Parigi

 

 

 

 

La vita, il bene più prezioso
 

 di Simone Santoro

 

Ho paura. Dinanzi alla dissennatezza del genere umano provo insicurezza, il nostro potenziale autodistruttivo mi spaventa. Non mi sento protetto né tutelato da chi dice di farlo, s’insinua in me una sensazione d’incertezza e vengo pervaso dalla voglia di scappare dal mondo e rifugiarmi sulla Luna, fintantoché non colonizzeranno pure quella! Colpiti e forse affondati, realizzo ancor di più l’imponente crisi di valori che la società occidentale sta attraversando.

È venerdì 13 Novembre, dopo la cena di Shabbat trascorsa in famiglia esco per raggiungere i miei amici in San Salvario; l’atmosfera cupa e colma di dolore è tangibile, a qualcuno scorrono lacrime lungo il volto. Tutti parlano di una strage tremenda in corso a Parigi, più attacchi in contemporanea per un totale di oltre cento morti e diverse centinaia di feriti. Ho paura, vien voglia di piangere anche a me... Mi accorgo del disagio diffuso, colgo il timore negli occhi dei miei coetanei. Ecco, ora comincia il flusso di pensieri che dà luogo a riflessioni profonde sull’umana crudeltà; pare proprio che tutti abbiano da dire qualcosa, la confusione pian piano lascia spazio a “solide” certezze politiche e sociali, quasi come se ognuno avesse in tasca la soluzione a tutto ciò che non va, un evidente disperato tentativo di pacificare gli animi. É curioso come oltre al dolore e alla tristezza palpabili nell'aria si riesca a percepire una diffusa benevolenza reciproca collettiva, il bisogno di mettere da parte le sciocchezze per sentirci, di fronte alla tragedia, forti e uniti sotto la bandiera dell’umanità e della speranza. Le notifiche di Facebook volte ad avvertire che alcuni utenti confermano di stare bene durante l’attentato terroristico giungono numerose, in giro non si parla d’altro. Verrebbe proprio da dire: maledetto venerdì 13...

Eppure che cosa é cambiato effettivamente? Un attentato terroristico nel cuore del vecchio continente si é aggiunto alla lista, peraltro già spaventosamente lunga. Era avvenuto il giorno prima a Beirut un attacco dei miliziani sunniti che aveva causato 43 decessi e 239 feriti e la settimana precedente il disastro dell’Airbus russo presso il Sinai, che l’Egitto ha prontamente tentato di spacciare come “tutto fuorché terrorismo”. Il 7 Luglio 2005 a Londra, l’11 Marzo dell’anno precedente a Madrid, una vera e propria strage; è mai possibile che l’indignazione per queste tragedie sia direttamente proporzionale alla visibilità che i media vi attribuiscono? I massacri, avvenuti lo scorso gennaio, nella redazione di Charlie Hebdo e nell’ipermercato kasher (quest'ultimo già nettamente in secondo piano rispetto al primo) avevano palesemente oscurato i tremendi eccidi perpetrati in Kurdistan da parte dell’ISIS e in Nigeria da parte di Boko Haram. La BBC affermava che il giorno sette dello stesso mese circa duemila persone fossero state ammazzate a Baqa e che la città fosse stata rasa al suolo assieme ad altri sedici villaggi. Il mese seguente una bimba kamikaze di soli sette anni si era fatta esplodere dinanzi all'ingresso di un mercato a Potiskum, sempre in Nigeria.

E ancora: Ottawa, Sidney, il museo ebraico di Bruxelles, Nizza e tantissimi altri... Pare proprio che una parte consistente del genere umano abbia bisogno, di tanto in tanto, di un doloroso promemoria. Quanto sangue ancora dovrà essere versato?

L’Europa oggi è un colabrodo, tuttavia, invece di affrontare seriamente le questioni urgenti cercando di ripristinare quei valori di cui tutti ci facciamo paladini e che acclamiamo a gran voce, i leader di quest'ultima preferiscono dedicarsi al capro espiatorio Israele, etichettando i prodotti provenienti dai territori occupati in West Bank (e dal Golan). La Storia si ripete? Non a caso alcuni governi nazionali iniziano a prendere le distanze dal provvedimento, giudicandolo profondamente sbagliato. D’altro canto manteniamo ottimi rapporti commerciali con paesi come l’Arabia Saudita e firmiamo accordi con l’Iran, realtà che condannano a morte innocenti accusati di stregoneria, apostasia e “atti incompatibili con la castità”.

É il caso di sottolineare che più di Francia, Belgio e tanti altri, lo Stato vittima per eccellenza del terrorismo islamico è proprio Israele, anche se i mass media devono seguire il trend dell'opinione pubblica affinché i servizi riscuotano successo; allo stato ebraico spettano dunque solo trafiletti qua e là, di tanto in tanto. Ma questa è la mentalità di un reality show, e di certo non dovrebbe valere per un telegiornale. Patisco tremendamente quando la realtà riportata è distorta e omissiva, perché rappresenta l'abbattimento della dignità dell’informazione, sfrutta il fenomeno sociale dell’ignoranza nel suo significato originale, che sarebbe invece da colmare con la conoscenza e l’amore per quest'ultima.

Ho paura. La bandiera francese sulle vostre immagini del profilo e i post pieni di sdegno sono sicuramente sentiti messaggi di vicinanza, ma non bastano... Così come non bastano le bombe su Daesh. Non sarà lo sciacallaggio politico di chi incita al razzismo più o meno direttamente a risolvere la situazione, e nemmeno il buonismo di coloro che parlano di un “modesto pugno di fanatici”, descrivendo il Corano come un libro che promulga pace in ogni suo versetto. Per una volta, una soltanto, si dovrebbe tutti mettere da parte ogni strumentalizzazione possibile e concentrarsi sul problema, in primo luogo decidendosi ad ammettere che sì, esso esiste e va affrontato.

Non mi rincuora sentire Putin ed Erdogan che si accusano reciprocamente di finanziare lo Stato Islamico. Mi sento preso in giro. Temo che l’avidità, gli interessi e il teatrino della politica internazionale prevalgano sulla buona fede e sulla volontà di costruire un futuro migliore. Se invece ognuno di noi si sottoponesse ad un esame di coscienza volto a riscoprire l'amore per il proprio prossimo, allora si otterrebbero risultati strabilianti e si sconfiggerebbe la diffidenza per mezzo di trasparenza e spontaneità.

Solamente dotandoci di forza di volontà, spirito di iniziativa e desiderando ardentemente di poter consegnare a coloro che verranno un mondo migliore e un’umanità più matura, potremo riconquistare pace e sicurezza, sconfiggendo con la forza dell'intelletto e dell’amore puro chi non attribuisce il giusto valore alla vita umana, che è il bene più prezioso e la gioia più grande che esista.

Simone Santoro

 


Vignetta di Davi' (David Terracini)

   

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