Libri

 

 

 

 

La selva dei morti

 di Paola De Benedetti

 

 

Ernst Wiechert, nato in Germania nel 1887 e morto in Svizzera nel 1950, era uno scrittore ai suoi tempi molto noto, amato come descrittore di una natura amica, una natura intatta in cui gli uomini riuscivano a distogliere il pensiero dalle tragedie della prima guerra mondiale; avevo letto da adolescente alcuni suoi libri della cui trama ho un vago ricordo, ma di cui mi è rimasta la sensazione di una pace interiore conquistabile al contatto con la natura. Assolutamente diverso, e sorprendente nel paragone, è il registro del libro che si recensisce.

La selva dei morti (la traduzione del titolo perde la tragica assonanza tra Totenwald e Buchenwald) era stato pubblicato in Italia nel 1947, ed è oggi ripresentato dall’editrice Skira nella stessa traduzione di allora di Livia Mazzucchetti; è il diario, scritto sotto forma di romanzo in terza persona, dell’esperienza vissuta dall’autore nelle carceri naziste e nel campo di Buchenwald tra il maggio e l’agosto del 1938: Wiechert era stato arrestato dalla Gestapo per aver espresso pubblicamente solidarietà verso Martin Niemöller che, dopo essere stato processato per il contenuto di un suo sermone e assolto, era stato internato a Dachau per ordine di Hitler.

Contravvenendo all’ingiunzione dei suoi carcerieri Wiechert, dopo la liberazione ottenuta per l’interessamento sia della famiglia sia dei suoi numerosi estimatori (non - commenta amaro - di poeti e scrittori) ha scritto nel 1939 il romanzo-diario, sotterrato nel giardino della sua casa e pubblicato a Zurigo nel 1946.

Con una prosa avvincente l’autore rievoca i momenti drammatici che ha vissuto e che ha visto altri vivere, la crudeltà, l’arroganza, l’ottusità dei carcerieri, ma anche la straordinaria solidarietà esistente tra compagni di sventura; e racconta le sue sensazioni: all’ingresso nel campo “non era tanto un senso di terrore o di annichilimento o di stordimento ottuso, quanto piuttosto l’impressione di un gelo crescente che partiva da un dato punto del suo intimo e andava sempre più diffondendosi, sino a pervaderlo tutto”; considerando la situazione dei deportati ebrei (lui era tra i politici) sente “con certezza incrollabile” che il Reich sarebbe crollato: “non esiste civiltà che si possa costruire sul sangue umano” (ricordo che lo scriveva nel 1939).

Uscendo dal campo raccoglie dai compagni rimasti cenni furtivi di saluto: “‘non dimenticarci’ gli gridavano senza voce, ‘Pensa a noi! Aiutaci! Non dimenticarci!’ No, non li avrebbe dimenticati mai”.

A loro ha dedicato il libro “per la memoria dei morti - per la vergogna dei vivi - per ammonimento ai posteri”.

 

                                                                               Paola De Benedetti

 

Ernst Wiechert - La Selva dei morti - Ed. Skira 2015, € 14

 


David Roberts, Gerusalemme

    

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