Libri

 

Caduto fuori dal tempo

di Anna Segre

 

È solo che il cuore / mi si spezza, / tesoro mio, / al pensiero / che io… / che abbia potuto… / trovare / per tutto questo / parole.

Ci sono parole così terribili che alcune lingue non le contemplano. È il caso, secondo Grossman, della parola ebraica “shaklul”, termine di origine biblica che indica chi ha perso un figlio, inesistente in molte lingue, tra cui l’italiano. Eppure, come l’autore stesso ha raccontato al Circolo dei lettori di Torino il 15 novembre scorso, proprio la ricerca delle parole, la stesura del libro, è stato, dopo la scomparsa del figlio Uri in Libano nel 2006, un modo per superare lo straniamento, per autodeterminarsi, per sentire che c’era ancora uno spazio di manovra.

Nel corso della presentazione torinese sono state lette da due attori le prime pagine del libro, e forse averle sentite risuonare a voce alta ha contribuito a farmi sentire nel testo - quando l’ho letto alcuni giorni più tardi - una forza inconsueta, come se ogni parola, ogni sillaba toccasse qualche corda nascosta della mia sensibilità, lasciandomi la sensazione che Caduto fuori dal tempo sia uno di quei libri che non si possono prendere alla leggera, che marchiano a fuoco, dopo la lettura dei quali sembra che nulla possa più essere come prima.

Definito nel sottotitolo Storia a più voci, è un testo che difficilmente si può classificare all’interno dei generi tradizionali, e anche questa rottura delle regole è forse parte della sua forza dirompente. In parte lirica, in parte dramma, in parte autobiografico, in parte fantastico, ambientato in un luogo e in un tempo indeterminati, con personaggi carichi di valenze simboliche, senza nome, di cui sappiamo pochissimo; a poco a poco scopriamo la condizione che li accomuna - quella, appunto, di shakul. Inizia con un uomo che lascia la casa e la moglie per andare “laggiù” (un luogo inesistente e irraggiungibile) in cerca del figlio scomparso, poi a poco a poco incontriamo altri personaggi, uomini e donne, ciascuno perso nel proprio dolore che pare privo di ogni possibilità di riscatto, descritto con parole che colpiscono il lettore come pugnalate. Invece piano piano qualcosa accade e una forma di reazione - pur sottilissima - emerge, se non altro nella condivisione, nel riconoscimento del dolore altrui, finché i personaggi perdono la loro individualità e arrivano a esprimersi tutti insieme come “i viandanti”. Ma chi è la voce narrante? E qual è il personaggio autobiografico? Le risposte che all’inizio paiono scontate man mano diventano meno ovvie: lo scriba si rivela uno dei personaggi della storia, mentre un altro personaggio si conquista gradualmente il ruolo di narratore, fino ad avere l’ultima parola.

Nel testo - ricco di immagini, di metafore, di osservazioni brevi e taglienti - si percepiscono echi dal mondo classico, da autori moderni e contemporanei (alcuni citati esplicitamente); forse per deformazione professionale non ho potuto fare a meno di pensare a Dante, non tanto per qualche citazione esplicita quanto per la capacità di concentrare in pochi versi drammi umani di personaggi che acquistano una valenza universale. Ma soprattutto il testo è pervaso di echi biblici, tanto che nonostante la bella traduzione di Alessandra Shomroni mi è spiaciuto di non essere in grado di leggere il libro in ebraico per poterli cogliere in tutta la loro forza. Ma più che il testo biblico - preciso e circostanziato nei nomi e nelle date - il libro di Grossman richiama il midrash, con la consapevole mescolanza dei tempi, il cortocircuito tra epoche e contesti diversi, i racconti brevi ed enigmatici, spesso volutamente indeterminati e non realistici: come il presupposto delle interpretazioni midrashiche è che “nella Torà non c’è un prima e un dopo”, per sottolineare che ciò che è raccontato ha valore per noi in ogni generazione, così Caduto fuori dal tempo sembra ricercare con ogni mezzo un linguaggio universale che sia in grado di superare ogni situazione storica specifica: un linguaggio così concentrato e al contempo così apparentemente semplice che viene voglia di analizzarlo a sua volta con i criteri del midrash (per esempio cercando le ricorrenze della stessa parola) per svelare significati nascosti o proporre interpretazioni originali, con la percezione di trovarsi di fronte a un testo che potrà essere letto di generazione in generazione.

 Anna Segre

 

David Grossman, Caduto fuori dal tempo, traduzione di Alessandra Shomroni, Mondadori, 2012, pp. 183, € 18,50

 

    

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