Memoria

 

Appello per il Memoriale italiano ad Auschwitz

di Valentina Sereni

 

Il Memoriale Italiano di Auschwitz, situato nel Blocco 21, ricorda e celebra tutti gli italiani, donne e uomini ebrei, rom, omosessuali, dissidenti politici, deportati nei campi di concentramento nazisti, fra i quali gli stessi autori dell’opera d’arte. È la più importante e rappresentativa opera italiana del Novecento, progettata negli anni ’70 da Lodovico Belgiojoso per l’architettura, Primo Levi per i testi, Luigi Nono per le musiche, Pupino Samonà per gli affreschi, Nelo Risi per la regia. Nel Memoriale, monumento alla Resistenza ed elemento di orgoglio nazionale, è radicata la memoria del popolo italiano, di coloro che hanno combattuto contro il nazi-fascismo e che a causa del nazi-fascismo hanno sofferto e anche di coloro che, vittime inconsapevoli, sono caduti.

Il Memoriale e la sua collocazione nel Blocco 21, possiede un alto valore artistico, educativo e di testimonianza diretta; è stato ideato e realizzato contestualmente alla dichiarazione di Auschwitz sito UNESCO 1979, e, facendone parte integrante, va considerato patrimonio mondiale dell’umanità. Non è un’istallazione museale temporanea ma un’opera d’arte monumentale di importanza internazionale, plastica, pittorica, musicale, testuale ideata e realizzata da artisti di attestata esperienza e comprovata celebrità. Il suo contesto, il Blocco 21 e il campo di Auschwitz, è parte dell’opera così come i testi, le pitture, la musica, l’architettura del monumento.

Il Memoriale fu concepito e realizzato, su espressa volontà dei progettisti, abbandonando il consueto linguaggio delle mostre fatte di cartelloni, dichiarazioni ideologiche spesso retoriche, fotografie e lunghe didascalie. Nel padiglione a spirale, che si snoda per cinquecento metri quadrati, si ricrea, allusivamente, l’atmosfera da incubo del deportato che aspetta di morire e, nell’idea di uno spazio a spirale unitario, ossessivo, realizzato con un ritmo di zone di luce ed ombre e di colori, il nero, il rosso, il giallo, il bianco, fino alla liberazione, viene esaltato il carattere liberatorio della Resistenza che vede riunite, in un’azione unitaria contro il nazifascismo, le componenti più coscienti del popolo italiano.

Il Memoriale riceve riconoscimenti da parte di prestigiose istituzioni. Recentemente, in occasione della Giornata della memoria 27 gennaio 2011 l’Accademia di Belle Arti di Brera, l’Accademia di Belle Arti Albertina di Torino, l’Accademia di Belle Arti di Palermo, il Consorzio di Dottorato delle Facoltà di Architettura di Napoli, Palermo, Parma, Reggio Calabria e Accademia di Belle Arti di Brera, conferiscono la laurea Honoris Causa al Sen. Gianfranco Maris in rappresentanza dell’ANED, committente del Memoriale, allo Studio di architettura BBPR (Banfi-Belgiojoso-Peressutti-Rogers), a Nelo Risi, a Primo Levi e a Pupino Samonà, in qualità di autori del Memoriale. In occasione della Giornata della memoria 27 gennaio 2014 l’Accademia di Belle Arti di Brera, il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo e l’Accademia di Belle Arti Jan Matejko di Cracovia conferiscono la laurea Honoris Causa a Giordano Quattri, realizzatore del Memoriale.

Nel febbraio 2012 il Comitato tecnico scientifico per il patrimonio storico artistico e antropologico del Ministero dei Beni e della Attività Culturali, presieduto da Marisa Dalai Emiliani e il Comitato tecnico scientifico per l’architettura e l’arte contemporanee, presidente Paolo Portoghesi, pronunciano parere negativo allo smantellamento e invitano il governo a trovare una mediazione con il Museo. Il 23 marzo 2012 il Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero dei Beni e della Attività Culturali esprime parere negativo allo smantellamento del Memoriale, invita il governo a trovare una mediazione con il Museo, approva una mozione che riconosce nel Memoriale un “unicum”, considera la sua conservazione in Auschwitz un irrinunciabile diritto dell’Italia di fronte alla Polonia e suggerisce che lo Stato acquisti simbolicamente il Memoriale. Il 16 giugno 2014 lo stesso Consiglio ribadisce il parere già espresso e trova incomprensibile e grave la decisione della Direzione dell’ex KZ di Auschwitz-Birkenau di declassare e chiudere il Memoriale e all’unanimità chiede con forza che il Memoriale, un importante e irrinunciabile luogo della memoria, sia conservato e ulteriormente valorizzato nella sua funzione didattico-pedagogica di memoria storica.

Nonostante i riconoscimenti il Memoriale rischia di essere rimosso dalla sua sede naturale. L’opera d’arte è stata giudicata troppo politica e simbolica e poco didattica ed educativa. Già censurata e chiusa al pubblico dal 2011, rischia di venire trasferita altrove poiché contiene storia e simboli politici evidentemente non più graditi, accusata di utilizzare la bandiera rossa con la falce e martello come emblema positivo.

Strappare il Memoriale dal suo contesto naturale, il campo di sterminio di Auschwitz, per trasferirlo altrove coincide con la distruzione dell’opera e del suo significato. La rimozione del Memoriale, opera commemorativa, di indiscutibile valore simbolico, evocativo, educativo, un luogo di raccoglimento e di ricordo, la cui eredità culturale è dell’intera nazione, uno dei primi esempi di arte multimediale realizzata nel pieno rispetto delle caratteristiche architettoniche esistenti, costituisce una forma di revisionismo storico di base politico-ideologica in un luogo dedicato alla memoria. I motivi ideologici e politici, cioè la presenza della bandiera rossa con la falce e martello e del volto di Gramsci, che hanno portato alla censura e alla chiusura del Memoriale e che spingono verso la sua rimozione, sono anacronistici ed inammissibili: con essi si cancellano dati e responsabilità storiche, incontrovertibili, dello sterminio e della liberazione, di cui il Memoriale stesso è un documento. In particolare ad Auschwitz, la falce e martello ricorda l’eroica Armata Rossa che ha liberato il campo il 27 gennaio del 1945, data oggi celebrata ogni anno come Giornata della Memoria; è anche il simbolo delle donne e degli uomini, comunisti e socialisti, che sono stati perseguitati come politici dai nazi-fascisti e sono morti nei campi; ricorda i 20 milioni di morti russi che hanno combattuto contro i nazi-fascisti e l'eroica battaglia di Stalingrado.

La conservazione in situ del Memoriale Italiano nel Blocco 21, elemento integrante dell’opera, che rischia di essere trasferito dalla sua sede naturale per volontà e decisione del Museo di Auschwitz, del Governo Polacco e per disinteresse del Governo Italiano, è una questione di rilevanza internazionale che dovrà essere definitivamente garantita. L’opera d’arte, il cui sommo valore educativo permane, evoca i diritti lesi dei prigionieri civili sterminati, dalle cui ceneri nascono le Convenzioni di Ginevra, le Convenzioni sui Diritti Umani e le Corti di Giustizia, che sono il fondamento della nuova Europa che gli Autori intendono esaltare e che oggi qualcuno intende rinnegare. Nell’impedirne oggi l’accesso e la fruizione e nella rimozione del Memoriale si ravvedono violazioni dei Diritti Umani, del Diritto Internazionale, del Diritto di Proprietà Intellettuale e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nonché una violazione della Convenzione Internazionale per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale dell’UNESCO e un crimine di distruzione di beni culturali ed artistici.

Gherush92 Committee for Human Rights ha lanciato un appello al Ministro degli Affari Esteri, al Presidente del Consiglio, all’Ambasciatore della Repubblica di Polonia in Italia per salvare il Memoriale. Nell’appello, al quale hanno aderito prestigiose personalità del mondo accademico, si chiede che il Memoriale non venga rimosso dal Blocco 21 del Campo di Sterminio di Auschwitz, sua parte integrante, e che venga immediatamente riaperto al pubblico, restaurato e integrato con apparati didattici esplicativi e congrui.

Valentina Sereni

Presidente Gherush92 Committee for Human Rights
gherush92@gmail.com

 

    

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