Dialogo?
Tutto è previsto
di
Rav
Alberto Moshè Somekh
È
sorta alcuni anni fa ad Asti la scuola di “Ethica, forum di riflessione sui
fini e sui mezzi”, fondata da “alcuni imprenditori che avevano
l’intenzione di educare i cittadini italiani al rispetto dei principi di
integrità e cittadinanza”. Legata al James Madison Program in American Ideals
and Institutions del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di
Princeton, di cui è responsabile per l’Italia il Prof. Maurizio Viroli
(assistito dal Prof. Dan Segre, membro del Comitato scientifico), la scuola è
mossa dall’assunto che la mancanza nel nostro paese di una cultura civica
“ha effetti negativi sulla vita politica ed economica. Dibattiti e confronti
politici ruotano intorno a persone e raramente esprimono una preoccupazione
genuina per ideali e principi… I valori americani che il James Madison Program
rappresenta – democrazia, libertà, autorità della legge, costituzionalismo,
patriottismo, integrazione razziale e coscienza storica – sono nella loro
essenza valori universali che migliorerebbero la vita civica anche in Italia”.
È nato così il corso di educazione civica della scuola, “indirizzato a
giovani studiosi provenienti dall’intero territorio nazionale, scelti
esclusivamente sulle basi del merito”.
Nel
tardo pomeriggio del 1° novembre scorso la Scuola di Ethica ha ospitato nella
sua sede di Palazzo Gastaldi ad Asti, a conclusione di un corso di alta
formazione dal titolo significativo È
necessario Dio per essere buoni cittadini? Politica e Religione nelle Democrazie
Contemporanee la tavola rotonda Dialogo
fra le etiche. I relatori rappresentavano le quattro principali religioni al
massimo livello: il Card. Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio
Consiglio Iustitia et Pax, il celebre talmudista Rav Adin Steinsaltz da Gerusalemme, il
Past. Sergio Rostagno, Professore Emerito alla Facoltà Valdese di Teologia a
Roma e il Gran Muftì di Milano Mohsen Mouelhi, coordinati dal Prof. Viroli.
L’interrogativo
di partenza è di grande fascino ed attualità, ma non nasconde insidie. Ammesso
e non concesso che la risposta sia affermativa, come è logico aspettarsi da
uomini di fede, sovviene subito dopo una seconda domanda: se effettivamente c’è
bisogno di Dio per essere buoni cittadini, di quale Dio deve trattarsi? Dal
momento che un Dio globale non esiste e che ogni religione tende ad escludere le
altre, quale Dio è in grado di garantire la buona società? Quello della
maggioranza? Ciò farebbe torto ai legittimi sentimenti religiosi delle
minoranze! Non sarebbe meglio allora escludere Dio da ogni contesto politico,
sia pur rischiando una perdita sul piano dei valori? O questi valori possono
essere garantiti da enti diversi da quelli religiosi?
Come
era prevedibile, il Cardinale ha dato una risposta scontata. Crollate le grandi ideologie, i politici rifuggono da ogni
discorso legato ad una verità assoluta per evitare di passare per
fondamentalisti: ma la verità assoluta esiste ed è imprescindibile. Com’era
prevedibile, il Rabbino ha dato una risposta ironica. Invece di domandarci cosa deve fare Dio per i buoni
cittadini – si è interrogato Rav Steinsaltz parafrasando Kennedy –
domandiamoci piuttosto che cosa possono fare i buoni cittadini per Dio! E ha
concluso affermando che il rapporto fra Stato e Religione può essere assimilato
alla relazione fra un marito e la sua… concubina. Com’era prevedibile, il
Pastore ha dato una risposta distaccata.
Il sommo bene è interamente nelle mani di Dio e agli uomini non resta che
procedere “a tentoni” – ha affermato Rostagno, alludendo ai problemi della
bioetica – stando costantemente attenti, nel momento in cui si adotta una
certa soluzione, a non perdere di vista gli eventuali benefici che potrebbero
derivare dalla scelta opposta. Com’era prevedibile, il Muftì ha dato una
risposta apologetica. Ha cercato in
ogni modo di dimostrare che l’Islam non è inferiore alle altre grandi
religioni e il giudizio che si tende a darne è spesso il frutto di pregiudizi e
conoscenze parziali.
Tutto
nel solco delle previsioni dunque. Peccato che l’interrogativo con cui il
Prof. Viroli ha introdotto il dibattito sia rimasto senza risposta. Parlando da
laico si è così rivolto agli interlocutori religiosi: “Siete proprio sicuri
che quel Dio nel quale credete e al quale vi rivolgete gradisca davvero che in
tante parti del pianeta terra ci siano la guerra, l’oppressione e la fame?”
Ma forse anche questo era prevedibile.
Rav
Alberto Moshé Somekh