Israele

 

Israele: brevi note dal vivo

 di Yossi Amitai

 

A un redattore di Ha Keillah che gli chiedeva notizie e gli esprimeva preoccupazione e solidarietà, Yossi Amitai, amico e collaboratore del nostro giornale, da sempre impegnato per il dialogo e il raggiungimento della pace tra Israele e Palestina, così ha risposto:

Sono molto grato per l’interessamento. In effetti, il nostro Kibbutz (Gevuloth) si trova un po’ al di fuori degli obiettivi dei missili di Qassan anche se kibbutzim e moshavim a noi vicini sono stati colpiti. Pare che per il lancio di missili a lunga gittata Hamas preferisca località più grandi, come Bersheva e Tel Aviv, piuttosto che sprecarli per località piccole come la nostra. Comunque le sirene d’allarme suonano nel nostro Kibbutz, come dappertutto, molte volte al giorno e ovunque si sparge il panico. Si potrebbe dire che il danno causato dai missili è più morale che materiale.

In momenti come questo, non posso fare a meno di pensare anche alla situazione degli altri, cioè alla popolazione di Gaza.

Infatti, entrambi i popoli stanno soffrendo ma quelli che vivono ai due lati del confine tra Israele e la Striscia di Gaza tendono a ignorare la sofferenza dell’altro, come se non esistesse affatto. Dubito molto che questa operazione contro Gaza possa portare a una soluzione. Quello cui assisteremo nei prossimi giorni sarà un ‘nulla è cambiato’.

Le due parti sono condannate a versare il loro sangue ogni giorno di più, finché non sarà raggiunto un accordo. Ma, ahimé, nell’immediato futuro non vedo né da una parte né dall’altra la volontà di fare quelle concessioni che sono necessarie per raggiungere una soluzione. Naturalmente, potete pubblicare queste mie osservazioni, se lo desiderate, anche se, forse, essendo Ha Keillah bimestrale e sperando che l’accordo per una tregua tra Israele e Palestina sia vicino, la mia attuale opinione fra un paio di mesi non sarà più valida. La posizione del Movimento per la Pace in Israele oggi è molto difficile. La maggioranza degli israeliani è favorevole all’operazione militare e coloro che dubitano della sua utilità (così come delle sue basi morali) vengono stigmatizzati come ‘traditori’ e ‘quinta colonna’.  

 

 

Tributo ai partigiani ebrei di Zadok Ben-David. Yad Vashem, Gerusalemme

Le elezioni alla Kenesset sono vicine e durante la campagna elettorale dobbiamo aspettarci un’atmosfera di istigazione sciovinista contro la sinistra israeliana e la minoranza araba.Ma non dobbiamo perdere la speranza. Ricordo il Convegno di Bologna per ‘La pace e la giustizia in Medio Oriente’ alla cui organizzazione avevo partecipato quarant’anni fa con Guido Fubini, Aldo Zargani, con altri europei e con altri israeliani e arabi. A quell’epoca egiziani e israeliani erano nemici acerrimi.

 Chi avrebbe immaginato che quattro anni dopo l’allora Presidente egiziano Sadat sarebbe andato in Israele e avrebbe concluso un accordo di pace? Un amico una volta mi disse: ‘Quando attorno a te è buio, se puoi accendi una torcia, se non puoi accendi un fiammifero’. Questo è più o meno quello che facciamo ora. Per favore, rimaniamo in contatto.

Con affetto,

Yossi Amitay