Israele

Ortodossie

di Reuvèn Ravenna

 

In Italia allorché si parla di "conservatives" o di "reformed" o di Ortodossi lo si fa, per lo più, sporadicamente, con un interesse, direi, "esotico", dato che le comunità della Penisola non sono state mai coinvolte, in toto, nella problematica delle correnti religiose ebraiche.

Ogni tanto singoli, di ritorno da viaggi in U.S.A., tentano di aprire un dibattito, "auspicando che anche in Italia si instauri un pluralismo di tipo americano, in nome della tolleranza contrapposta alla rigidezza del Rabbinato locale". A maggior ragione si possono capire lamentele del genere in Erez Israel, dove l’ortodossia gode del monopolio statutario sulla vita dei cittadini ebrei, dalla nascita ai "120 anni", con il sostegno dei "laici" che da sempre hanno considerato gli altri movimenti religiosi come "deviazioni" dal ceppo storico dell’ebraismo.Cosa è l’"Ortodossia", storicamente e sociologicamente parlando? Sono considerati "ortodossi" gli ebrei che osservano le mizvoth della Torà – scritta e orale – dataci sino alle ultime generazioni nella Rivelazione sinaitica.Scendendo ai particolari, le differenze di comportamento e di cultura delle componenti ortodosse sono notevoli.

La distanza tra un haredì di Mea shearìm o di Bené Berak è maggiore di quella che intercorre, poniamo, tra un "conservative" tradizionalista e un datì moderno.

L’Ortodossia, quale si presenta nell’ebraismo contemporaneo, non è semplicemente la continuazione della società tradizionale pre-emancipatoria. L’Ortodossia è l’espressione del confronto dell’ebreo osservante con l’apertura del suo mondo alla cultura e alle ideologie dominanti tra i non-ebrei.Questo processo storico si è manifestato in diversa intensità e in tempi differenti soprattutto nei paesi dell’Europa centro-orientale e dell’Islam.InEuropa l’area germanica è stata la culla delle ideologie religiose e "laiche" dell’ebraismo moderno, mentre i paesi afro-asiatici hanno recepito di riflesso l’Israelitismo occidentalizzato soprattutto di stampo francese.

La reazione alla modernità si è concretizzata in una vasta gamma di atteggiamenti, dalla chiusura, per quanto possibile, ermetica in un ghetto mentale e culturale alla ricerca di sintesi selettive, nella prassi e nel pensiero, al fine di armonizzare il tradizionalismo conservatore col clima intellettuale dell’Occidente, senza cedere alle scelte radicali della riforma o alla tentazione, più sottile, dell’"ebraismo storico positivo", cioè dei conservatives, con i quali, per inciso, si possono notare punti di contatto nell’ambito della prassi e della ricerca scientifica.L’Ortodossia o meglio la neo-Ortodossia risale alle tesi del Rav ShimshonRefael Hirsch, il paladino della "Torà ’im derech Erez", propugnatore di una integrazione armonica dell’ebreo shomer mizvoth nella cultura europea, e specificamente tedesca, nel quadro della conquistata parità civica e sociale.L’evoluzione storica, soprattutto per l’apparizione del Sionismo, reazione all’antisemitismo di stampo razzista, ha fatto sì che frange dell’ortodossia "progressista" abbiano formulato nuove sintesi, come "Torà ‘Im DerechErez Israel" o, nel contesto haluzistico, "Torà va-’Avodà’.

Per decenni ilSionismo religioso (ortodosso) è stato la Casa di coloro che intendevano fungere da ponte tra le componenti "laiche" del movimento herzliano e le masse fedeli alla tradizione, combattendo cause comuni, in primis partecipando alla costruzione dell’Yishuv in Erez Israel. Politicamente i partiti mizrahisti collaborarono per anni con il Laburismo nel governo dello Yishuv o dello Stato d’Israele in quel "Patto storico" a cui molti guardano in retrospettiva con sentimenti contradditori. Comunque, le basi dello Stato furono poste nei suoi primi anni e ancor prima, mantenendo lo "status quo" nei rapporti religiosi-laici che, pure nella sua fragilità, ha permesso un modus vivendi nella fase critica dell’assorbimento delle alyoth di massa.

La "guerra dei sei giorni", e ancor più la guerra del Kippur, hanno trasformato il quadro ideologico e culturale del Paese, modificando, radicalmente, soprattutto i contenuti, le idee-forza delSionismo religioso.E non alludo solamente al fondamentalismo geo-politico (l’ideale della Grande Israele da rafforzare tramite la colonizzazione massiccia nei territori liberati e la valorizzazione dei luoghi della Kedushà inGiudea, Samaria e striscia diGaza), ma alla maggior osservanza nella prassi accompagnata da una parallela chiusura verso la cultura moderna in non piccoli settori sionisti-religiosi, in un avvicinamento graduale all’Ortodossia non sionista, che, tra l’altro, si è sostituita al Mizrahì storico quale protagonista del dibattito, non mai sopito, tra "Religione" e Stato "laico".

La moderazione che in passato aveva contraddistinto il "mizrahista" sia politicamente che nel grado di osservanza, viene giudicata, oggi, negli ambienti della "harediuth leumith" (Ultra-ortodossia nazionale), quale sintomo di debolezza, concessione alle correnti perniciose del mondo moderno, spesso ostili e opposte allo spirito d’Israele.Il clima politico mondiale contribuisce per la sua parte a questo stato d’animo comune a larghe cerchie.

Alcuni gruppi nell’ambito dei kibbuzim religiosi ("Ha-kibbuz ha datì"), della intelligenzia accademica, cercano di conservare i valori, che a loro avviso, hanno caratterizzato ilSionismo religioso e l’Ortodossia moderna, rilevando le nuove esigenze che pur nell’atmosfera di cui sopra sono emerse sulla scena ebraica in Erez Israel e nella Golà.Più di un decennio fa un gruppo di intellettuali israeliani si è costituito in movimento dei "Neemanei Toré va-’avodà" ("I fedeli degli ideali di Torà va-’Avodà"), conducendo battaglie contro il trend fondamentalista nel Sionismo religioso, per il servizio militare generalizzato anche agli studenti delle yeshivoth ultra-ortodosse e il dialogo costruttivo con tutte le componenti sociali.Il fenomeno più interessante, tuttora in forte sviluppo, è stato, negli ultimi anni, il "femminismo datì", a opera delle donne stesse, sempre più numerose in istituzioni di studio dei Testi tradizionali femminili, con l’accettazione delle Patrocinanti nei Tribunali rabbinici e nella sempre più incisiva presenza del gentil sesso nel dibattito culturale e ideologico nell’ortodossia moderna.

ASuccoth si è riunito, a Gerusalemme, il quarto convegno "Lavì", dal nome del kibbuz in Galilea, in cui si tenne il primo della serie, e il secondo assieme al movimento fratello americano "’Edah", con il motto: "Il coraggio di essere moderni e ortodossi".Istituzioni e organismi quali il "Kibbuz ha-datì", la Università Bar Ilan, il Beith Morashà gerosolomitano (Yeshivah-facoltà accademica) e, come sopra, rappresentanti della corrente ortodossa moderna del Nord America, hanno patrocinato una giornata articolata in sessioni plenarie e gruppi di discussione, il cui tema centrale è stato: "Il Rinnovamento dell’identità del Sionismo religioso, a livello nazionale e individuale".

I temi trattati richiederebbero scritti specifici.Mi limiterò a citarne alcuni, quali il rapporto tra ebraismo e democrazia, la polemica circa l’interpretazione dei Testi biblici (tra la lettura midrashica tradizionale e un peshath, sensibile nei confronti del pensiero moderno), i problemi demografici d’Israele, e la componente messianica nel dibattito ideologico attuale.

Volendo trarre un bilancio da questo incontro, pensando al futuro, dobbiamo notare che senza una continuità pratica durante tutto l’anno, la partecipazione di centinaia di esponenti di una vera e propria élite intellettuale rimarrà un fuoco fatuo, senza influenza nella massa dei datiim moderni.

Reuvèn Ravenna

autunno 5763