Minima moralia

 

 

Il popolo d’Israele non ama obbedire. Non l’ha mai amato. Mosè, nostro maestro, la sa lunga su quanto poco fosse abituato a obbedire, il popolo d’Israele. Anche i profeti potrebbero raccontarvelo. Dio stesso si lamenta per tutta la Bibbia dei riottosi figli d’Israele: il popolo discute con Mosè, Mosè discute con il Signore. Mosè gli presenta pure una lettera di dimissioni. Alla fine la ritira, ma solo dopo una lunga trattativa, solo dopo che il Signore si è arreso e ha accolto la sostanza delle sue rimostranze (si veda Esodo 32,31-33).

Abramo, il padre atavico, si mette a mercanteggiare con Dio a proposito di Sodoma quasi come un commerciante di auto usate: cinquanta giusti? Quaranta giusti? Trenta? Venti? E se ne bastassero dieci? […] Abramo non cade affatto in ginocchio implorando il Signore di perdonarlo per la sua sfrontatezza. Al contrario. Volta lo sguardo verso il deserto e pronuncia le parole forse più ardite di tutta la Bibbia, se non di tutte le religioni mai venute al mondo: “Com’è che il giudice della Terra non giudica secondo giustizia?” (Genesi18,25). In altre parole sarai pure il giudice di tutta la Terra, ma non stai sopra la legge. Sei colui che legifera, ma non stai sopra la legge. Sei il sovrano di tutto il mondo ma non stai sopra la legge. […] E nessun fulmine incenerisce Abramo sul posto come castigo per la sua sfrontatezza nei confronti del cielo.

 

(Amos Oz, Cari fanatici, Ed. Feltrinelli 2017, trad. E. Loewenthal, pp.52-53)

 

 Giorgio Tedeschi, Barca e veliero inclinato

 

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