Memoria
A proposito di Giusti, una strana coincidenza
di
Nedelia
Lolli Tedeschi
Undici
ottobre 2007. Sono appena tornata a casa dalla cerimonia di intitolazione del
Viale dei Giusti, a Villa Genero, dedicata a tutti coloro che hanno aiutato gli
ebrei durante la persecuzione razziale. La cerimonia è stata coinvolgente:
interventi appropriati, efficaci, brevi, privi di retorica. Molti i salvati di
allora, e molti i loro salvatori o i discendenti di essi, uniti in un’unica
commozione.
Io
avevo segnalato due casi: uno nella persona di Aline Ricca (detta Pona) che,
anche a rischio della sua vita, si era prodigata in tutti i modi nell’aiuto
alla famiglia Tedeschi. E l’altro si riferiva all’Istituto Villa Angelica
del Buon Pastore che mi aveva accolta a partire dalla primavera del 1944.
Dunque,
sono appena tornata a casa, quand’ecco ricevo una telefonata da una persona a
me sconosciuta.
–
Mi scusi - mi chiede - lei è Nedelia Lolli Tedeschi?
–
Sì, sono io.
–
Oh, finalmente l’ho trovata!
Mi
spiega poi di aver avuto l’incarico di cercarmi da Giorgio Costa, da anni
residente a Buenos Aires, il quale era alla ricerca di quella ragazzina ebrea
che, nell’inverno 1943 / 1944 era stata accolta nella casa dei suoi genitori a
Sauze D’Oulx, e che aveva piacere di ritrovarmi, e che si ricordava di me
anche se allora aveva solo sette anni.
–
Allora, posso informarlo che l’ho rintracciata?
–
Sì, certo - rispondo io mentre cumuli di ricordi si affacciano alla mia mente -
lo avverta pure.
Il
papà di questo Giorgio Costa, ing. Dalmiro Costa, era grande amico di mio papà,
e si era prontamente prestato, insieme alla moglie, ad accogliere me, allora
quattordicenne, nella loro casa in montagna.
Passa
un’ora e giunge da Buenos Aires la telefonata dello stesso Giorgio. Una
telefonata lunga, piena di commozione da ambo le parti. E ho saputo tante cose
che non sapevo allora. Per esempio che la loro mamma (Giorgio ha un fratello che
allora aveva appena tre anni), per giustificare il mio arrivo nella loro
famiglia, aveva detto ai due bambini che, non comportandosi bene a tavola, aveva
deciso di assumere una ragazzina che insegnasse loro le buone maniere, e che
tale ragazzina li avrebbe anche accompagnati a sciare. Seppi anche che il
parroco era al corrente della mia situazione. Mi disse poi che aveva trovato
delle fotografie dell’epoca e che me le avrebbe inviate (e così fece).
Io
ero veramente commossa, ma anche assalita dal rimorso di non aver segnalato
questa famiglia che mi aveva accolto con tanto affetto e tanta disponibilità
per diversi mesi, fino a quando mio papà, per non esporre la famiglia stessa ad
ulteriori pericoli, era venuto a prendermi per condurmi all’Istituto del Buon
Pastore. È pur vero, a mia parziale giustificazione, che erano partiti poi
subito dopo la guerra per l’Argentina e li avevo persi di vista.
Ma,
non vi sembra una strana coincidenza che, dopo una sessantina d’anni, proprio
nel giorno in cui venivano ricordati i GIUSTI, questo figlio di GIUSTI mi abbia
ritrovato?
Nedelia
Lolli Tedeschi