Film

 

Il Mundial dimenticato

 di Anna Segre

 

Il mondiale del 1942 non figura in nessun libro di storia, ma si giocò nella Patagonia argentina”: questo inizio di un racconto di Osvaldo Soriano ha fatto nascere nei registi Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni l’idea di ricostruire il mondiale fantasma, avvolto nella leggenda, ispirandosi al racconto di Soriano ma cogliendo al contempo altre molteplici sollecitazioni: ecco dunque svelarsi, tra telegiornali, interviste e filmati d’epoca, la straordinaria storia di questo campionato mai riconosciuto ufficialmente, giocato nel dicembre 1942 per iniziativa di un eccentrico mecenate, il conte Otz, tra dodici bizzarre squadre formate in gran parte da lavoratori che si trovavano sul luogo, più i padroni di casa indios Mapuche, ma con una temibile nazionale tedesca formata da veri sportivi, militari inviati segretamente dal regime nazista per vincere il mondiale a scopo propagandistico. Il film alterna la storia del mondiale a quella delle ricerche di oggi e in particolare alla riscoperta di filmati e fotografie realizzati da un geniale ed eccentrico italo-argentino e dalla bellissima e corteggiatissima Helena Otz, una sorta di Leni Riefenstahl rovesciata, ebrea e affascinata dagli indios.

Non sveliamo come va a finire la storia, che - tra un arbitro pistolero figlio di un bandito leggendario e una rocambolesca partita Italia-Germania raccontata in parte da un film Luce dell’epoca e in parte dalle testimonianze contrapposte di due giocatori - riesce a tenere incollato alla poltrona anche chi, come me, non si interessa di calcio. Tocca svelare, però, anche se a malincuore (ma non vorrei ricevere troppe lettere di lettori che ci segnalano inesattezze storiche…), che si tratta di un mockumentary, un documentario fittizio, genere cinematografico non molto praticato ma di cui esistono precedenti illustri (viene immediatamente in mente, se non altro perché ambientato nella stessa epoca, Zelig di Woody Allen, che anche il regista ha citato come fonte di ispirazione).

Presentato al festival di Venezia nel 2011, Il Mundial dimenticato è stato proiettato in molte parti del mondo e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, ma in Italia è stato visto pochissimo (a Torino pare sia stato in programmazione per circa una settimana). Meritoria quindi l’iniziativa di Tullio Levi che dopo averlo visto al festival di Ashkelon nello scorso mese di ottobre ha organizzato l’1 dicembre una proiezione al Museo Diffuso della Resistenza, seguita da un incontro con il regista Lorenzo Garzella.

Vale la pena di parlarne su queste colonne non solo perché la proiezione è stata organizzata sotto l’egida del Gruppo di Studi Ebraici, ma soprattutto perché è un film che merita davvero di essere visto. Tra i numerosi spunti di riflessione che offre vale la pena sottolineare il divertente cortocircuito tra finzione e realtà che si crea nello spettatore. A questo proposito devo confessare che il primo elemento che ho percepito come chiaramente non verosimile è stata la testimonianza del tedesco, troppo infarcita di luoghi comuni come “Eseguivamo gli ordini”, “Eravamo militari, non filosofi”, ecc. Ebbene, stando a quanto ci ha detto il regista, queste frasi sono state pronunciate davvero da un testimone intervistato per un altro documentario. Così, tra le altre cose, Il Mundial dimenticato ci porta a riflettere su quanta realtà ci sia a volte nella finzione e quanta finzione ci sia nella realtà, sulla nostra incapacità di distinguerle e sulla facilità con cui possiamo essere manipolati.

Credo che sia superfluo aggiungere che il film è anche molto divertente.

Anna Segre

 

Il Mundial dimenticato - la vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia 1942, di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, Italia - Argentina 2011

    

 

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