Israele

 

Blocknotes

 di Reuven Ravenna

 

Agenda ed eventi - In Israele anche dodici ore sono una eternità. Mentre scrivo, ad inizio mattina, non so quello che ci riservi la giornata, in tutti campi. Eravamo appena usciti dall’operazione a Gaza che ci ha accolto il voto all’ONU, sia pure più che previsto, coinvolgendo le rimostranze, i dibattiti e le discutibili reazioni per qualche giorno. Ieri il discorso del leader di Hamas a Gaza ci è venuto addosso come una doccia gelida, come se se non conoscessimo l’ideologia e le aspirazioni dell’organizzazione da sempre. E non aggiungo la spada di Damocle della Bomba iraniana, che fino a poco tempo fa era la preoccupazione numero uno. Ho scritto questa premessa per mettere in evidenza come i temi riguardanti la geopolitica dello Stato ebraico siano, alla fine, dominanti nell’opinione pubblica, accantonando o, almeno, facendo passare in seconda linea i punti dell’Agenda Nazionale che dovrebbero venire dibattuti in ogni contesa elettorale.

I partiti e le correnti d’opinione che per qualche tempo si erano concessi il lusso di porre in primo piano temi quali la situazione economica, gli squilibri sociali, le relazioni tra “religiosi” e “laici”, nei loro contesti, l’erosione dello stato liberal-democratico in larghi e influenti settori, e il crescente isolamento del paese, sono costretti ad adattare la loro campagna a seconda delle news con un febbrile ritmo. In questo contesto il guadagno, quasi plebiscitario, è quasi scontato per quelle forze che appaiono le più ferme contro i nemici e ancor più con gli amici agli occhi degli elettori.

 

Primarie - Per coincidenza temporale, il mio strabismo di doppio elettore (israeliano e italiano all’estero) è stato particolarmente coinvolto nel seguire le recenti primarie dei maggiori partiti israeliani e del Partito Democratico in Italia. Apprendo che un cospicuo numero di correligionari ha “tifato” per il candidato perdente del PD, amico della Comunità fiorentina, ma, soprattutto, per aver dichiarato che il problema numero uno nella scena mediorientale è l’Iran, e non il conflitto israelo-palestinese. Nuovamente le poche migliaia di elettori italoebrei nelle loro scelte premettono l’appoggio per Israele ai problemi della società in cui continuano a vivere. Come l’appoggio, passato, e, probabile, futuro, al Cavaliere. Comportamento conosciuto in tante circostanze della condizione diasporica…

Le primarie del Likud hanno fatto avanzare, nella lista dei candidati, parlamentari segnalatisi per proposte di leggi chiaramente discriminatorie nei confronti delle minoranze e limitatrici del potere giudiziario e della circolazione delle idee in nome della particolare situazione del Paese. E nello stesso tempo hanno escluso figure storiche fedeli alla tradizione liberalnazionale di Zeev Jabotinsky e Menahem Begin. Sintomo preoccupante per il futuro. Il Campo del centro-sinistra è più che mai caratterizzato da un frazionamento a sfondo personalistico, sebbene l’Avodà abbia portato in lista protagonisti delle manifestazioni della protesta sociale dell’estate 2011. Lo sfaldamento del Kadima ha riportato alla ribalta Zipi Livni, che, a differenza della Capo in fila del Labour, pone l’accento sulla rinnovata politica di trattative con i palestinesi, finora concluse in sterili incontri. E sorvolo sui passaggi più che mai a livello personale di politici da una lista all’altra, e sulle liste senza programmi netti e chiari in geopolitica.

 



Roxy Paine, Inversion
Museo d'Israele, Gerusalemme

 

Museo pluralista - Sono ritornato al Museo di Israele a Gerusalemme, sia per concedermi momenti di sereno arricchimento spirituale e intellettuale sia per visitare una mostra sul mondo hassidico. Di nuovo mi emoziona la visita a questa istituzione, che in una concezione a livello internazionale, ci offre una panoramica delle ricchezze di Eretz Israel e del patrimonio artistico del Popolo ebraico e dei popoli. Dall’archeologia, al ricco settore della Judaica, compresi i Batei hakeneset ricostruiti, tra i quali quello di Vittorio Veneto, all’arte moderna israeliana e, di nuovo, mi entusiasmo, vecchio visitatore di musei europei, per le sale “universali” di pittura, dagli impressionisti ai surrealisti, per non menzionare il “sacrario” dei Rotoli del Mar Morto e il Giardino delle statue.

Era un giorno di uno splendido sole autunnale, in un paesaggio noto e sempre avvincente.

 Reuven Ravenna

Chanukkà 5773