Lettere

 

 

Ancora sui cerchi concentrici

di

Paolo Foa

 

L’articolo di Giulio Tedeschi sullo scorso numero di Ha Keillah mi è parso interessante, e degno di contribuire ad un dibattito, che si allontani dalle piccole o grandi beghe di casa nostra.

Per “fare nuovamente il punto”, come suggerisce la conclusione di Giulio Tedeschi, si dovrebbe, secondo me, riconsiderare con qualche maggior approfondimento, il rapporto tra le strutture ebraiche e i nuovi soggetti che si stanno aggregando.

Già nell’imminenza dell’ultimo congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si era affrontato il problema, cercando di identificare un percorso per superare la situazione attuale: qualche traccia di quei ragionamenti si trova anche nel programma elettorale di alcuni candidati alle elezioni per i delegati del congresso.

Mentre da un lato si affronta il problema culturale di fare accettare una coesistenza tra diversi ebraismi, dall’altro non si possono ignorare i problemi legati al quadro di riferimento normativo/costituzionale: a questo credo faccia riferimento la richiesta di Lev Chadash di “prendere atto della nostra esistenza”.

Nel dibattito elettorale prima ricordato, sembrava particolarmente interessante l’ipotesi di un “superamento della unicità territoriale della Sinagoga”: la conseguenza potrebbe essere una Comunità (riconosciuta a livello istituzionale), al cui interno hanno pari diritto di cittadinanza tutti i diversi ebraismi, e che li rappresenta tutti nei confronti del mondo esterno e dello Stato italiano.

La complessità dei nodi da sciogliere, per tradurre queste ipotesi in soluzioni adeguate alla realtà attuale dell’Ebraismo italiano, mi ricorda il travagliato e lungo iter per giungere al superamento della legge del 1930: ma oggi come allora serve determinazione, e lasciatemi dire, anche un poco di quella concordia, che negli ultimi dibattiti comunitari, sembra smarrita.

Paolo Foa