaz. 12.6.1949, n. 2297, in “Rivista Amministrativa”
1950, 332).
Devo dire che alla lettura di questo
libro mi sono sentito terribilmente coinvolto. Penso al problema del
riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero: io sono tornato
dalla Francia con la laurea in legge francese e, a fronte del riconoscimento da
parte delle autorità accademiche torinesi ai fini dell’iscrizione alla facoltà
di legge di Torino, mi sono trovato a dover combattere per due anni contro il
rifiuto del Ministro della Pubblica Istruzione. Penso al problema della
restituzione dei beni confiscati dal regime monarchico-fascista: quando a mia
mamma venne restituita dall’Egeli una casa già di sua proprietà, le venne
pure richiesto il rimborso di 17000 lire, differenza tra i fitti incassati
dall’Ente e le spese di gestione e amministrazione: una lettera che io feci
pubblicare sulla rivista “Il Ponte”, la rivista di Piero Calamandrei, con
una nota di commento.
In definitiva, credo che dobbiamo dire
Grazie a Giovanna per questo suo libro.
Guido Fubini
Giovanna D’Amico, Quando
l’eccezione diventa norma, Bollati Boringhieri, Torino 2006, pagg. 390, €
39.