USA

 

 

La casa dei sovranisti

di Manfredo Montagnana

 

Il recente libro “Fire and fury” di Michael Wolff (già uscito anche in edizione italiana) è di grande interesse per almeno due motivi: in primo luogo il racconto dell’ascesa di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti offre un’analisi puntuale e sconvolgente del suo pensiero politico (“pensiero” riferito a Trump è, secondo Wolff, una parola grossa). Inoltre la lettura del libro spinge in modo del tutto naturale a cercare informazioni sui vari personaggi, sulle loro posizioni politiche e sui loro collegamenti in USA e in Europa.

Il racconto è pervaso dalla constatazione che Trump non ha mai avuto esperienze nel campo della politica e della gestione delle amministrazioni statali o federali, come quasi tutti coloro che lo hanno accompagnato dall’inizio della campagna elettorale per la Presidenza USA fin nella Casa Bianca (in particolare la figlia Ivanka e suo marito Jared Kushner). Infatti, è noto che nessuno di loro, nemmeno Trump stesso, pensava che potesse vincere le primarie repubblicane e poi le elezioni.

Queste condizioni così estreme sono forse la spiegazione della idea guida del trumpismo, il rifiuto sistematico del modo usuale di amministrare la cosa pubblica e di assumere le decisioni politiche: dalle scelte in politica estera, a quelle sulla conduzione dei vari enti federali, dai rapporti con i media a quelli con gli altri attori politici statunitensi. Si tratta della rinuncia ad ogni confronto fra idee diverse, della difesa del diritto di operare scelte anche assai rilevanti sulla base di valutazioni strettamente individuali e spesso passionali.
 

Occorre ricordare che in realtà il vero leader del trumpismo è Steve Bannon, che è stato il principale responsabile della vittoria di Trump ed ha influenzato la politica del Presidente fino alla sua espulsione dalla Casa Bianca.
 

Nel libro di Wolff, Bannon appare come il rappresentante della più conservatrice fra le tre politiche che si sono confrontate nella Casa Bianca dopo l’ingresso di Trump, essendo la destra repubblicana tradizionale guidata da Reince Priebus e l’ala progressista da Ivanka Trump e Jared Kushner. Bannon è un esponente della “Alt-right” (alternative right), un movimento decisamente razzista, sostenitore della superiorità della razza bianca. Lo stesso Bannon ha fondato The Movement come risposta alla Open Society di George Soros, con l'obiettivo di diventare la casa di tutti i sovranisti ed, in particolare, di riunire i sovranisti europei in vista delle elezioni del Parlamento europeo del 2019. In questa veste, Bannon sostiene molti movimenti di destra come il Raggruppamento Nazionale francese di Marine Le Pen, il Partito per la Libertà olandese, l'Alternativa per la Germania, la Lega italiana di Matteo Salvini, il Partito della Libertà Austriaco. Nella politica di Trump - in particolare in quella sull’immigrazione - si rispecchia l’ideologia posta alla base del decreto (oggi legge) sulla sicurezza.
 

I rapporti stretti da Salvini con Bannon rendono ancora più evidente la concordanza delle sue idee con quelle degli altri leader populisti, sovranisti e razzisti europei e sollevano molte perplessità sulla sua visita in Israele e sull’atteggiamento amichevole con cui Netanyahu lo ha accolto.

 

Manfredo Montagnana

 

Moshe Safdie, Skirball Cultural Center, Los Angeles

 

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