Moked

 

 

Qualche riflessione

di

Umberto Lascar

 

 

 

 

È stato veramente un congresso coinvolgente ed interessante. I relatori sono stati tutti di notevolissimo livello ed a tratti anche decisamente simpatici e divertenti, così come l’atmosfera generale è stata piacevole e serena. Per noi poi, che a Viareggio ci siamo mezzi cresciuti, perché una parte della nostra famiglia proviene proprio da lì, è stato forse ancora più emozionante di altri soprattutto nel vedere completamente pieno il sabato mattina il nostro piccolo tempio dove si è svolta una bellissima funzione ed è stata data una emozionante berachà ai bambini; ho inoltre potuto raccontare ai presenti una breve storia di questa ormai quasi estinta Comunità, di qualche accadimento, e del piccolo tempio che ancora apriamo per alcuni eventi e per Kippur.

Detto questo volevo fare alcune riflessioni sul tema del Moked riferito ai ghiurim, premettendo che sono un convinto assertore della tesi che occorra fare tutto il possibile per sposarsi tra ebrei, fermo restando ovviamente il rispetto per le persone che si innamorano di un non ebreo, il quale, secondo il mio parere, deve essere accolto dalla Comunità con la più totale apertura, fraterna amicizia ed affetto.

Ciò premesso, nel corso del Moked si sono alternati, come dicevo, oratori di notevolissimo livello anche se si è notato che i Rabbini hanno spesso cercato di dare l’impressione di una grande disponibilità ed apertura che poi, nelle loro stesse affermazioni durante il Moked e nei fatti anche recenti ascoltati, non ci è parso di verificare, soprattutto in alcune Comunità. Atteggiamento che pertanto non mi sembra sia stata una risposta ai problemi sollevati da molti.

Si è anche notata una certa mancanza di risposte a precisi interventi. Ad esempio quello puntuale e preciso di Hulda Liberanome (direttrice di Firenze Ebraica), che ha chiesto chiaramente risposte in merito ai notevoli cambiamenti ormai consolidati nella gran parte della popolazione ebraica, con la minore od assente osservanza delle mitzvot, e ai cambiamenti profondi nello status delle famiglie, a confronto con la stretta osservanza che viene richiesta da tutti per i ghiurim. Si è ancora notato, se ce ne fosse stato bisogno, un trinceramento dei Rabbini dietro una ortodossia che non è ormai condivisa dalla stragrande maggioranza della popolazione ebraica e che, secondo il mio modesto parere, manca di un collegamento con la realtà che li circonda. Il risultato è, in mezzo ad altre importanti motivazioni, la perdita continua di partecipazione dei giovani, totale al Moked, che non trovano più interesse e coinvolgimento nel rapporto con la religione e le sue manifestazioni più tipiche e conseguentemente nella vita delle Comunità in senso più ampio.

A seguito di vari interventi del genere, Rav Toledano (Tribunale Rabbinico di Londra-Amsterdam) ha risposto, secondo me molto furbescamente, che se un ebreo non osserva le mitzvot risponde direttamente a D-o; se la non osservanza proviene da una persona da lui convertita, a D-o deve rispondere lui stesso; è un’affermazione che (come sempre quando si parla di D-o) lascia poco spazio al dibattito.

Indistintamente tutti i rabbini hanno affermato che nelle conversioni dei ragazzi, ove la madre sia non ebrea, è necessaria la conversione della madre che sarebbe la dispensatrice assoluta della cultura e della tradizione. Per carità, questo avrà anche un fondo di verità, ma permettetemi di affermare che non mi sembra che questi “stupidi” padri non abbiano, nel corso della nostra millenaria storia, trasmesso nulla ai loro figli; al contrario, mi pare che siano stati questi ultimi a gestire gran parte dell’educazione culturale e religiosa, per lo meno al pari delle donne. E perché allora obbligare una donna a convertirsi? Perché l’appartenenza al nostro popolo è determinata dalla madre ebrea? Vuole forse dire che la maternità è certa mentre la paternità non lo è? In questo caso forse non è stato osservato che da qualche annetto ci sono sistemi scientifici per determinare con sicurezza la paternità! Vogliamo forse riferirci all’alimentazione? Francamente non mi sembra che, soprattutto nelle famiglie giovani, la gestione della cucina sia del tutto appaltata ormai alle donne, senza contare che la percentuale di famiglie che mangiano kascher è notoriamente irrisoria e senza contare i costi della kasherut, praticamente proibitivi per molti (fatto peraltro denunciato anche durante il Moked). Si potrebbe continuare così su molte altre tematiche.

Analizziamo allora alcune delle molteplici situazioni che sono state denunciate: Comunità in cui è praticamente impossibile ottenere conversioni, con complicazioni e disagi per la vita familiare, in alcuni casi enormi; persone che da anni ed anni studiano ed attendono una conversione che non arriva; richieste di modifica sostanziale della vita personale ed in alcuni casi lavorativa. Queste fra molte. Stranamente però in “corridoio” si parlava di conversioni molto più veloci e semplificate, sfociate in situazioni e comportamenti che ben poco hanno a che fare con la stretta osservanza delle mitzvot (ma, come si sa, è sempre difficile parlare, men che meno scrivere, di fatti personali di altri in pubblico con nomi e cognomi.)

Ci sono molti casi da raccontare, sia di estrema ed eccessiva severità e chiusura, sia di quelli più superficiali e rapidi ed il punto sostanziale da sottolineare è che al momento, esattamente come per la kascherut (in cui ciò che è kascher per un Rabbino non lo è sempre per l’altro), non esiste una normativa precisa e generale valida per tutti. Questo significa, confermato da alcuni oratori durante il Moked, che ogni rabbino ha la sua personale linea comportamentale e di interpretazione e non è pertanto possibile in pratica appellarsi a nessun ente superiore per risolvere le varie diatribe.

Nella realtà dei fatti molti sono costretti, con i disagi che si possono immaginare, ad andare in altre Comunità con rabbini più “caritatevoli e misericordiosi” (come ha definito l’immagine del Rabbino ideale nientemeno che Rav Toledano rispondendo ad un intervento di Tullio Levi) od, in alcuni casi, dai Riformati.

È stato per la verità anche spiegato che pare si stia lavorando per creare questo pacchetto di norme generali, ma mi sembra che la questione sia molto lunga e complessa. Tenuto invece conto dell’aumento impressionante di matrimoni misti e del costante svuotamento delle Comunità, soprattutto quelle più piccole, con tutti i problemi annessi e connessi alla mancanza di ricambio generazionale, se non arriveranno rapidamente disposizioni chiare i contraccolpi saranno ancora più pesanti di quanto già non siano.

Speriamo bene!

Un fatto è comunque,dal mio punto di vista, certo: che la richiesta maggioritaria è di un sistema di conversioni più snello e semplificato, anche se sappiamo che statisticamente una gran parte delle conversioni non portano ebrei ligi alle mitzvot, né figli coinvolti nella vita ebraica, ma questa è realmente una questione personale tra chi si converte e la propria coscienza e le proprie convinzioni, tra chi fa convertire i figli e la sua capacità di trasmettere quel sentimento di appartenenza e tradizione, che prima ancora della religione lega la stragrande maggioranza degli ebrei che ho conosciuto e con cui ho condiviso anni di attività, esattamente come per chi nasce ebreo.

Sarebbe forse molto più importante che chi amministra il culto cercasse di creare atmosfere un po’ meno plumbee ed un pochino più gioiose, soprattutto in certe Comunità. Chissà, forse potremmo vedere qualche giovane, ebreo doc o convertito, in più!

Un affettuoso shalom.

Umberto Lascar