Ancora sul tema del perdono

di Guido Fubini

Abbiamo più volte trattato il tema del perdono, ma sempre con riferimento ai criminali nazisti. Più attuale sembra dovere essere un tentativo di affrontare lo stesso tema con riferimento alla Chiesa cattolica, specie dopo il viaggio del Papa Giovanni Paolo II a Gerusalemme e la preghiera da lui pronunciata davanti al Muro del pianto. Senza dubbio quel viaggio e quella preghiera furono commoventi. Tuttavia, se si riesce a superare il momento della commozione, è doveroso affrontare l’argomento con la freddezza che richiede ogni giudizio che voglia essere insieme etico, politico e storico.

Abbiamo già notato, parlando dei criminali nazisti, che non si può concedere il perdono a chi non l’ha chiesto: e non risulta che Kappler, Priebke e Engel abbiano mai chiesto perdono per quello che hanno fatto: nessun criminale nazista ha mai chiesto perdono. Ma lo stesso non può dirsi per la Chiesa cattolica.

Resta tuttavia una perplessità. Alcuni anni fa un filosofo francese ebbe a scrivere: "Il faudrait, pour prétendre au pardon, s’avouer coupable, sans réserves ni circonstances atténuantes". È giusto, ma non basta. Il perdono richiede il pentimento, e il pentimento implica il riconoscimento della propria colpa o del proprio errore e l’impegno ad eliminarne – per quanto possibile – le conseguenze.

Io mi chiedo se, da parte della Chiesa cattolica, questo impegno ci sia mai stato: quante sinagoghe, quante moschee, sono state trasformate in chiese cristiane ? Basta percorrere la Spagna da Granada a Toledo, da Toledo a Siviglia, per rendersene conto. Il pentimento, per essere sincero, richiede la restituzione di questi edifici alla loro primitiva destinazione. Quanti bambini, dal Mortara nell’800 in Italia, ai fratelli Finaly nella Francia occupata dai nazisti, sono stati sottratti alle famiglie con la complicità delle donne di servizio o degli ospiti cristiani ? Certo non possiamo chiedere che si restituisca la vita alle vittime dei roghi dell’Inquisizione, anche se i registri parrocchiali possono aiutarci a ritrovarne i nomi, ma sembra doveroso chiedere dove sono finiti i fratelli Finaly, dove sono finiti tutti coloro ai quali la Chiesa ha salvato il corpo col pretesto di salvarne l’anima ?

Che io sappia c’è un caso in cui la Chiesa cattolica ha rinunciato a convertire il giovane ebreo che era stato nascosto e salvato: è quello di Saoul Friedlaender. Se ce ne sono altri, vengano fuori. Ma sia chiaro che il pentimento implica l’impegno ad eliminare le conseguenze di quanto si è commesso: solo la restituzione alle loro famiglie e alla comunità ebraica di coloro che sono stati battezzati nei modi che si è detto può consentire il perdono.

Guido Fubini