Torino

 

 

Una scuola fuoriclasse

di

Giulio Disegni

 

 

 

 

Una scuola si caratterizza per la formazione che è in grado di dare ai propri allievi, ovvero per le scelte formative che intraprende nel corso del tempo: questo è un principio basilare per orientare le decisioni degli studenti e dei genitori specie in un’epoca in cui anche l’offerta scolastica risente delle leggi di mercato al pari di ogni altra istituzione o ente commerciale.

Una scuola ebraica si caratterizza per una doppia scelta e offerta formativa, nel senso che alle scelte e offerte che caratterizzano di norma una “buona” scuola, unisce la specificità ebraica, ossia la possibilità di contribuire attraverso l’insegnamento della lingua, della tradizione e della cultura ebraica a far comprendere come è regolata la vita dell’individuo ebreo, mostrandogli in ogni sua azione quotidiana un modello ideale di comportamento. Questi sono, o dovrebbero essere, gli elementi fondanti che inducono ad affrontare il percorso scolastico in una scuola ebraica piuttosto che in un’altra.

Dal punto di vista della Comunità ebraica, va poi considerato che la scuola occupa il primo posto fra le istituzioni che maggiormente la qualificano e la legittimano, proprio perché la trasmissione dell’ebraismo, attraverso l’insegnamento religioso ed etico, per tradizione costituisce la ragion d’essere del popolo ebraico. Questo spiega perché una Comunità che ha la fortuna di avere e mantenere nel tempo una propria scuola può dirsi in grado di guardare al futuro con minore preoccupazione di altre, poiché può contare su generazioni che crescono e si formano anche ebraicamente, specie quando le famiglie non sono più del tutto in grado di fornire in proprio un’educazione ebraica adeguata.

E sempre dal punto di vista ebraico vi è poi un effetto di positiva ricaduta nel mondo esterno perché la scuola diventa un diffusore anche di cultura, favorendo, attraverso gli allievi, la circolazione all’interno delle famiglie di informazioni, comportamenti, valori della tradizione, che, altrimenti, sarebbero rimasti loro sconosciuti o, come sovente accade, perduti.

Le scuole ebraiche di Torino, fin dalla loro creazione, hanno avuto questi caratteri fondamentali nelle loro scelte formative. Dapprima, strumento educativo solo per gli alunni ebrei, secondo le volontà dei fondatori Colonna e Finzi, che disposero che i loro patrimoni fossero devoluti allo scopo di educare ebraicamente gli alunni, sull’onda dell’antica istituzione del Talmud Torà, poi vero e proprio percorso formativo per ebrei, ma anche per alunni non ebrei, con l’istituzione della scuola media intitolata a Emanuele Artom. E così la scuola ebraica torinese acquisisce un’autorevolezza in molti ambienti, divenendo in qualche modo anche un centro informativo per combattere pregiudizio e intolleranza e avvicinare i non ebrei agli ebrei.

Così le scuole, Colonna e Finzi (materna ed elementare) e Artom (media), hanno assolto nel tempo a questo gravoso duplice impegno, accogliendo e raccogliendo studenti ebrei e non, aiutandoli a crescere nelle tradizioni ebraiche, nel rispetto reciproco, nella convivenza civile. L’obiettivo principale nel corso degli ultimi decenni è consistito nello sviluppare un sistema scolastico moderno, al pari di quello statale, con l’aggiunta di un’impronta e di un insegnamento tipicamente ebraici.

L’evento “Fuoriclasse” organizzato in ottobre per ricordare con tanto impegno e con notevole successo oltre sessant’anni di scuola ebraica a Torino, ha radunato centinaia di persone che nella scuola ebraica di Torino sono passate o ci sono tuttora ed ha gettato le basi perché un’esperienza così unica possa continuare. È stata davvero una festa fuoriclasse meritevole di esser ripetuta.

Già di per sé gli obiettivi di radunare e festeggiare valevano la pena di esser coltivati, ma, forse, uno sforzo maggiore, oltre a quelli meritori compiuti, poteva esser fatto anche nella ricerca e nella diffusione del carattere tipicamente ebraico che caratterizza le scuole ebraiche torinesi.

In altri termini, nei messaggi che sono stati colti, nei discorsi pronunciati, persino nei manifesti che pubblicizzavano l’evento, se è stata ben messa in luce la spinta educativa di fondo che caratterizza la scuola, ossia il valore della convivenza e del rispetto, basi della democrazia e del vivere civile, è forse mancato quel necessario approfondimento, o anche solo accenno, della componente ebraica che costituisce il quid pluris rispetto ad altre scuole e ad altre scelte formative altrettanto serie e valide, ed è la stessa ragion d’essere per cui è stata creata, ha vissuto nei decenni e nei secoli, e continua a vivere la scuola ebraica.

È mancata in buona sostanza la motivazione ebraica, e questo non tanto per l’assenza sul piano istituzionale, da tanti avvertita, del Rabbino Capo, che, pur presente all’evento, non è stato tuttavia chiamato tra gli oratori, e anche per la mancanza nei discorsi di accenni all’apporto rabbinico nel tempo alla scuola, ma perché ciò che in quella sede appariva poco più di un dettaglio o quasi di un elemento di folklore è stata invece una delle ragioni basilari della sua esistenza.

Occorre allora chiedersi perché si è scelto di non parlare, insieme agli irrinunciabili valori del rispetto, della democrazia e dell’antifascismo, anche dell’insegnamento ebraico, del pensiero, della lingua, delle tradizioni che fondano il motivo per cui gli alunni ebrei scelgono questa piuttosto che altre scuole.

Ma la critica non serve e non porta a nulla se non è accompagnata da iniziative propositive.

E allora mi preme ribadire che l’evento è stato altamente positivo, perché ha fatto incontrare e reincontrare centinaia persone di generazioni diverse, ma con storie comuni, perché tutte accomunate da un’esperienza di vita e di educazione alquanto speciali. E allora sull’evento “Fuoriclasse” val la pena di costruire un’iniziativa più strutturata, che possa, ad esempio, condurre alla costituzione di un’associazione degli ex-allievi della scuola ebraica di Torino, come già in altre città accade, in modo che i valori assaporati a scuola, in anni fondamentali per la formazione degli individui, vengano continuati e tramandati, in modo che ci si possa reincontrare per attività comuni e per permettere alla scuola stessa di continuare a vivere e ad alimentarsi anche del contributo di chi nei suoi banchi è passato.

Val la pena in questo senso avviare una ricerca sistematica innanzitutto degli allievi che sono stati iscritti alla scuola ebraica, possibile attraverso i registri di classe, le pagelle, gli elenchi delle iscrizioni conservati presso la scuola stessa o presso la Scuola Rayneri, da cui quella ebraica dipende.

E poi varrà la pena intraprendere, con l’aiuto dei singoli e delle famiglie, anche una ricerca di materiale che potrebbe andar perduto o buttato, ma di grande interesse anche storiografico, costituito da pagelle, quaderni, fotografie, ossia da tutto ciò che rappresenta l’ossatura di una scuola. Si potrà così pensare ad una mostra, continuare le ricerche storiche già avviate da alcuni studiosi e raccogliere una vera e propria memoria delle scuole ebraiche torinesi. E vedere come la parte ebraica e quella non ebraica abbiano potuto fondersi senza perdere di identità l’una nei confronti dell’altra.

Proprio questo è in fondo il compito della scuola, educare ed insegnare, e di quella ebraica, in particolare, anche educare ed insegnare ad essere ebreo.

 Giulio Disegni