Israele

 

Blocknotes

 di Reuven Ravenna

 

Temendo l’(im)probabile

In questi giorni i nervi sono più che mai sottoposti a dure prove. L’incessante succedersi di notizie inquietanti nel Medio-Oriente e nel resto del mondo non consente riflessioni pacate atte a moderare gli scenari del futuro prossimo o meno. Invidio chi, senza batter ciglio, persiste nelle proprie visioni senza sbandamenti, e ripensamenti. A volte sembra che le visioni manichee ci coinvolgano senza lasciarci una visione equilibrata della realtà che ci circonda!

 

Cui prodest?

Molti israeliani affermano che il tempo che trascorre ci è favorevole, nonostante tutto, a parte l’Iran nucleare, l’impasse della trattativa con i palestinesi, e la crescente delegittimazione in vaste fasce dell’opinione pubblica mondiale dello Stato ebraico. “In Erez Israel, ogni casa che viene costruita dovunque tra il Giordano e il Mediterraneo, è un ulteriore mattone che si aggiunge allo storico edificio del progetto sionista”. A tutt’oggi in Cisgiordania (Giudea e Samaria) e in Gerusalemme Est vive più di mezzo milione di ebrei e c’è chi predice che, fra pochi anni, si raggiungerà il milione. “Stato di cose irreversibile”. L’essenziale, non temere e lasciare che “i cani abbaino, mentre la carovana procede per la sua strada… Senza cedimenti, senza disfattismi, il mondo ci capirà”. Un legittimo punto di vista.

Gli arabi, a loro volta, nonostante la frustrazione odierna, calcolano il tempo con un parametro “orientale”: “i crociati hanno governato la Palestina e paraggi per circa duecento anni e poi è venuto il Saladino che ha spazzati via i loro regni. La demografia gioca a nostro vantaggio” Gli Ayatollà iraniani incessantemente prevedono la fine dell’“Entità sionista” nel giro di qualche decennio… Chi vivrà, vedrà!

 

La Casa degli ebrei d’Italia

Finalmente gran parte dell’edificio di Rehov Hillel a Gerusalemme è diventata proprietà della Kehillà degli italkim. Gli italoisraeliani e gli ebrei che verranno in Eretz Israel vedranno in questa casa il punto di riferimento nel cuore di Gerusalemme, il luogo d’incontro e di aggregazione. Oltre al Bet Hakeneset, oltre al Museo, si aggiungono altri locali. Una proposta. Avendo, ora, la possibilità di intensificare le attività comunitarie, le manifestazioni culturali, sarebbe auspicabile che le stanze aggiunte diventino la sezione gerosolimitana del Collegio Rabbinico italiano, che impegna i suoi allievi del corso superiore a trascorrere un periodo in Israele.

 

L’infante

Per i settanta anni della deportazione da Roma, ho di nuovo approfondito lo studio di quelle tragiche giornate, coinvolgendomi in una inarrestabile commozione. In particolar modo, mi ha angosciata la memoria di Marcella Perugia Di Veroli, che partorì al Collegio Militare il quarto figlio, nel secondo giorno della detenzione e l’indomani, avviata dalla Stazione Tiburtina, con altre due sue bimbette e il neonato, verso Auschwitz Birkenau. L’infante, senza nome, è l’ultimo nella statistica del sedici ottobre 1943.

 

Aron

Matilde Coen mi ha consegnato il libro Maestro di vita, in ebraico, di scritti di e sul suo Aron, l’indimenticabile shaliah (inviato), l’amico di tanti di noi. In queste pagine rivediamo Aron in tutta la sua calda umanità, l’instancabile, irrequieta, attività di primo inviato in Italia del Movimento Benè Akivà, di educatore per decenni in istituti scolastici in Eretz Israel, di Rabbino Estivo nelle Comunità italiane e in una missione storica in Etiopia. Sabre che come pochi ha capito la mentalità degli italiani, ebrei e non, una personalità che ci ha lasciati prima del tempo, suscitando un ricordo nostalgico che perdura nel tempo.

Reuven Ravenna

25 novembre, 22 Kislev

   

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