Israele

 

Il mondo non è contro Israele, è contro di te

 di Sandro Natan Di Castro

 

Il governo di Lieberman-Netanyahu non poteva scegliere una migliore occasione di quella creatasi negli ultimi giorni per dimostrare ancora una volta agli israeliani, ai palestinesi, agli arabi, al mondo intero il poco - direi quasi nullo - interesse a giungere ad un vero accordo di pace. Qualsiasi tipo di accordo comprendente il tanto atteso riconoscimento dello Stato d’Israele da parte palestinese ecc. ecc., impegnerebbe infatti - o per meglio dire “obbligherebbe” - il Paese a rinunciare alla maggior parte del territorio della Cisgiordania, pur escludendo il caso ormai ipotetico del completo ritiro ai confini ante guerra 1967. È quindi preferibile per Netanyahu continuare a percorrere la strada delle ritorsioni ed a scegliere in ogni occasione possibile la precipitosa via del non-riconoscimento dei precedenti impegni assunti verso i governi degli Stati Uniti e dei maggiori Paesi europei.

Deluso dal mancato sostegno americano-europeo riguardo l’attacco all’Iran ma forte dell’unione del Likud con il partito super-oltranzista di Lieberman* e delle previsioni elettorali che gli concedono circa un terzo dei seggi alla prossima Keneset (ancor prima delle naturali alleanze con la destra, religiosa e laica), Netanyahu ha colto a mani aperte l’occasione del parziale riconoscimento dello Stato palestinese “osservatore” all’assemblea dell’ONU per “invadere” ancor più la Cisgiordania attraverso l’ennesima costruzione di migliaia di abitazioni a Gerusalemme Est ed il rinforzamento degli insediamenti dei coloni israeliani: autentiche dimostrazioni di “pace” da parte israeliana, volte ad impedire la possibilità reale di un congiungimento di Gaza alla Cisgiordania, in vista della creazione del nuovo Stato palestinese, secondo la formula di “due stati per due popoli” preannunciati con enfasi nell’indimenticabile discorso tenuto da Netanyahu all’Università Bar Ilan.

Mentre l’ex premier israeliano Olmert ha ben compreso ancora una volta la necessità e l’interesse d’Israele nel sostenere il diritto del­l’Autorità palestinese ad uno Stato indipendente a fianco di Israele (con il chiaro fine di isolare ed indebolire l’oltranzismo, il terrorismo e le periodiche minacce di distruzione di Israele da parte di Hamas), il binomio Lieberman-Netanyahu è preoccupato unicamente di cancellare ogni barlume di luce sul fronte di un possibile avvicinamento al partner d’oltre confine, Abu Mazen, umiliandolo ed ignorandolo secondo i nuovi canoni instaurati dal Capo della diplomazia estera israeliana.

Sul fronte della stampa ebraica italiana, citata dal Bollettino L’Unione informa dell’UCEI dei primi giorni di dicembre, appaiono numerosi articoli ed interventi di critica riguardanti la votazione italiana all’ONU; alcune citazioni creano i brividi soltanto nel leggerle, anche e non solo per il nostalgico paragone con il sostegno incondizionato ad Israele concesso in passato dall’ex premier italiano e dal suo governo, sempre pronto ad “agire per il bene d’Israele” (con grande soddisfazione della comunità ebraica, specialmente romana), ma poco incline ad occuparsi in primo luogo delle tristi sorti dell’Italia, seriamente e moralmente, come il suo mandato avrebbe dovuto suggerire.

Sempre in tema di poco edificanti espressioni per la votazione italiana all’ONU, è opportuno sollecitare la memoria di un noto esponente della Comunità ebraica di Roma, assillato dalla non uniformità del voto europeo e dalla posizione espressa in merito da qualche leader partitico, e di qualche altro commentatore italo-israeliano, tutti giustamente preoccupati per il futuro e la sicurezza d’Israele ma nello stesso tempo terrorizzati dall’idea di esprimere una minima comprensione per il futuro e la sicurezza territoriale di un’altra popolazione limitrofa sottomessa economicamente, socialmente e politicamente da oltre 45 anni; e ricordare loro, nel caso che l’avessero per caso (o intenzionalmente) dimenticato, che lo Stato di Palestina “osservatore” all’ONU è da decenni un territorio occupato e dominato in gran parte proprio dai discendenti ed anche da quegli stessi ebrei emigrati che circa settanta anni fa realizzavano finalmente con la loro “alià” il loro pieno diritto ad uno Stato d’Israele indipendente, dopo circa trent’anni di insostenibile mandato inglese.

Anche gli Stati più tenaci sostenitori di Israele che da tempo dimostrano chiaramente la propria insoddisfazione per la periodica intransigenza con cui Netanyahu e Lieberman si avviano al tavolo delle trattative con i palestinesi, sono ormai giunti allo stadio di convocare gli ambasciatori israeliani nelle loro capitali (Italia compresa), per esprimere malcontento e delusione per l’ennesima espressione di oltranzismo. Entrambi incapaci di comprendere che l’allargamento di insediamenti, le nuove costruzioni, le mura di separazione, i fili spinati, l’umiliazione e la sottomissione della popolazione palestinese, creano solo nuove barriere di odio e recano solo attentati e rinnovate violenze. Così come sono incapaci di percepire che le recenti rivoluzioni interne di natura sociale, politica e religiosa nei paesi arabi limitrofi non potranno evitare di svilupparsi anche nel territorio israeliano; Netanyahu non possiede le caratteristiche di uno statista come Sharon, è stato e rimane soltanto il capo momentaneo di un partito politico. Come ha ben opportunamente riportato Laura Quercioli su L’Unione informa del 7 dicembre: Pochi giorni fa il (partito israeliano, n.d.s.) Meretz pubblicava una foto di Netanyahu con la seguente scritta: “Bibi, il mondo non è contro di noi, è contro di te”.


Inaugurazione della piazza Primo Levi
Haifa, 28 Novembre2012
 

Israele possiede tuttora ampie risorse per risollevarsi dall’attuale situazione di isolamento diplomatico; sarebbe quindi ormai indispensabile che un Governo israeliano capace di sincere iniziative di pace, insieme all’Autorità palestinese chiaramente interessata ad ottenere un equo accordo, ed in futuro forse anche con lo stesso minaccioso Hamas, sappiano finalmente impiegare il residuo del proprio senno (in gran parte smarrito) per trarre dalla doppia data simbolica del 29 novembre - 1947 e 2012 - l’incentivo a salire insieme sull’ultimo treno in attesa di incamminarsi, sia pure con l’ennesimo ritardo, sulle rotaie dell’unico binario, nell’identico senso di marcia, in direzione della stessa stazione di reciproco riconoscimento.

Se non ora, quando ?

 

Dicembre 2012

Sandro Natan Di Castro

 

* Durante il mese di dicembre, a seguito di un atto di accusa per favoreggiamento nella nomina ad Ambasciatore di un esponente del partito Israel Betenu, Lieberman si è dimesso dall’incarico di Ministro degli Esteri. Il Procuratore Generale dello Stato dovrà decidere nei prossimi giorni se tale accusa richiederà anche l’applicazione del “disonore”, che comporterebbe per Lieberman l’impossibilità futura a ricoprire ulteriori incarichi pubblici.