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Politically correct?
 

 

 

Accade in una cittadina di provincia…

Una insegnante in pensione conduce un piccolo gruppo di lettura: tutte le settimane si ritrovano insieme, leggono dei libri e ne discutono. Una simpatica iniziativa culturale.

Dopo aver letto qualche libro ambientato in ambito ebraico sorgono delle curiosità e la coordinatrice invita amici ebrei a partecipare all’incontro successivo per rispondere ad alcune domande.

Dopo qualche giorno gli invitati ricevono una mail:

Carissimi, vi ho interpellato sulla possibilità, che mi sarebbe piaciuta molto, di un vostro intervento al gruppo di lettura. Invece non se ne fa nulla. Ho sentito le componenti del gruppo e ci sono subito state le obiezioni del politically correct, per cui, se interviene una persona sul versante israeliano ne deve intervenire anche una sul versante palestinese. Inutile spiegare che non si sarebbe fatto un dibattito di tipo politico, ma semplicemente che persone di cultura ebraica ci avrebbero spiegato il senso di tradizioni a noi poco note, tratte dal romanzo di un Autore israeliano, Oz, e non palestinese. (Tra l'altro, uno scrittore di una larghezza di orizzonti straordinaria )…

A parte l’apprezzamento per la sincerità con cui viene data la spiegazione (si potevano inventare mille scuse meno imbarazzanti), sorgono alcuni dubbi: come si deve comportare chi organizza una conferenza? Se invita un monaco tibetano deve dirlo anche a un ministro cinese? Se invita uno scienziato a parlare di Darwinismo, deve invitare anche un creazionista?

Ma poi, last but not least, la cultura ebraica è la controparte naturale del popolo palestinese?

 Un anonimo provincialotto

 

     

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