Italia

 

 

Confronto a più voci

 

di Giulio Disegni

 

Ad oltre metà dellattuale mandato quadriennale, lUnione delle Comunità Ebraiche italiane ha indetto a Roma l’1 e il 2 novembre scorsi gli “Stati Generali” dellebraismo italiano, ossia un confronto pubblico di riflessione per dibattere le questioni più attuali di interesse generale per lebraismo italiano, con l’intento di pervenire alla formulazione di indirizzi generali e programmatici per lattività dellUnione. Ad esserne invitati, oltre ai 52 Consiglieri dell’Ucei, sono stati tutti i Consiglieri delle 21 Comunità ebraiche italiane, i Rabbini, i rappresentanti delle associazioni, enti ebraici, testate giornalistiche operanti nel mondo ebraico italiano.

Al di là dellobbligo statutario, se ne sentiva davvero il bisogno, a detta della gran parte degli intervenuti, memori del fatto che uno dei momenti cardine dellUnione, prima della recente riforma statutaria, è stato, da sempre, il Congresso, luogo di discussione e di confronto per eccellenza che, pur una volta ogni quadriennio, costituiva uno dei riferimenti centrali della vita ebraica italiana.

Gli Stati Generali tenutisi a Roma, a differenza dei Congressi, non avevano il compito di discutere e votare mozioni, ma semplicemente di permettere agli intervenuti di far emergere e dibattere i principali temi programmatici, ideologici e culturali, che caratterizzano oggi lebraismo italiano, proponendo linee di azione e priorità, sia con riferimento ai rapporti interni, sia al contesto esterno.

E dunque, dopo una relazione iniziale di Noemi Di Segni, Presidente dellUnione, la prima sessione, introdotta dal casalese Elio Carmi, si è aperta con un confronto sulla “Sostenibilità delle piccole e medie Comunità”, uno dei temi centrali nel panorama ebraico italiano, che vede ormai una sempre più forte polarizzazione sulle due grandi Comunità, Roma e Milano, e che deve però confrontarsi con molteplici realtà disseminate sullintero territorio nazionale, che comprendono le altre diciannove Comunità, medie, piccole e piccolissime, ma anche una decina di Sezioni di Comunità e la vasta area del sud Italia, che registra continui fermenti e richieste di intervento. Qui il dibattito, a molte voci, si è incentrato soprattutto sulle sfide che investono quotidianamente realtà che sono in taluni casi anche molto piccole nei numeri, ma che non per questo intendono rinunciare a veder soddisfatte le loro esigenze di tipo culturale e religioso, senza contare che sono chiamate ad essere protagoniste della vita delle città di riferimento e a garantire la continuità di nuclei radicati nel territorio da secoli.

Come ha ben sintetizzato il coordinatore della prima sessione: “Le piccole Comunità sono un patrimonio di tutti. E come tali devono essere tutelate, con lerogazione di servizi e con iniziative che facciano davvero rete”, ma le maggiori criticità stanno proprio nel fatto che le grandi Comunità sono lontane da queste esigenze e lUcei deve naturalmente supplire dove può. 

La seconda sessione, intitolata “Essere rabbanim in Italia oggi”, ha visto confrontarsi rav Alfonso Arbib e Dario Calimani, moderati da Dan Segre su un tema molto spesso assai spinoso. E subito si è entrati nel vivo di un rapporto problematico, talvolta conflittuale, dopo le prime parole del Rabbino Capo di Milano: “Fare il rabbino porta inevitabilmente a dire dei no. Un fatto che non rende sempre simpatici”, ma Calimani si è posto un interrogativo non certo di poco conto: “Il futuro dellebraismo italiano come lo si garantisce?”. 

Il dibattito si è quasi subito spostato sul tema dellinclusione nelle Comunità e, di riflesso, su conversioni, matrimoni misti, e da ultimo sullo stato delle relazioni con lebraismo non ortodosso, con una richiesta anche di adesione allUCEI da parte della neo-nata Federazione Italiana per lEbraismo Progressivo, tema delicato che dovrà essere approfondito e discusso perché nuovo nel panorama ebraico italiano.

E poi una sessione di analisi geopolitica su “Il mondo che viviamo”, a cura di Claudio Vercelli: in una realtà internazionale in profondo cambiamento, ci si è chiesti, quale messaggio può portare il mondo ebraico, quale Israele? A discuterne, insieme allo storico Vercelli, sono stati chiamati la viceambasciatrice israeliana in Italia Ofra Farhi e il Ministro per gli affari pubblici dellambasciata Ariel Bercovich, che ha ricordato perché oggi Israele è molte cose oltre al conflitto, riportando il focus sulla necessità di raccontare le tante sfaccettature della realtà israeliana. E Maurizio Molinari, in un video, ha sottolineato che ormai si è di fronte a una stagione in cui le democrazie si sono indebolite dal di dentro a causa della protesta populista.

Il dibattito che si è sviluppato si è poi spostato su che cosa possono fare le Comunità ebraiche di fronte alla situazione attuale: porre laccento sul valore della Memoria, ma anche fare da ponte con linnovazione dIsraele, fucina e laboratorio di gran parte di nuove frontiere del sapere, oltre a valorizzare il radicamento territoriale delle comunità ebraiche, in un momento storico in cui le realtà locali tendono ad essere protagoniste. 

Un'ulteriore sessione è stata dedicata ai “rapporti istituzionali nellItalia di oggi”. Temi nodali del dibattito: identità, partecipazione, futuro; le relazioni tra piccole e grandi Comunità; il confronto aperto tra rabbini, dirigenza comunitaria e iscritti; i nuovi modelli di aggregazione e inclusione nella società che cambia.

 E, ancora, si è ragionato su un tema centrale del nostro futuro, ossia su come reperire le risorse necessarie alle istituzioni dellebraismo italiano e come incrementare una risorsa fondamentale come la raccolta dellOtto per mille, per aiutare l’Ucei nelle sue molteplici attività e iniziative istituzionali, un’Ucei sempre più cresciuta e riconosciuta come presenza viva e dinamica nell’intero mondo ebraico e nei suoi rapporti con il Paese.

A spiegare il percorso intrapreso dallUnione, i Consiglieri UCEI David Menasci e Elio Carmi hanno sottolineato come il mondo ebraico abbia grandi potenzialità per far crescere le firme dellOtto per mille e di come lUCEI stia investendo per avviare una campagna mirata a questo scopo, da affiancare al lavoro quotidiano dei diversi strumenti di informazione realizzati dalla redazione giornalistica.

A fronte di molto pregiudizio e di un crescente razzismo e antisemitismo vi è un grande bacino di cittadini italiani che dimostra interesse verso lebraismo, come confermano i report relativi proprio allOtto per Mille, ma gli italiani sanno che gli ebrei esistono, pur avendo assai poca consapevolezza su chi siano realmente e lavorare su chi dimostra interesse a scoprirlo è necessario.

Ma il passo fondamentale è riuscire a instaurare un rapporto di dialogo stretto con la società interessata al mondo ebraico e quindi far capire perché è importante che i singoli conferiscano fiducia e risorse allebraismo italiano anche attraverso la sottoscrizione dellOtto per mille. E poi si è discusso sull’altro grande tema della comunicazione, affrontato in altra parte di questa Rivista.

Dunque tante voci per riflettere e discutere su una realtà con gravi criticità, di decremento demografico, di difficoltà finanziarie e di disaffezione.

Non ci sono o non si sono certo trovate ricette utili a superarle, ma è stato già importante discuterne in un consesso assai più ampio di quello rappresentato dal solo Consiglio dellUcei: si è capito che momenti di confronto e di scambio di idee, esperienze e iniziative non possono che fare del bene a un microcosmo quale quello ebraico italiano, fermo nel solco della tradizione, ma pronto per una ventata di rinnovamento, non solo per sopravvivere, ma semplicemente per continuare a vivere.

Giulio Disegni

 

Moshe Safdie, Khalsa Heritage Center, Anandpur Sahib, Punjab, India

Share |