Storie di ebrei torinesi

Editori e librai

 

Deborah e Ruben Tagliacozzo

 

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita... Deborah e Ruben Tagliacozzo hanno deciso di cambiare totalmente la loro vita professionale.

Ruben, laureato in economia e commercio, ha lavorato più di dieci anni in una multinazionale e si occupava di controllo di gestione. Alla fatica del lavoro si è aggiunta la crisi, che ha contribuito a rendere l'ambiente più difficile.

Deborah è ingegnere, si è occupata prima di energie alternative poi di sicurezza come libero professionista.

Entrambi condividono la passione per i libri e il desiderio di svolgere un'attività sociale: così è nata l'idea di far nascere il Bardotto, un locale nel centro di Torino (via Mazzini 23), dove si vendono libri, ci si siede ai tavolini per sfogliarli, oppure si fanno due chiacchiere a merenda o ci si trova per un'ottima cenetta, circondati dai libri, in un abbraccio rassicurante.

 

Mi ricevono nel loro locale: un ambiente simpatico e moderno, dove il legno chiaro dei tavolini e degli scaffali si mescola ai colori vivaci delle copertine dei libri, disposti sia sulle scaffalature addossate alle pareti che su ripiani e scaffali disposti in modo da creare zone piacevoli e accoglienti.

Come vi siete preparati ad affrontare il nuovo lavoro e quanto è durata la fase preliminare?

Abbiamo chiesto informazioni a librai e a persone del settore. Deborah ha fatto un corso specifico per chi decide di aprire una libreria. La preparazione è durata da aprile a novembre e un architetto ha progettato l’arredo ed ha curato tutte le pratiche burocratiche.

Come definireste il vostro locale?

Deborah e Ruben sono perplessi; io propongo “Caffè letterario”, ma obiettivamente è limitativo, perché è anche un gradevole ristorante, con un’ottima scelta di vini e pietanze. Concordiamo che è un “bistrot - libreria”.

Ricordo che, all’inaugurazione uno degli ospiti invitati disse che la vostra era una scelta coraggiosa, in un momento di crisi delle librerie e, in generale, del libro cartaceo.

Il problema più grave è Amazon, che vende libri on line e consente di scaricare “eBook”, entrambi a prezzi ridotti.

Per i librai i margini di guadagno sono imposti dalle case editrici e sono molto bassi. Il caffè - ristorante è un valore aggiunto perché più redditizio dal punto di vista economico. Abbiamo dedicato molta attenzione a questo settore della nostra attività: le scelte alimentari sono coerenti con le scelte editoriali, adatte ai gusti della nostra clientela. Vini, birre, tisane, cibi sono di prima scelta, semplici ma di origine garantita e di ottima qualità. La cucina non è strettamente kasher, ma nel menù non c'è carne ed il pesce è solo quello permesso.

Inoltre c’è il wi-fi libero, la presa di corrente per i computer; insomma, cerchiamo in tutti i modi di rendere piacevole la permanenza nel locale.

Che tipo di clientela frequenta il locale?

Prevalentemente sono gli abitanti della zona: via Mazzini si trova in Borgo Nuovo e il Bardotto è diventato un piacevole punto di incontro, un riferimento per i suoi abitanti. Dovendo dare una definizione potremmo dire che la nostra clientela è la sinistra intellettuale che abita nella zona, oltre ad alcuni membri della Comunità ebraica.

Quale è l’aspetto più piacevole di questo lavoro?

R.: Gli incontri con persone interessanti, conoscere personalmente autori ed editori, oltre al dialogo con i clienti.

In questo anno di vita del Bardotto ci sono stati eventi particolari, dedicati alla cultura ebraica?

Abbiamo preparato un “seder divulgativo” (cena pasquale), durante il quale Anna Segre ha spiegato il significato della pasqua ebraica (Pesach) e della cena rituale, in cui ogni alimento ha un significato legato alla narrazione.

Inoltre Sarah Kaminski ha lavorato con noi per una serata su "Israele - terra e sapori”, particolarmente attuale nell’anno dell’Expo.

Nell'ambito del “Salone off”, in collaborazione con Pagine ebraiche, abbiamo organizzato la conferenza "Ebraismo ai confini dell'ebraismo".

Oltre a questi eventi abbiamo presentato i libri di Anna Foa, Portico d’Ottavia e di Emilio Jona, Il celeste scolaro.

Come avviene la selezione dei libri che esponete per la vendita?

Anzitutto il gusto personale, poi la lettura delle recensioni e il consiglio delle case editrici. Vendiamo prevalentemente libri di narrativa, ma anche storia, geopolitica, letteratura per l’infanzia, guide turistiche, narrativa sportiva. Abbiamo anche una piccola sezione dedicata alla musica e all’architettura, ma non di tipo tecnico. Autobiografie e biografie, qualche libro sull'ebraismo. Gli autori israeliani sono molto ricercati, di meno i libri sulla cultura ebraica: d’altra parte non è un settore in cui siamo specializzati.

Per il rifornimento dei libri ci rivolgiamo ai grossisti o direttamente ad alcune case editrici di nicchia; il non venduto viene reso e a nostro carico ci sono solo le spese di spedizione.

Quali reazioni ha suscitato in famiglia la vostra decisione?

Inizialmente nostro padre era contrario: essendo cresciuto in una famiglia di commercianti, sapeva bene quali rischi sono connessi a questo tipo di lavoro. Inoltre riteneva che entrambi avessimo caratteri poco estroversi, quindi inadatti al continuo contatto col pubblico. Invece la mamma ha avuto un atteggiamento più positivo, le piaceva il lato avventuroso della nostra scelta.

Avete una visione imprenditoriale comune? Siete sempre d’accordo nelle decisioni?

Rispondono all’unisono: lei risponde decisa “sì!”, Ruben risponde “abbastanza..”. Sono stupita e Deborah sorride dicendo “è una questione caratteriale: lui è più cauto negli entusiasmi”.

Differenze caratteriali?

Sono solo screzi, ma ci si compensa e quindi la sintesi è positiva.

Cosa vi piacerebbe fosse detto di voi?

Che abbiamo creato un posto piacevole che prima non c'era, c'è una buona proposta di libri e si mangia bene!

 

Intervista di Bruna Laudi

   

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