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Disegnare Dante

di as

 

Mio padre, che aveva riletto la Commedia in un’edizione priva di note mentre era in prigione per antifascismo, ci ricordava il gusto di leggerla senza sentirsi in obbligo di saper troppo, chi fossero ad esempio Oderisi da Gubbio e Buoso Donati, di sapere quali derivazioni da Ovidio o da San Tommaso siano sottese al testo: di gustarlo quasi come un libro di viaggio, di avventure dell’altro mondo, scorrendo nel flusso dei versi e delle rime. Certo una simile lettura, che non incespica per scrupolo nelle infinite note esplicative, si gode le modalità narrative del testo. Ne gode gli improvvisi che producono sorpresa, le digressioni che producono suspense, i ritardi e le accelerazioni, i clamori e i silenzi, le variazioni di luci e tenebre, gli spostamenti di “macchina” e gli zoom, le dissolvenze e le messe a fuoco. Se ne lascia catturare senza doversene dar conto. Ma il darsene conto è un’ulteriore fonte di meraviglia.

 

Così Stefano Levi della Torre apre l’introduzione al suo libro, in cui si alternano suoi disegni ispirati alla Commedia dantesca e brevi letture che analizzano alcuni aspetti del testo mettendo appunto in evidenza la concretezza delle immagini, la pregnanza dei termini.

Fa uno strano effetto vedere la Commedia illustrata dalla stessa mano che ogni due mesi illustra la prima pagina di Ha Keillah con immagini ispirate al testo biblico. Ma il Tanakh e Dante hanno qualcosa in comune oltre ad essere stati entrambi illustrati da Stafano Levi Della Torre? In effetti lo stesso Dante nell’epistola a Cangrande della Scala (ammesso che sia davvero sua, ma fa piacere a tutti immaginare che lo sia) propone per la propria Commedia gli stessi quattro sensi di lettura che si usano per la Bibbia. Anche nella cultura ebraica si parla di quattro sensi di lettura del Tanakh, e non molto diversi da quelli citati da Dante (l’unica differenza significativa mi pare stia nel terzo - derash, ricerca - che assume una costellazione di significati molto più ampia del semplice senso morale, anche se in alcuni casi se ne possono effettivamente ricavare regole di comportamento). Forse per questo noi ebrei ci troviamo stranamente a nostro agio con il testo dantesco nonostante l’evidente distanza culturale: perché ci è familiare questa idea di una molteplicità di sensi che non si escludono a vicenda.

Un altro elemento comune è, appunto, il realismo. Il senso letterale non cessa di avere valore nel momento in cui ad esso si sovrappongono altri sensi; le analisi più approfondite, le interpretazioni più raffinate, le considerazioni storiche e (nel caso del Tanakh) i midrashim più creativi non cancellano mai la concretezza del testo, anzi, casomai la rafforzano quando fanno comprendere ulteriormente la pregnanza della singola parola. I disegni di Stefano Levi Della Torre sulle prime pagine di Ha Keillah ci mostrano fatti e personaggi biblici che conosciamo fin da piccolissimi e al contempo ci suggeriscono altre possibili letture: la complessità dell’identità ebraica nella lunga infilata di porte che Ester deve attraversare per giungere dal re Assuero, i problemi interpretativi dovuti alla doppia narrazione della creazione di uomo e donna.

Qualcosa di analogo, si potrebbe dire, fa con il testo di Dante. I bellissimi disegni donano concretezza a un dettaglio, una parola, un’immagine, ne evidenziano il senso letterale e al contempo aprono la strada a ulteriori interpretazioni. Il realismo di Dante (e di Stefano che lo traduce in immagini) non viene meno neanche nel Paradiso, ricco di similitudini che lo avvicinano alla nostra esperienza (un’immagine che si rispecchia in acque poco profonde, un sogno quasi dimenticato).

 Se nel pensiero di Dante la realtà è figura della verità eterna - afferma Stefano Levi Della Torre verso la fine dell’introduzione (ricca di spunti di riflessione di grande interesse) - egli stesso ci offre la via per invertire il vettore: per noi, all’inverso di lui, è la “realtà” che la mente religiosa ha immaginato nel cielo ad essere “figura” e proiezione di quello che pensiamo del mondo in cui viviamo e moriamo.

Paradossalmente, dobbiamo a Dante alcuni fondamenti della laicità moderna.

as

 

Stefano Levi Della Torre, Realismo di Dante. Disegni e letture della Divina Commedia, Morcelliana, 2014, pp. 195, € 15,50

 

   

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