Storia
Il contributo degli ebrei italiani al Risorgimento
Pontremoli, maresciallo finanzieredi Gerardo Severino
In occasione dei 150 anni di vita dello stato unitario, l’Italia ha avuto modo di ricordare il processo risorgimentale attraverso importanti cerimonie, eventi culturali, libri ed articoli di vario genere. Ogni istituzione, sia pubblica che privata, ha trovato spunto dall’anniversario per ricordare il proprio contributo ed il proprio impegno per la realizzazione di un Paese unito ed indipendente. Anche la Guardia di Finanza s’è unita al coro dei festeggianti, prendendo parte, sia a livello centrale che periferico, a molti eventi celebrativi, ma anche attraverso l’organizzazione di mostre tematiche e di un convegno storico sul Risorgimento che si è tenuto a Roma, presso la Caserma “Sante Laria” lo scorso 20 maggio. Il Risorgimento, tuttavia, è stato anche un fenomeno di popolo, oltre che politico, strategico e militare. Il ruolo delle popolazioni che componevano allora la Penisola fu determinante, sia grazie all’apporto dei volontari ai moti insurrezionali ed alle guerre d’indipendenza, sia grazie all’azione generosa e lungimirante portata avanti da tanti e tanti giovani studenti, operai e persino militari ai movimenti cospirativi, rischiando spesso la loro stessa vita. Molti eroi risorgimentali, così come tanti volontari che seguirono Garibaldi nelle sue imprese, appartenevano alla religione ebraica, membri di piccole o grandi comunità che appena nel 1848 (come nel caso del Regno di Sardegna) avevano ottenuto la cosiddetta “emancipazione” e, quindi, erano considerati cittadini al pari degli altri. Fra questi vi furono pure dei militi di Finanza, come nel caso del finanziere Pancrazio Pontremoli, al quale è dedicato il presente articolo, i quali si distinsero nei cimenti più importanti del nostro Risorgimento, per poi continuare ad operare per il bene della Patria servendo appunto tra le Fiamme Gialle. Ebbene, Pancrazio Pontremoli nacque a Brescia (allora facente parte del Regno Lombardo-Veneto) il 10 maggio 1837, figlio di Giacomo, un commerciante ebreo originario di Milano, e di Turati Margherita, verosimilmente di religione cattolica. Il Pontremoli si arruolò nella Guardia di Finanza del Lombardo Veneto il 18 settembre 1857, disertando l’11 ottobre 1859 per seguire Garibaldi con i “Cacciatori delle Alpi”. Dopo la liberazione dell’Italia Meridionale, alla cui campagna militare aveva preso parte, il 1° settembre del 1860 il Pontremoli fu ammesso nel Corpo dei Preposti Doganali Sardi, in qualità di guardia comune di terra, destinato a Milano. Riconfermato nel Corpo delle Guardie Doganali del Regno d’Italia nel maggio del 1862, il milite fu riconfermato presso il Comando della Divisione di Milano. Promosso guardia scelta il 1° agosto 1863, il 16 aprile di due anni dopo ottenne la promozione a Sotto Brigadiere, continuando a prestare servizio in Lombardia. Nel 1866, scoppiava un’altra guerra con l’Austria per risolvere con le armi la questione veneta. Passerà alla storia come 3a Guerra d’Indipendenza. Mossi dal nobile e generoso intento di concorrere comunque alla grande lotta, un buon numero di Finanzieri non assorbiti dall’esercito regolare o dai reparti mobilitati del Corpo, disertarono per vestire la camicia rossa. Altrettanto fecero moltissime guardie di finanza del Veneto, o abbandonando il servizio dell’Austria, oppure, pur rimanendo al loro posto, rifiutando di prendere le armi contro le truppe italiane. Animati dal loro tradizionale spirito militare e patriottico, alcuni valorosi Finanzieri versarono il proprio sangue per la conquista delle gloriose tappe di Caffaro, Montebello, Darzo, Staro, Condino, Ampolo e Bezzecca. Tutti gli altri Finanzieri stanziati nella zona di frontiera o non aggregati alle truppe regolari e volontarie, parteciparono del pari alle operazioni di guerra, sia vigilando i passi alpini minacciati dal nemico – che tennero sempre in rispetto con la loro fermezza – sia facendo il servizio di guida e di esplorazione. Nel combattimento di Vezza d’Oglio (Valcamonica), una compagnia di doganieri italiani aggregata al 4° Reggimento volontari si distinse oltremodo per ardimento e valore nell’affrontare il nemico. In Valtellina, un’altra compagnia di guardie doganali – nei cui ranghi vi era il Sottobrigadiere Pancrazio Pontremoli – partecipò ai combattimenti di Ponte del Diavolo e dei Bagni di Bormio. Ai Bagni, per tagliar la ritirata al nemico, un manipolo di cinquanta uomini tra i più abili e risoluti, in buona parte Finanzieri, con alla testa il Tenente Pedranzini dei “Tiratori di Bormio”, si lasciò andar giù a corpo perduto da una ghiacciaia che stava sopra la posizione del Diroccamento, giungendo ancora in tempo ad arrestare settantacinque austriaci sulla strada. Per quell’azione il Pedranzini ebbe la medaglia d’oro al valor militare, mentre i finanzieri Curci, Avanzi e Tei quella d’argento; altri cinque quella di bronzo e parecchi la promozione per merito di guerra. Un nuovo attacco offensivo ebbe poi luogo nel mattino del 16 luglio alla IV cantoniera dello Stelvio; ma dopo molte ore di persistenza gli austriaci, resi convinti della inutilità dei loro sforzi, dovettero battere in ritirata. Pochi giorni appresso il nemico era vinto dai Prussiani a Sadowa e il Veneto passava così a far parte del Regno d’Italia. Il 16 luglio 1868 il Sottobrigadiere Pontremoli fu trasferito presso la Divisione di Napoli. Dopo qualche anno fece ritorno nel Nord Italia, destinato al Circolo di Bergamo. Il 1° gennaio 1872 fu trasferito a Como, ove il 1° maggio del 1874 fu promosso Brigadiere e, di conseguenza, trasferito al Circolo di Varese. Il 1° luglio 1879 il Brigadiere Pontremoli raggiunse la nuova sede di Luino, in provincia di Como. Il 1° gennaio 1884 fu promosso al grado di Maresciallo e conseguentemente trasferito in provincia di Sondrio, ove rimase pochissimi mesi, poiché nell’aprile successivo fu destinato a Palermo. Nel capoluogo siciliano rimase sino al 1° luglio 1887, data in cui fu collocato a riposo per raggiunti limiti d’età. Durante la sua lunga carriera nelle Fiamme Gialle, il Maresciallo Pontremoli ricevette numerosi encomi e premi per altrettanti servizi a tutela dell’erario, ma anche a garanzia della sicurezza pubblica.
Gerardo Severino