Scienza

 

Tre secoli prima di Galileo

 di Emanuele Azzità

 

 

Bastone di Giacobbe

 

Quattro secoli fa con la denuncia presentata dal domenicano Tommaso Caccini al Sant’Uffizio iniziavano i guai giudiziari di Galileo Galilei. Il modello copernicano eliocentrico dell’universo, elaborato un secolo prima, a cui il padre della scienza moderna e ideatore del metodo scientifico si ispirava, era considerato eretico perché si opponeva a quello tolemaico ritenuto il solo coerente alle Sacre Scritture. Già nella prima metà dei XIV secolo, Levi ben Gerson o Lewi chiamato anche Gersonide (Begnols-sur-Cèze, 1288 - Perpignano, 1344), aveva confutato il Sistema Tolemaico. Gersonide è altrimenti noto come filosofo, teologo, commentatore della Torah e talmudista. Spesso viene citato col nome di Ralbag, acronimo con le iniziali del suo nome precedute da Ra= Rabbi. La sua opera più famosa, Milḥamot Adonai (Le Guerre del Signore), è stata pubblicata recentemente nel 2011 da Edizioni di Pagina (Bari). Egli fu il primo ad accorgersi che il sistema tolemaico non funzionava, a differenza di come pensavano gli scienziati-filosofi del suo tempo. Cercò anche di elaborarne uno migliore, ma non ci riuscì. La millenaria fortuna del modello di Tolomeo, complicatissimo matematicamente, era dovuta alla sua buona capacità di previsione dei moti planetari, oltre che alla concordanza con i testi sacri. L’osservazione di un’eclisse di Luna nel 1335 e di una Sole nel 1337 diedero la prova allo scienziato provenzale dell’errore della teoria ufficiale. Il sistema prevedeva perfettamente la posizione della Luna, ma sbagliava sulle dimensioni apparenti del nostro satellite. Gersonide fu anche l’unico astronomo medievale a calcolare le distanze stellari. Ai suoi tempi le stelle erano ritenute fisse su una sfera rotante appena al di là di quelle dei pianeti esterni, ma secondo le sue stime quelle distanze dovevano essere maggiori miliardi di volte rispetto a quelle planetarie. Oltre ai più famosi testi filosofici e teologici che gli meritarono notorietà e inimicizie, compose in ebraico anche diverse opere di carattere astronomico e matematico. Quei lavori tradotti in latino ebbero una larga diffusione fino al 1600, annoverando fra gli estimatori anche Pico della Mirandola, Keplero e Spinoza.

Un altro aspetto innovativo di Gersonide era il suo modo di lavorare basato sull’osservazione e sulla misurazione. Anticipò quindi di tre secoli il metodo scientifico di Galileo Galilei. A lui è attribuita l’invenzione della camera oscura e del bastone di Giacobbe, uno strumento, precursore del sestante, che consentiva di calcolare le distanze tramite gli angoli. In una delle sue opere, scritta nel 1342, si occupò di trigonometria dimostrando, per esempio, il teorema dei seni e compilando delle tavole trigonometriche a cinque cifre.

In precedenza, nel Ma'aseh Ḥosheb, risalente al 1321, aveva affrontato operazioni aritmetiche come l’estrazione di radici quadrate e cubiche. Un lavoro decisamente nuovo per il suo tempo nel quale faceva uso della dimostrazione matematica per induzione.

 

Tra il 1317 e il 1329 scrisse la sua opera più famosa Milḥamot Adonai (Le Guerre del Signore) un capitolo del quale, dedicato all’astronomia fu fatto tradurre nel 1342 in latino dal papa Clemente VI.

Proprio nel 1320, quando il trentenne Levi ben Gerson compilava la sua opera, si scatenò a Parigi, per dilagare nella più meridionale Linguadoca, la seconda crociata “dei pastori” che costò in poche settimane il massacro a molti ebrei. Quella tragedia si concluse rapidamente a Carcassonne con l’annientamento dei fanatici cristiani da parte delle truppe reali.

Della vita di Gersonide si sa poco, tranne che era sposato e medico. Anche se spesso viene citato come tale, sembra che non sia mai stato un rabbino. La sua filosofia era in contrasto con quella di Maimonide e si presume che per questo fosse molto ostacolato dagli altri teologi ebrei. Pensava, per esempio, che l’onniscienza di Dio potesse escludere il “ libero arbitrio” dell’uomo, per cui Dio “sa tutte le scelte che ogni individuo può compiere, ma non sa quale sia la scelta che compirà in piena libertà l’individuo”. Nella sua introduzione a Le guerre del Signore scrisse “La legge non ci può impedire di considerare verità ciò che la ragione ci spinge a credere”.

Il padre di Gersonide era Gerson ben Solomon Catalan autore di un'enciclopedia intitolata Sha'ar ha-Shamayim (La Porta del Cielo), compilata verso la fine del XIII secolo, che raggruppava testi e citazioni di autori, oltre che ebrei come Maimonide e Isaac Israeli ben Solomon, anche arabi come Al Farghani, Averroè, Avincenna e tutti i più importanti filosofi greci. Non si deve dimenticare inoltre la centralità culturale della Provenza che intorno a XII secolo vide il lavoro di numerosi traduttori di testi ebraici e arabi come Yehudah ben Saul Ibn Tibbon, Moshè ben Samuel Ibn Tibbon o il medico Ya'acob Anatoli, ai quali la cultura latina dovrà sicuramente molto.

In cosa differiva la filosofia ebraica da quella scolastica cristiana in quel tempo? La principale diversità stava nel “modo” e da “chi” faceva il filosofo. Come ha scritto il sociologo americano Lewis Simon Feuer nel suo L’Intellettuale Scientifico, i filosofi ebrei non erano asceti. Vivevano una vita normale da uomini sposati, molti, come Maimonide e Gersonide, erano anche medici, più che mai a diretto contatto con i problemi più materiali dell’umanità. Anche se Nima Adlerblum ha in suo libro definito lo studioso provenzale come lo “scolastico ebreo per eccellenza”, in verità il suo pensiero non perse mai il senso della realtà materiale. Cercò di dare ai miracoli, per esempio, sempre una spiegazione naturale. Così quando Giosuè chiese al Sole di fermarsi, esprimeva solo il desiderio di raggiungere la vittoria in quello stesso giorno. Ciò non era un modello astronomico.

I filosofi e gli scienziati cristiani erano invece monaci e quasi sempre appartati dai drammi dei contesti sociali. I loro occhi indagavano sulle cose del cielo attraverso la metafisica. Aspiravano alla purezza di un universo scevro di materia e sessualità. Il modello tolemaico era anche quello, nella perfezione assoluta dei suoi movimenti sferici. Nel XVII secolo tutto ciò si incrinò definitivamente quando degli uomini per capire come funzionava il mondo alzarono gli occhi, ponendosi delle domande mentre relazionavano pesi e misure. Il processo a Galileo fu la reazione di un sapere ascetico, “virtuale”, tanto puro quanto inutile, contro una nuova idea di scienza rivolta alla comprensione delle cose materiali e determinata a risolvere dei problemi. Una concezione che affondava le sue radici anche nella Provenza ebraica.

Emanuele Azzità

 

Emanuele Azzità scrive di divulgazione scientifica. Ha collaborato con diversi giornali e quotidiani, tra i quali Giorni-Vie Nuove, il Corriere della Sera, Le Stelle e ha tenuto per circa vent'anni una rubrica di giochi matematici su l'Astronomia.