Storia

 

 

Io fui, io sono, io sarò
A Rosa Luxemburg per il centesimo anniversario

 di Manuel Disegni

 

In occasione del centenario dell'assassinio di Rosa Luxemburg è più che mai il caso di dire con enfasi: zichronà livrachà, possa il suo ricordo essere una benedizione. Il ricordo è il cuore pulsante della sua vita e della sua morte rivoluzionarie. Il principio di Pesach, che non c'è libertà senza ricordo della schiavitù subita, ha trovato nella Lega di Spartaco e nell'estremo sacrificio del suo capo la più alta realizzazione che la storia e la politica moderne gli hanno tributato.

Appena uscita dalle galere polacche dove fu rinchiusa dopo il fallimento della rivoluzione del 1905 e ritornata a Berlino, la sua base operativa, una volta Rosa prende la parola in un'assemblea di lavoratori. Una compagna di partito introduce il suo comizio: “Vi presento la dottoressa Rosa Luxemburg: viene direttamente da Varsavia, dove a rischio della vita si è prodigata per la rivoluzione russa”. Applausi, “brava!”. “Compagne e compagni! Chi mi ha presentato ha concluso facendo di me una martire e una vittima della rivoluzione russa. Devo contestare questa immagine”. Non fraintendiamo, non vediamo qui un esercizio di umiltà. A Rosa non si addicono manfrine né falsa modestia. Ecco cosa invece intendeva: “Dovete avere un'idea del tutto sbagliata di quello che è una rivoluzione: un immenso mare di sangue, inenarrabili sofferenze del popolo... Ma questo è il punto di vista - della borghesia, non del proletariato! Per centinaia di anni il popolo russo ha sofferto in silenzio sotto il giogo dell'assolutismo. Si è mai chiesto qualcuno quanti uomini sono morti di fame, e di scorbuto, in assoluta miseria? quante migliaia di proletari sono caduti sui campi di battaglia, e del lavoro? quanti bambini denutriti ammalano nei villaggi e muoiono senza raggiungere il primo anno di vita? Capirete, che a paragone dei sacrifici e delle sofferenze di allora, quelli di oggi sono minimi. Oggi ciascuno sa perfettamente per che cosa muore, per che cosa soffre, per che cosa combatte”. Applausi molto più forti.

Per Rosa, il senso più profondo del materialismo storico sta in una dottrina della rivoluzione che insegna a guardare indietro per guardare avanti; a cercare nel passato il compito del presente. Sotto la sua guida, il proletariato spartachista attinge le energie spirituali necessarie alla lotta di emancipazione e alla costruzione di un futuro umano nella disperazione delle generazioni di sconfitti senza nome e senza numero. La rivoluzione non è né il risultato ineluttabile delle leggi dello sviluppo economico, né un ideale utopico e soggettivo di una società perfetta. La rivoluzione - ci insegna Rosa la rossa, mai illusa, sempre certa della vittoria finale - la rivoluzione ha una sostanza materiale e vitale: questa sostanza è la sofferenza accumulata in secoli di oppressione e sfruttamento. I morti ci ammoniscono. Ecco perché il suo sacrificio - di sacrificio si tratta, agonia trionfale, apoteosi: Rosa va consapevolmente incontro ai suoi assassini - non può essere valutato come un errore strategico dettato da un qualche malinteso senso dell'onore. Rosa è morta come morì Spartaco, massacrata e resa immortale dagli sgherri del potere. È la rivoluzione che monta. Rosa vive ancora. Solo nel giorno della vittoria del comunismo potremo finalmente seppellirla, e le diremo: ben scavato, vecchia talpa!

Rosa è antimilitarista, non pacifista. Per tutta la vita fa la guerra alla guerra, ma sa bene che il sovvertimento dei rapporti sociali e politici nei quali “l'uomo è un essere degradato, assoggettato, abbandonato e spregevole” non può essere conseguito senza la forza. Nonostante il suo rifiuto del revisionismo e del parlamentarismo che ormai determinavano l'indirizzo politico della socialdemocrazia tedesca (SPD), nonostante i contrasti con la direzione, milita nelle fila del maggiore partito operaio europeo nel tentativo di utilizzarne le strutture organizzative per la propaganda antimilitarista. Solo la diserzione di massa e il coinvolgimento dei soldati in un grande sciopero generale internazionale possono impedire la prima guerra mondiale, un evento da lei previsto.

La sua opera teorica più importante è L'accumulazione del capitale, del 1913, ed è una spiegazione economica dell'imperialismo. In una critica a Marx, che mostra l'insufficienza di un'analisi basata esclusivamente sulle categorie del regime di libero scambio, Rosa spiega l'imperialismo come una reazione del capitale alle crisi periodiche di accumulazione. Il suo studio individua nella limitata capacità di consumo di una società capitalistica il limite interno dell'accumulazione. Al centro c'è il problema della realizzazione di quella parte di plusvalore che deve essere capitalizzata: una società capitalistica realizza di per sé la parte variabile del capitale (attraverso la riproduzione della classe lavoratrice); quella costante (attraverso la sostituzione dei mezzi di produzione consumati); e quella parte di plusvalore destinata al consumo della classe dominante. Ma quel che rimane, chi se lo compra? Da dove arriva quella parte di profitto che deve essere reinvestita nella riproduzione allargata? “La realizzazione del plusvalore per scopi di accumulazione è, in una società che consiste solo di lavoratori e capitalisti, un compito irrisolvibile”. La scoperta scientifica che segue dalla formulazione di questo problema è che il sistema capitalistico non è autosufficiente, e che le sue crisi periodiche possono essere superate solo attraverso un allargamento violento del mercato, quindi la conquista e il soggiogamento di territori e popoli non capitalistici. Di qui, il nesso organico fra l'accumulazione interna (basata su economia di mercato, produzione di plusvalore e lavoro salariato) e il rapporto del capitalismo con altri modi di produzione (basato sulla violenza, il saccheggio e la schiavitù). Sul fronte interno, lo sfruttamento è mascherato da scambio di equivalenti, e il compito dell'analisi scientifica è mostrare la realtà dell'espropriazione dietro il velo della proprietà e del diritto privati (Marx). Sul fronte esterno invece, nel colonialismo, dove oppressione e violenza hanno luogo alla luce del giorno, l'analisi scientifica deve mostrare il nesso di questi fenomeni non civili con l'accumulazione propriamente capitalistica (Luxemburg). Spiegazione economica della violenza bellica e spiegazione storica dei rapporti sociali su cui si basa l'economia borghese sono le due facce di un'unica scoperta scientifica, il principio di Luxemburg per cui il militarismo è un metodo necessario di accumulazione di capitale. La rivoluzione anticapitalista è dunque l'unica possibilità di risparmiare all'umanità il flagello della guerra.

Tertium non datur. “Socialismo o barbarie” - scrive durante il primo anno di guerra in La crisi della socialdemocrazia (l'SPD, non si dimentichi, votava l'anno prima i crediti di guerra). Aut-aut.

Rosa pensa sempre dal punto di vista dell'ultima battaglia, della lotta finale - dopo di noi, mai più guerra. La tattica della lotta di classe e politica, per lei, è sempre subordinata alla rivoluzione. La rivoluzione è il punto di culminazione cui tende il conflitto, senza focalizzare il quale ogni lotta è cieca. Nei comizi di Rosa non è un dirigente politico fra gli altri ad agitare le masse, è la verità stessa, la verità indubitabile della vittoria finale e della realizzazione di un ordine sociale degno del genere umano, una società che non conosce più sfruttamento né guerre. Rosa è la rivoluzione.

Ora o mai più. Nei primi quindici giorni del gennaio 1919 a Berlino si tratta di agire una volta per tutte. Dopo quattro anni di guerra è finalmente arrivata l'ora della battaglia finale.

Il 31 dicembre 1918 la Lega di Spartaco convoca il proprio congresso nazionale e fonda il Partito comunista tedesco (KPD), staccandosi dai socialisti indipendenti che partecipavano al governo socialdemocratico Ebert-Scheidemann. Rosa propone di partecipare come KPD alla elezioni dell'Assemblea nazionale, ma viene messa in minoranza. Negli stessi giorni, il ministro Noske concentra intorno alla capitale le truppe regolari e le unità paramilitari dei Freikorps. L'aria invernale è elettrica. Il neonato KPD è impreparato alle provocazioni del governo e viene trascinato nell'insurrezione all'improvviso e in condizioni di carenze organizzative e militari. La rivolta scoppia incontrollata. È una disfatta, un bagno di sangue. Rosa rifiuta di abbandonare Berlino per mettersi in salvo. La sera del 15 gennaio viene arrestata nel suo rifugio e poche ore dopo il suo cadavere gettato nel canale Landwehr.

Il giorno prima scrisse il suo ultimo articolo, un bilancio storico della rivolta spartachista, e della sua vita: L'ordine regna a Berlino.“Le masse”, scrive Rosa, “erano all'altezza. Hanno fatto di questa sconfitta una di quelle sconfitte storiche che sono l'orgoglio e la forza del socialismo internazionale. Perciò da questa sconfitta fiorirà la vittoria. 'L'ordine regna a Berlino!' - Stupidi sbirri! Il vostro 'ordine' poggia sulla sabbia. Domani la rivoluzione si riergerà con gran clamore e vi sgomenterà annunciando con suono di trombe: io fui, io sono, io sarò!”.

A quanto pare, in alcuni quartieri operai di Berlino, circola la leggenda che Rosa la rossa non sia morta, che sia riuscita a scappare, e che tornerà, allo scoccare della battaglia finale, per condurre la rivoluzione alla vittoria.

Manuel Disegni

 



Rosa Luxemburg

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