Libri

 

Giuda

di Luigi Bacchiani

 

È un romanzo, una fiction si dice adesso, che contiene il racconto di due episodi di tradimento, quello di Giuda Iscariota e quello di Shaltiel Abrabanel. In mezzo e attorno la storia di due amanti, lui molto più giovane di lei, che vivono per quattro mesi vicende piuttosto monotone, anzi noiose, assieme ad un vecchio intellettuale, Gershom Wald, già professore di storia, probabilmente una controfigura dell’Autore.

 L’intreccio, semplice ma ben architettato, consiste nell’avvicinare un giovane, sostanzialmente un ‘badante’, studioso e curioso, a un vecchio logorroico e disabile, per molte ore al giorno, durante le quali si scambiano mille aforismi e battute tipiche della fine ironia ebraica, considerazioni e discussioni di politica, episodi biblici e storici legati alla religione e a Israele. Tutto molto interessante e spesso acuto. Non mancano approfondimenti sui rapporti interpersonali, in particolare quelli fra i due protagonisti, finalmente e faticosamente amanti, Shemuel e Atalia.

 I rapporti con gli arabi sono uno degli argomenti centrali del libro. Benché l’Autore li veda molto conflittuali fin dalla nascita di Israele e di una gravità crescente, paradossalmente ad un certo punto gli appaiono meno gravi di quelli con i cristiani: “Il dissidio che c’è fra noi e gli arabi musulmani non è altro che un piccolo episodio della storia, un episodio breve e passeggero… quel che c’è fra noi e i cristiani è una cosa profonda e oscura che durerà ancora cento generazioni” (pag. 272). La ruggine è antica, un vero e proprio tormentone. Anche il tentativo di riabilitare la figura di Giuda Iscariota sembra rientrare nell’imperioso desiderio degli ebrei di scrollarsi di dosso l’accusa, rivolta loro per millenni dai cristiani, di appartenere alla stirpe che ha assassinato Dio. A quanto pare non bastano neanche le smentite dei papi. Bello e significativo l’episodio della suorina in treno in Polonia che si mette a piangere quando si accorge che un compagno di viaggio è ebreo, “ma come avete potuto… era così buono”).

Giuda Iscariota è il simbolo dell’ebreo infido e traditore. Il libro riesce, con un’ipotesi ardita ma forte di una sua logica incalzante, a rovesciarne la figura. Giuda è il vero primo e ultimo cristiano, perché lui ha creduto fino in fondo - più di tutti gli altri apostoli - nella natura divina di Cristo e lo ha indotto a salire sulla croce per dimostrare definitivamente a tutto il mondo di essere veramente il figlio di Dio scendendo incolume dal patibolo. Al grido famoso - imbarazzante per i cristiani, ma che ora si spiega bene - “Eli, Eli lamma azavtani” (“Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”), Giuda capisce tutto e si appende al ramo di un albero di fico con la corda presa da un pozzo. Oz ipotizza che se fossero state conosciute le vere intenzioni di Giuda, egli sarebbe stato santificato e molti papi avrebbero preso il suo nome. A quanto pare per rivalutare la figura di Giuda ci sono altre varianti proposte dal mondo ebraico. Oz non cita invece il brutto servizio fornito da Shakespeare agli ebrei creando la figura non meno famosa e negativa di Shylock.

 La figura di Shaltiel Abrabanel è - a quanto dichiarato da Oz - completamente inventata, ma appare invece molto plausibile. È un amico degli arabi. Anche quando esplode la guerra del 1948 cerca rapporti con loro e per questo viene considerato un traditore della patria. È un utopista, antagonista di David Ben Gurion all’interno dell’Agenzia Ebraica, l’organo ufficiale più importante prima della creazione dello stato di Israele. Alla quale creazione egli si oppone: gli stati sono un’idea sbagliata in generale, sono come “le file di gabbie separate al giardino zoologico”. Ma è facile ribattere contro Abrabanel: “in un posto in cui gli uomini si comportano fra loro come bestie feroci forse c’è davvero bisogno di tenerli in gabbie separate” (pag. 202). Oz sembra molto incerto se dar ragione a Ben Gurion - che stima come il più grande uomo politico, più grande ancora di re David - o al pacifista ad oltranza, ancorché di propria invenzione, Abrabanel. Da una parte: “tutta la forza del mondo non basta per trasformare l’odio in amore”, ma dall’altra: “proprio queste sono le questioni esistenziali dello stato di Israele: trasformare il nemico in sodale, il fanatico in moderato, il vendicatore in amico”. Grande è l’attrazione di Oz verso il suo personaggio, lo ama, gli vorrebbe dare sempre ragione, ma spesso ammette di dover scendere a compromessi. Occorre anche l’esercito, anche se la forza non basta. Qui gli vien bene di citare la parabola del “soldato numero undici”. Stalin aveva invaso la Finlandia. Il capo dell’esercito si reca dal presidente Kekkonen per tranquillizzarlo e gli dice “Ogni soldato finlandese è in grado di vincere dieci mugicchi russi”. La replica di Kekkonen: “Ma che facciamo se Stalin ce ne manda contro undici e non dieci?” (pag. 120)

Oz cita spesso i crociati. Per i palestinesi sono il nemico cattivo per antonomasia, un po’ il nostro “Mamma mia li turchi”. Per gli ebrei sono l’esempio negativo da non imitare, hanno paura di fare prima o poi la loro fine, essere buttati a mare. Anche perché il rapporto non è di uno a dieci ma di uno a mille! Israele ha alle sue spalle un miliardo e mezzo di musulmani che li odiano e dall’altra parte il mondo occidentale che, come noto, non sempre gli vuol bene.

È chiaro che Amos Oz è molto contrario alle politiche oltranziste della destra israeliana, ma non riesce a sposare fino in fondo le idee, pur così convincenti, dei sui personaggi liberal. Ciò che forse riconosce davvero è l’errore di partenza, quello di riportare gli ebrei in Palestina: “colpa degli inglesi che avevano promesso questo paese due volte e si divertivano a veder bisticciare i due popoli” (pag. 248).

La cornice amorosa è la parte più ‘commerciale’ e a mio giudizio meno riuscita. Trovo che sia un po’ noiosa e ripetitiva, anche se consente di ammirare l’abilità dello scrittore nel mescolare, amalgamare storie, materie e argomenti così numerosi ed eterogenei. Quando l’Autore ha finito di esprimere le sue teorie politiche e di raccontare la sua visione del mondo, Atalia caccia di casa il suo giovane amante Shemuel e la storia finisce lì.

Milano, 27 novembre 2014

Luigi Bacchiani

 

Amos Oz , Giuda, traduzione di Elena Loewenthal, Feltrinelli 2014, pagg. 327 - € 18,00

 

     

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