Personaggi

 

Un ricordo di Giuliana Segre

di Giulio Disegni

 

In novembre, all’età di 98 anni, Giuliana Segre, ospite da lungo tempo della Casa di Riposo ebraica di Torino, ci ha lasciato. Schiva e riservata negli ultimi tempi, ma fiera e combattiva come sempre ha vissuto, non dava certo l’idea a chi la incontrava di avere di fronte un personaggio che non solo ha attraversato la storia del Novecento, ma ha vissuto quel secolo straordinario ricco di contraddizioni e di drammi con una passione assoluta per la libertà e la giustizia, che ha segnato le tappe di una esistenza movimentata e avventurosa. L’ho conosciuta nei suoi ultimi anni e molte volte si è sviluppato tra noi un dialogo che andava dalla politica all’ebraismo, dalla guerra alla vita di oggi: il suo era un pensiero lucido e moderno, attento ai particolari e ai grandi temi della società.

È Renzo De Felice nella sua fondamentale “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo” a segnalarci che tra i quindici giovani arrestati l’11 marzo 1934, aderenti a “Giustizia e Libertà”, l’unica donna ebrea era Giuliana Segre, studentessa di lettere all’Università di Torino. Arrestata, perché la polizia fascista aveva trovato in camera sua alcune buste pronte per la spedizione di materiale di propaganda antifascista da inviare oltre confine; secondo i rapporti di polizia, Giuliana Segre aveva semplicemente dattiloscritto per incarico di Leone Ginzburg gli indirizzi sulle buste: in realtà era collegata a quel gruppo che avrebbe avuto un ruolo così importante nell’antifascismo militante. Immediatamente dopo di lei era stato arrestato suo padre Marco Segre, figlio di Bella Allegra Treves, sorella di Claudio Treves e cugino primo di Carlo Levi. E, insieme a loro, Sion Segre, Vittorio Foa, Leone Ginzburg, Leo Levi, Riccardo Levi, Attilio Segre, Carlo Levi, Giuseppe Levi, Gino Levi, Carlo Mussa Ivaldi Vercelli e altri.

La formazione intellettuale e antifascista di Giuliana Segre si può dire che partì da questa esperienza, ormai individuata dagli storici come un momento rilevante nell’incipiente antisemitismo fascista. La lezione politica dello zio Claudio Treves e quella morale del cugino Carlo Levi la segnarono, come lei ha scritto, per tutta la vita.

Una vita di spostamenti e di esilii, a cominciare da Parigi, dove visse per tre anni come “fuoruscita”, ma anche di incontri con personaggi che hanno segnato la storia politica e intellettuale del Novecento. Nel 1939, insieme al marito Bruno Giorgi, scultore italo-brasiliano, comunista, di origini ebraiche, dalla Francia si trasferì in Brasile, dove incontrò Mario De Andrade, Roberto Burle-Marx, Chico Buarque, Jorge Amado.

Ma in Brasile, dove vivrà fino al 1969, per far poi ritorno a Torino, diventa anche un’imprenditrice, fondandovi all’inizio degli anni ’50 una fabbrica di ceramiche, dove poteva coltivare il suo estro di artista (dipingeva e creava piastrelle) e dare lavoro a molti operai: fu un’esperienza importante e positiva. L’esilio in Brasile segna anche l’incontro con scrittori che tradurrà in Italia per i tipi di Einaudi, facendo conoscere al grande pubblico l’opera di Jorge Amado e di Mario De Andrade, pubblicata da Adelphi.

Oltre che ammirata traduttrice di molti libri, Giuliana Segre pubblicò due volumi, “Piccolo memoriale antifascista”, testimonianza di una vocazione esistenziale, prima ancora che politica. edito da Lindau e ripubblicato in anni recenti da La Nuova Italia e “L’odore della Guerra: Ricordi, Fantasmi, Personaggi, edito da Lindau. Entrambi ci restituiscono un personaggio che meritava conoscere. L’esercizio della libertà si può dire abbia costituito una costante nella vita di Giuliana Segre: “La paura della libertà, scriveva Carlo Levi nel 1944, è il sentimento che ha generato il fascismo. Per chi ha l’animo di un servo, la sola pace, la sola felicità è nell’avere un padrone e nulla è più faticoso e veramente spaventoso dell’esercizio della libertà”.

Giulio Disegni