Famiglia

 

Amore ma non solo

 di Renana Birnbaum

 

L’articolo di Giuseppe Gigliotti tocca un argomento importante che è giusto affrontare e che invece l’ebraismo italiano tende a rimuovere; per aprire un dibattito su questo tema abbiamo chiesto un primo intervento a Renana Birnbaum, direttrice del Claudia Cohen Women Educators Institute e dell’Ohr Torah Stone’s conversion program.

 

Ho letto con attenzione l’articolo di Giuseppe Gigliotti e comprendo bene la tesi e le riflessioni che presenta, ma vi ho anche trovato un errore significativo nel fatto che egli non coglie pienamente il senso dell’ebraismo e della famiglia ebraica. Proverò a spiegare alcuni principi tentando di rispondere alla tesi che egli ha esposto nel suo articolo.

Il problema dei matrimoni misti accompagna gli ebrei dall’inizio delle cronache del nostro popolo. Abramo era terrorizzato dalla possibilità che suo figlio Isacco potesse sposarsi una donna tra la popolazione cananea locale, il matrimonio di Esaù con due donne chittee fu causa di tristezza per Isacco e Rebecca. Ezra e Nehemia che tornarono in Israele dopo l’esilio babilonese istituirono misure radicali di allontanamento contro i matrimoni con gli stranieri. Da tutto ciò deduciamo che il problema non è certo nuovo, sebbene non abbia mai avuto la misura che oggi affrontiamo. È vero che esistono fattori specifici che hanno cambiato il mondo post-moderno dal momento che viviamo in un mondo dalle molte identità che a volte convivono nello stesso luogo, ma questa è una componente della critica di molti pensatori al post-modernismo. Un mondo con una molteplicità di identità è un mondo di liberazione e libertà che però può non permettere il continuare l’esistenza di una sola identità lungo il corso degli anni e delle generazioni. Questo è il pericolo di un mondo post-moderno e questo è il pericolo nascosto nel matrimonio misto.

È vero che nel mondo post-moderno possiamo anche valutare il matrimonio misto come elemento che non ha legami con l’assimilazione (e c’è un’assimilazione senza matrimonio misto) anche se, a mio parere, esiste un legame tra questi elementi però, anche se supponessimo che sia possibile preservare molti valori nella famiglia post-moderna che già possiede al suo interno valori diversi, questo è possibile per una o al massimo due generazioni e non in maniera costante e continuativa.

L’ebraismo crede nell’istituzione della famiglia. Richiede che si dia vita ad una famiglia unita, che abbia una visione unica e scopi condivisi, una famiglia che contenga in sé non solo amore ma anche una fede condivisa. Una famiglia che di fatto non sia composta da due unità diverse che vivono sotto uno stesso tetto, ma da due persone che invece condividano idee e fede.

La famiglia tradizionale sta vivendo momenti drammatici ai nostri giorni come e lo stesso concetto di famiglia è molto discusso. Nel passato esisteva una connessione necessaria tra sessualità ed obbligo: obbligo nella e per la coppia, obbligo della genitorialità, sia in senso biologico, sia in senso sociale, sia per la responsabilità nei confronti del bambino, per l’autorità genitoriale e l’obbligo del bambino stesso nei confronti di essa. Oggi tutto questo si è poco a poco disperso, la spina dorsale della famiglia ha perso la propria unità e la sua solidità si è sgretolata o si sta relativamente sgretolando in frammenti di vita diversificata ed indipendente.

Il percorso profondo che è alla base di questi cambiamenti, che è quasi impossibile da evitare, è quello dell’individualismo e con questa espressione intendo il percorso nel quale il singolo diventa una pietra miliare, fissa i principali criteri e questo significa che a poco a poco la famiglia si sta organizzando di nuovo intorno al singolo. Ovviamente questa nuova riorganizzazione comporta una totale liquidazione della struttura familiare tradizionale, che richiede parecchie concessioni nei confronti del partner, dei genitori, dei figli, dei fratelli e delle sorelle.

Il concetto di famiglia si democratizza e si “assottiglia” a poco a poco: da esso si consumano gli oneri metafisici che lo hanno accompagnato nel passato e gli rimane il senso stretto della parola: gestione economica della casa condivisa da due singoli con una obbligazione reciproca subordinata solo alla soddisfazione ed ovviamente alle circostanze. Nella sua nuova definizione la famiglia è un istituto molto più pragmatico rispetto al passato, ma comunque non è il modello della famiglia ebraica ideale.

 

Condivisione di valori

Mi sembra che non direi una cosa nuova se affermassi che la decisione di sposarsi è un momento di verità. Sia sul piano personale, individuale sia sul piano di coppia. Il matrimonio è una sorta di bivio, nel quale l’ebreo deve rispondere alla domanda: “Dove si definisce la mia ebraicità?” Non solo nel fatto che sono diverso da un altro, ma anche in un contenuto di obbligatorietà ebraica e con chi voglio condividerlo? La decisione di sposarsi con un partner ebreo non è perché gli ebrei sono diversi dai non ebrei o per motivi di antisemitismo del passato, ma principalmente essa deriva dalla volontà di preservare i valori ebraici e l’identità ebraica nel futuro e questo non è possibile farlo senza l’istituzione della famiglia. La nascita di un bambino ebreo non è casuale. Ha bisogno di un albero genealogico ebraico, non dal punto di vista biologico, ma dal punto di vista storico, di valori, di cultura e religioso. Un bimbo ebreo è il prodotto di genitori che vogliono la continuazione della catena identitaria ebraica.

Questo richiede preparazione, educazione, informazioni e molto impegno. Questo non è possibile metterlo in pratica in una famiglia mista. O almeno è quasi impossibile.

La teoria principale contro i matrimoni fra persone di religione diversa è il vuoto che c’è nel concetto di matrimonio nel suo significato, la separazione tra matrimonio, fede ed obbligatorietà reciproca.

L’autore ricorda l’importanza dell’amore tra i partner. A mio parere l’amore è una componente importante nel legame di coppia e familiare, ma non è la sola e ci sono altri elementi che invece devono essere presenti per l’esistenza della famiglia. Per esempio: se non esiste un dialogo non esiste amore, se non c’è comprensione reciproca non c’è amore, se non esistono argomenti in comune tra i partner, se non esiste una identità condivisa, sarà molto difficile mantenere un dialogo e conservare l’amore. Esistono forse ulteriori fattori, oltre l’amore, che devono essere presi in considerazione nel momento in cui decidiamo di sposarci? Vi sareste sposati con un uomo o una donna nel caso in cui questo o questa vi avesse detto di non volere figli? Certo, l’amore è importante ma non è tutto. I partner di una coppia hanno bisogno di avere scopi comuni. I valori della fede, etici, identitari e religiosi che caratterizzano l’ebraismo e lo differenziano dalle altre fedi sono la base che bisogna preservare anche nella componente del matrimonio, ovviamente se essi sono per noi importanti.

Dato che è difficile mantenere una famiglia ed una relazione di coppia con valori diversi e una famiglia costruita su due binari di valori è fonte di tensione ed anche non permette di educare i figli secondo valori chiari e definiti, allo stesso modo per l’identità ebraica e la tradizione ebraica non possiamo avere una famiglia a metà o una confusione e doppi valori, poiché in questo modo i figli si allontanerebbero dall’ebraismo e smetterebbero di essere ebrei.

Noi abbiamo bisogno che la famiglia sia una casa e non di una casa che sia una famiglia. Una famiglia non è solo il luogo della libertà e dei valori, ma è anche il luogo della condivisione, del sentimento di condivisione di un cammino.

La domanda sui matrimoni misti non è se in quanto ebreo sono capace di attrarre una persona non ebrea di cui sono certo che rispetterà la mia posizione, bensì la domanda è se io posso condividere con il mio partner la vita ebraica, fare con lui l’esperienza dell’esistenza ebraica ed aprire il mio cuore nei suoi confronti. In pratica io ho bisogno di una persona che sia come me, che abbia le stesse credenze, la stessa fede e la stessa identità. Non il rispetto ma un dialogo condiviso è la base ed il legame di una coppia e dell’ebreo.

 

Un modo di essere

Esiste una verità basilare: l’ebreo resta ebreo. L’ebreo può anche essere in chiesa, mangiare maiale nel giorno di Kippur, festeggiare il Natale, ma resta pur sempre ebreo al 100%. Perché essere ebrei non è solo qualcosa che si fa, ma è qualcosa che si è. Essere ebrei è una categoria dell’identità e non solo del modo di vita. Quindi quando ci si sposa con un partner non ebreo, si resta al 100% ebrei, ma una parte di se, l’altra metà non proprio. Si può essere tranquillamente felici insieme. Si può essere innamorati. Ma esiste una parte di sé che non si può condividere. Anche se si parlasse di ebraismo, non potremmo condividere la sensibilità e l’identità ebraica, dato che una parte della coppia è al cento per cento ebraica e l’altra parte, colui o colei che rispetta l’ebraismo, pur amando il proprio compagno o compagna non possiede la stessa identità e non potrà mai essere capace di condividere l’esperienza ebraica nel profondo, davvero, fino a quando non sia realmente ebreo o ebrea con tutto il cuore.

La persona con la quale ci sposiamo diventa una parte di noi. Sposarsi non vuol dire avere un hobby o vivere un cambiamento di carriera, significa unirsi con qualcun altro. La compagna o il compagno riempie lo spazio nella nostra personalità così come noi riempiamo lo spazio nella sua persona. Sposarsi in definitiva è come essere ebrei: non è qualcosa che noi facciamo bensì qualcosa che noi siamo.

Qui non siamo di fronte a nessuna questione razzista. L’ebraismo non è né una razza né una religione, ma una identità. La persona con la quale ci sposiamo può essere un ebreo europeo o orientale, nero, ebreo di nascita o per scelta (convertito), ma se vogliamo una famiglia ebraica e figli e nipoti ebrei dobbiamo sposarci con un ebreo o ebrea.

La domanda sui matrimoni misti non è una domanda personale su una coppia o un’altra. È una domanda legata al futuro del popolo ebraico e quindi abbiamo bisogno di fissare una norma generale e non una soluzione familiare o solo personale. La domanda centrale a cui siamo chiamati a rispondere è una domanda famosa: i nostri nipoti saranno ebrei? Essi continueranno a sviluppare l’identità ebraica, continueranno a sentirsi legati alla storia del popolo ebraico e saranno una parte degli anelli della catena del popolo nel futuro?

Analizziamo la situazione negli Stati Uniti, specie relativamente ai riformati che non si sono mai opposti ai matrimoni misti ed anzi hanno cominciato a pubblicizzare nella loro bibliografia nuova ed interessante un testo dal titolo Come preservare l’identità ebraica al­l’interno di una famiglia mista? Abbiamo imparato che la questione non è semplice e che questa non è una situazione naturale ed ideale.

Dobbiamo far notare che le statistiche sui matrimoni misti all’interno del mondo riformato ci dimostrano che la tesi sostenuta dall’autore dell’articolo non è giusta. La ricerca fatta negli Stai Uniti negli anni ’90 dal National Jewish Population Survey (“NJPS”) dimostra che la popolazione ortodossa è cresciuta numericamente nel corso degli anni, sia per il basso numero dei matrimoni misti sia per l’alto numero delle nascite. Invece il pubblico riformato, che ha un’alta percentuale di assimilazione, non preserva quei numeri ma va verso la scomparsa. Per spiegarci meglio, la ricerca dimostra che su 100 ebrei, nella popolazione modern orthodox nella quarta generazione ci saranno 434 ebrei, mentre nel mondo charedì [ultraortodosso, ndr] 3401 e nel mondo riformato, dopo l’accettazione del matrimonio misto, nella terza generazione su 100 ebrei ne restano tra i 7 ed i 10.

 

La sfida della nostra generazione

La tesi che ho presentato qui si riferisce non solo a quanto affermato dall’autore dell’articolo quando chiede di far diventare il matrimonio misto un ideale ma si riferisce anche alla tendenza a sgretolare il concetto classico di famiglia ebraica sull’altare dei valori post moderni; però al di là di questo, personalmente credo con forza che sia necessario separare il principio dalle esigenze dell’halakhà e del mondo ortodosso e relazionarsi con cuore aperto e con sguardo positivo verso i casi di matrimonio misto quando l’intera famiglia chiede di scegliere la strada ebraica.

D’altronde noi dobbiamo tenere in considerazione anche i figli di coppie miste che, secondo opinioni halachiche importanti, vanno definiti come “discendenza di Israele” e quindi è una mitzvà avvicinarli per ricondurli in seno all’ebraismo.

Forse questa è la sfida della nostra generazione: affrontare le domande su cosa sia il senso dell’innamoramento e verso chi, con chi sposarsi e cosa significhi essere ebreo. A mio parere noi possiamo riuscire a dare risposte vere e significative a queste domande. Ho la sensazione che l’ebraismo d’Italia non abbia un dialogo abbastanza aperto, forte e profondo rispetto a questo tema; per questo invito il pubblico a pensare e dibattere l’importante argomento del futuro del popolo ebraico e dell’ebraismo italiano.

Renana Birnbaum

    

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