Memoria

 

Anche a Torino le pietre d’inciampo

di Roberto Duretti

 

Camminando per le vie di Torino, dopo l'undici di gennaio 2105, sarà possibile “inciampare” nelle Stolpersteine, i cubetti di porfido con placca di ottone ideate dall'artista berlinese Gunter Demnig il quale le collocherà per la prima volta a Torino e in Piemonte. Le Stolpersteine (la parola stolpern - “inciampare” non significa solamente imbattersi in un ostacolo, bensì anche trovare qualcosa di inaspettato, che porta a fare una pausa, una riflessione) sono cubetti di pietra (10 cm x 10) con superficie superiore di ottone e recano incisi i nomi di coloro che furono strappati dalle loro abitazioni durante le persecuzioni fasciste e naziste. Un nome una pietra, ognuna con la scritta comune "Qui abitava..." e lo spazio restante riempito con il nome, data dell'arresto, data e luogo di morte. Esse vengono incastonate nel selciato davanti al numero civico dell'abitazione dove risiedeva la vittima.

Il progetto nasce in risposta all'esigenza manifestata da alcuni cittadini di portare le pietre d'inciampo anche a Torino.

Il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, la Comunità Ebraica di Torino, il Goethe-Institut Turin e l'Associazione Nazionale Ex Deportati (Aned) - Sezione di Torino hanno colto questa esigenza e hanno operato in stretta collaborazione per raccogliere le istanze e consentire la posa delle prime pietre.

A maggio 2014, presso gli uffici del Museo della Resistenza, è stato istituito lo sportello atto a raccogliere le richieste di posa e fornire informazioni circa le Stolpersteine. Da allora sono giunte cinquanta richieste. Tutte le domande sono state esaminate da un apposito comitato scientifico, composto da studiosi e ricercatori, che ha fornito gratuitamente la propria consulenza storico-scientifica. Delle cinquanta richieste di posa pervenute, saranno installate, il 10 e 11 gennaio 2015 personalmente da Gunter Demnig, le prime 27 pietre. Di queste 27, 11 saranno dedicate a persone deportate per motivi politici e le altre16 a persone perseguitate e deportate per motivi razziali. Le restanti 23, unitamente alle richieste che arriveranno, saranno poste in successive occasioni già previste dai promotori. Nella fase precedente alla collocazione delle prime 27 pietre, verrà stampato un opuscolo che conterrà la cartina con i luoghi di posa e una breve illustrazione delle circostanze dell'arresto.

Questa la mappa dell'itinerario di posa: (sabato 10 gennaio) Via Vicenza, Corso Regio Parco, Corso San Maurizio, Corso Casale, Via Carlo Alberto, Via Gioberti, Via Saffi,Via Duchessa Jolanda,Via Collegno, Corso Tassoni,(domenica 11 gennaio) Via Po, Via Fratelli Carle, Via Avogadro,Corso Cairoli, Corso Massimo D'Azeglio, Corso Marconi, Via Principe Tommaso, Via Campana.

 Accanto a questa fase di scrittura sul selciato di un segno di memoria, la sezione didattica del Museo della Resistenza ha affiancato una serie di attività rivolta alle scuole torinesi. Le scuole interessate in questo momento sono nove: Liceo Berti, Liceo Cavour, Liceo Regina Margherita, IIS Peano, IIS Gobetti Marchesini, IIS Gobetti Marchesini Casale, IPSSEOA Colombatto, SMS Calamandrei e Scuola primaria Pestalozzi.

Alle scuole è stato proposto un percorso che partendo dalla adozione di una pietra, quindi di una storia, prevede un inquadramento storico del periodo ed un lavoro basato sui documenti e sulle testimonianze di parenti che possano ricostruire la biografia della persona a cui quella pietra è dedicata. Oltre a questo è prevista la creazione di un evento che verrà realizzato nella settimana del Giorno della Memoria scaturito da questi lavori sulle pietre di inciampo.

Essenziale è che le attività su queste memorie non siano rivolte solo al passato ma proiettate nel futuro, perché le pietre di inciampo sono punti di partenza dove le storie iniziano a parlare, a raccontare, ad avvertire che questo è accaduto sotto gli occhi di gente silenziosa se non talvolta complice.

Il lavoro che scaturisce, e dovrà continuare a derivare dalla posa delle pietre, è una trasmissione di quelle voci spezzate che non potranno più raccontare la tragedia e l'orrore. Il compito educativo è di

diffondere alle generazioni future il fiato che anima queste vicende, in una sorta di passaggio di testimone perché nessuno si senta estraneo dalla responsabilità di dichiarare che questo è avvenuto e potrà riaccadere.

Vi sono state in passato delle giustificate perplessità relative alla posa di queste pietre. Queste memorie possono essere oggetto di atti vandalici e, nella migliore delle ipotesi, offrirsi al calpestio frettoloso e noncurante del passante.

Le vite di coloro che hanno i nomi scritti sulle quelle pietre sono già state calpestate, nessuno potrà sottrarle al disinteresse delle persone. Ma, come è solito rispondere l'artista Gunter Demnig” Più le calpestano più le lustrano”.

Roberto Duretti

 

     

Posa delle pietre d'inciampo a Torino, 11.01.2015

 

Pietra d'inciampo a Berlino, Budapestrasse

 

   

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