Libri

 

1948

 di Anna Maria Fubini

 

Di Kaniuk, tra gli altri suoi scritti, non possiamo non ricordare “Adamo risorto”. Era un libro claustrofobico. In pieno deserto, quindi isolato dal resto del mondo, sorgeva una struttura per malati mentali. Sul protagonista incombevano i ricordi del passato e il luogo stesso non era se non un altro campo di concentramento. Con 1948 Yoram Kaniuk ci ha dato invece un libro dal ritmo incalzante che ci travolge dall’inizio alla fine. L’autore ricorda la sua partecipazione alla guerra di Indipendenza, poco più che diciassettenne. I suoi ricordi, spezzettati, a volte contraddittori perché non sempre riesce a mettere in ordine i brandelli di immagini, di avvenimenti, di impressioni che gli si affollano alla memoria, ci coinvolgono nella loro tragicità. Kaniuk non dice perché un bel giorno parte e raggiunge il Palmach, se per senso del dovere, se per l’entusiasmo di costruire una patria per gli ebrei e soprattutto per i sopravvissuti che compaiono ogni tanto nel racconto, sperduti, quasi allucinati. Allucinante è il ricordo delle battaglie a cui Kaniuk partecipa con i suoi compagni, guidati da comandanti improvvisati e spesso inadeguati. Il giovane studente di Tel Aviv, raffinato e amante della musica, si trova ad affrontare un bagno di sangue, stringe amicizie e vede morire a uno a uno gli amici accanto a sé. Egli stesso rimane ferito ma fuggirà dall’ospedale appena possibile per ritornare a combattere. Si ammazzano gli arabi con assoluta spietatezza, si occupano le loro case rimaste vuote. Così nasce nel 1948 lo Stato di Israele, perché la guerra è comunque sempre crudele, la storia spesso un paradosso. Finita la guerra e conquistata l’indipendenza, i giovani reduci vagano sbandati. È come se i corvi continuassero a volteggiare sui cadaveri. Si ritrovano fra loro, si ubriacano, cercano la normalità, svuotati del Palmach e di tutti gli orrori ma anche della fratellanza. È un vuoto che si porteranno dentro tutta la vita. Anche da vecchi, quando si incontreranno, solo tra loro ritroveranno le emozioni e i drammi della guerra. Ma Kaniuk, nei meandri dei ricordi che affiorano e dove, spesso con grande umorismo, cerca di ritrovare il se stesso di allora, sa che “la memoria è furba e non possiede un’unica ed esclusiva verità”.

Anna Maria Fubini

 

Yoram Kaniuk, 1948, Giuntina 2012, 15

    

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