Lettere

 

Pensiamo a tutti gli oppressi

Messaggio dei ragazzi dell’Hashomer Hatzair in occasione di Chanukkah

 

Dev’esserci stato un tempo in cui sul trono di Siria sedeva un re, un re sotto il cui regno un intero popolo fu costretto e ridotto a violare quelli che da sempre erano stati i loro precetti, la loro peculiarità e la loro storia.

Un giorno questo re ordinò di far distruggere un tempio, appartenete un tempo a quel popolo oppresso, un tempio la cui parte restante era ora usata come dimora di cerimonie e moderni culti pagani.

C’era poi, all’interno di quel popolo oppresso la cui fede era vietata, un giovane che con i suoi numerosi fratelli riuscì ad organizzare una ribellione contro la tirannide regnante.

Riuscirono quindi a riconquistare il loro prezioso tempio e si imposero di riaccendere le luci del candelabro le cui candele avrebbero dovuto ardere per otto giorni di fila, alimentate da olio di oliva puro che purtroppo però, stando alle quantità trovate, sarebbe bastato solo per il primo di questi otto.

Ecco, noi tutti sappiamo cosa avvenne dopo.

Tutti sappiamo che quel Re era Antioco, che quel popolo era il nostro, che quei fratelli erano i Maccabei, che il tempio era quello di Gerusalemme e sopratutto sappiamo fin troppo bene del miracolo che avvenne, per il quale noi oggi siamo qui a ricordare con l’accensione delle candele di Chanukkah

Noi però in quanto bogrut dell’Hashomer Hatzair di Torino vorremmo porre la nostra attenzione non tanto sul miracolo delle candele quanto più sul trarne un insegnamento.

Inizialmente vi abbiamo raccontato la storia che già conoscete parlando però di un popolo in generale non specificando che si trattava del nostro. Questo perché ci preme far venir fuori che quando si parla di un popolo oppresso non è tanto importante conoscere il suo nome quanto più il fatto che sia oppresso e cercare di far qualcosa per cambiare la sua condizione.

Ricordiamo i Maccabei per il grosso gesto eroico che fecero per cambiare la loro posizione e vogliamo proporre a tutti i presenti di sentirsi Maccabei non soltanto per il proprio popolo ma per tutti quelli che oggi non si trovano in una situazione umana e libera.

Perché la realtà è che Antioco ha regnato intorno al 200 a.C. e oggi siamo nel 2018 eppure i Kurdi e i Rohingya sono popoli oppressi e non riconosciuti proprio come lo siamo stati noi sotto il regno di quello stesso Antioco.

Quindi nell’accendere le candele questa sera, invitiamo tutti quanti a non pensare solo al miracolo accaduto a noi ma a tutti quelli che ancora non sono accaduti.

Poniamoci come parte attiva del mondo che viviamo e non guardiamo solo alla realtà che abbiamo vissuto o stiamo vivendo in quando singolo popolo.

Vi invitiamo a vedere il mondo come una grande e giustissima comunità dove ognuno di noi ha la responsabilità di prendersi cura dei diritti di tutti

e ribadiamo il TUTTI, non solo quelli che hanno in comune con noi una tradizione.

 

Moshe Safdie, Yad Vashem, Monumento ai Bambini

 

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