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Le leggi razziali italiane:
una mostra e un libro

 

Nel novembre del 2008 veniva inaugurata a Torino la mostra itinerante “1938 – Lo Stato Italiano emana le leggi razziali” curata da Franco Debenedetti Teglio voluta dalle Biblioteche Civiche Torinesi, sponsorizzata dalla Comunità Ebraica di Torino e dall’Amicizia Ebraico-Cristiana. Allestita per la prima volta nei locali della Biblioteca Civica Centrale, essa è stata successivamente ospitata in biblioteche, scuole, aule comunali e altre istituzioni di Torino e del Piemonte vantando centinaia di giornate di presenza per il pubblico. Ora, dopo essere stata duplicata su tela per soddisfare le molteplici richieste e semplificarne al massimo il trasporto e l’installa­zione, essa prosegue il suo viaggio. Si tratta di un’iniziativa particolarmente importante (sulla quale possono essere richieste informazioni scrivendo a franco.help@virgilio.it) perché fa luce su un capitolo scarsamente conosciuto della storia italiana, quello delle leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 su iniziativa autonoma “tutta italiana”, ben cinque anni prima del “protettorato” nazista sul nostro territorio. A Franco Debenedetti Teglio, prezioso ed appassionato testimone di quei giorni, dobbiamo ora la segnalazione del libro Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945 di Mario Avagliano e Marco Palmieri (note biografiche in calce) in uscita il 18 gennaio e di cui è prevista la presentazione a Torino in febbraio. La mostra ed il libro, pur avendo trovato realizzazione in modi e tempi diversi, presentano una forte affinità nei contenuti e per questo possono costituire un valido supporto reciproco. Quella che segue è la presentazione scritta dagli autori.

 Sergio Franzese

 

Tra il 1938 e il 1945 l’Italia, oltre ad essere privata delle libertà democratiche, ebbe un regime dittatoriale razzista, che perseguitò una minoranza significativa della popolazione, che pure aveva partecipato al Risorgimento e alla vita nazionale. La persecuzione dei diritti degli ebrei ebbe ufficialmente inizio nel settembre del 1938 quando, dopo una violenta campagna di stampa, Benito Mussolini introdusse l’antisemitismo nell’ordinamento giuridico italiano promulgando le leggi razziali, che comportarono la loro esclusione dalla vita sociale e la loro espulsione dalle scuole e dall’apparato pubblico. A partire da quel momento la persecuzione dei diritti subì una continua escalation, giungendo fino all’internamento di molti ebrei italiani e stranieri in appositi campi di concentramento e alla precettazione per il lavoro obbligatorio, prima di approdare a quella delle vite, con la fattiva collaborazione della Repubblica Sociale Italiana alla soluzione finale progettata dal nazismo.

Nel dopoguerra questa lunga e articolata vicenda persecutoria è stata spesso ridotta dalla storiografia e dalla memoria italiana ad una sorta di prezzo pagato a malincuore da Mussolini all’alleanza con Hitler e ad una limitata collaborazione forzata della Repubblica Sociale Italiana con la Germania nazista, unica artefice e responsabile della Shoah. La stessa disumana e aberrante ampiezza dello sterminio sistematico, relegò in secondo piano il ricordo e gli studi sulle leggi razziali.

Il lavoro di Mario Avagliano e Marco Palmieri, pubblicato da Einaudi col titolo “Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945”, ricostruisce l’intera vicenda storica della bufera razziale in Italia - definizione già di sovente utilizzata nelle lettere e nei diari del tempo - con la viva voce delle vittime, attraverso centinaia di scritti coevi, per lo più inediti, consegnandoci - come scrive Michele Sarfatti nella prefazione al volume - “una storia corale di quell’evento, tramite le parole di chi ne fu vittima, fissate sul momento in forma di lettera o diario”.

Questa scelta di testimonianze - inquadrate da un ampio saggio storico e raccolte in forma di antologia - è frutto di un accurato lavoro su documenti poco esplorati, conservati in numerosi archivi pubblici, privati e di famiglia in Italia e all’estero. Il libro propone la cronaca della persecuzione così come fu registrata giorno dopo giorno dagli stessi ebrei, cioè coloro che subirono le leggi razziali, gli arresti, le deportazioni e spesso pagarono con la vita. I brani sono stati suddivisi tematicamente e cronologicamente per consentire di ripercorrere l’intera storia della persecuzione antiebraica in Italia tra il 1938 e il 1945: la campagna di propaganda antisemita, l’emarginazione sociale vissuta a causa delle leggi razziali, i suicidi, l’emigrazione all’estero, l’internamento e il lavoro obbligatorio e quindi, dopo l’armistizio del settembre 1943, le razzie e gli arresti sotto la Rsi, le retate nelle grandi città, gli eccidi, la fuga in Svizzera, la clandestinità, la partecipazione alla Resistenza, la deportazione nei campi di concentramento italiani e poi in quelli di sterminio, fino alla liberazione del Paese e al ritorno dei sopravvissuti.

“Il riservare ogni spazio (salvo rare e interessanti eccezioni nell’Introduzione) agli scritti dei soli perseguitati - si legge nella prefazione di Sarfatti - mette in luce il “punto di vista” delle vittime, non perché esse siano le sole titolate a raccontare, ché la storia di ogni oppressione è composta anche dal pensiero e dall’azione dei persecutori, dei disinteressantisi e dei solidali, bensì perché esse sono meglio di altri in grado di precisare contenuti, modalità, effetti, conseguenze. Infine il pubblicare solo testi messi per iscritto durante i fatti (o, in limitati casi, a brevissima distanza) ci offre conoscenza di come questi venivano percepiti, di come i perseguitati decifravano, interpretavano e prefiguravano l’incessante deterioramento della loro condizione. Sotto tutti questi aspetti il lavoro di Avagliano e Palmieri è il primo del genere e il risultato qui offertoci è ben meritevole di essere letto, considerato, meditato”.

“Vi sono almeno due caratteristiche - continua la prefazione di Sarfatti - che accomunano pressoché tutti gli autori dei diari e delle lettere raccolti. Si sentivano normalmente italiani, non si sentivano colpevoli. Da ciò lo smarrimento, la difficoltà di impostare una risposta, la ricerca spasmodica di una ragione, e allo stesso tempo le scelte estreme del suicidio, il concentrarsi sulle cose da fare, l’impegno in una tranquillamente anomala continuità della vita”.

Ne viene fuori un libro che, come osservano i due Autori nell’introduzione, è “un affresco storico che assume un significato particolare anche perché costituito di parole scritte dalle vittime di una persecuzione e di un crimine che il nazifascismo voleva mettere a tacere ed annientare, e che invece sono arrivate fino a noi, lasciandoci traccia tangibile, prova storica inconfutabile e memoria indelebile di ciò che è stato”.

Cercando di non dimenticare che “l’invito di Primo Levi a meditare su ciò che è stato - scrive ancora Sarfatti - vale non solo per ciò che accadde ad Auschwitz, ma per tutto ciò che è documentato dai brani riuniti da Avagliano e Palmieri nelle pagine di questo libro”.

 

Mario Avagliano, giornalista e storico, è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar) e della Società Italiana per gli Studi di Storia Contemporanea (Sissco) e direttore del Centro Studi della Resistenza dell’Anpi di Roma. Con Einaudi ha pubblicato: Generazione ribelle. Diari e lettere 1943-1945 (2006); Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009).

Marco Palmieri, giornalista e storico, è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar) e della Società Italiana per gli Studi di Storia Contemporanea (Sissco) e collabora col Centro Studi della Resistenza dell’Anpi di Roma. Con Einaudi ha pubblicato: Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009).

 

Mario Avagliano-Marco Palmieri - Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945 – Prefazione di Michele Sarfatti - Einaudi 2011 – pagg. 350 – 15

    

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