Israele

"Ebrei contro" ad Amsterdam

di Marina Del Monte

 

Il "de Baile", centro culturale nei pressi di Leidseplein che il 19 e 20 settembre ha ospitato la Prima Conferenza degli Ebrei Europei per la Pace, durante l’occupazione nazista di Amsterdam era un carcere. Il dott. Hamburg, delegato olandese alla conferenza, ci racconta come due suoi fratelli siano stati qui trattenuti, colpevoli del solo fatto di essere ebrei. È significativo questo ribaltamento di ruolo avvenuto in poco più di una generazione: proprio in questo luogo 18 organizzazioni pacifiste ebraiche, provenienti da otto nazioni europee, hanno risposto all’appello "Don’t say you didn’t know", per due giornate di confronto sulla drammatica evoluzione del conflitto israelo-palestinese e sulle possibili soluzioni.

Malgrado i diversi percorsi dei gruppi presenti, balza agli occhi la pressoché totale sovrapponibilità degli obiettivi verso la pace. Dall’Union des Progressistes Juifs de Belgique, nata da un gruppo di resistenza ebraica all’occupazione nazista, al Circolo Gaston-Crémieux, che dal 1967 definisce "laica, diasporica ed impegnata a sinistra" la propria ispirazione, al londinese Jewish Socialist, nato nel 1985, a altre organizzazioni, quali lo JVJP di Zurigo o il londinese Jews for Justice for Palestinians, sorti solo recentemente. Anche tra le due delegazioni italiane presenti, la Rete degli Ebrei contro l’Occupazione, che insieme a Paola Canarutto rappresento ad Amsterdam, ed il Martin Buber - ebrei per la pace con Fiammetta Bises come delegata, esistono differenze.(*) Ma la volontà che tutti ci accomuna è quella di stilare un documento unico e condiviso, che rappresenti al mondo le istanze pacifiste dell’ebraismo europeo.

Prendendo per vero il detto che laddove esistano due ebrei, là emergeranno tre opinioni, sarà facile immaginare il livello raggiunto dal confronto di diciotto gruppi di ebrei, che attraverso toni sempre pacati e basati sul dialogo, hanno approfondito sfumature spesso trascurate dalle prese di posizione politiche ufficiali. Ogni argomento è stato affrontato dalle varie angolazioni; dalla necessità improcrastinabile della creazione di uno stato palestinese, al ritiro completo dai territori entro i confini del ‘67 con lo smantellamento degli insediamenti; dal diritto di entrambi i popoli ad avere Gerusalemme come capitale, al riconoscimento delle proprie responsabilità da parte di Israele nella creazione del problema dei profughi ed al conseguente impegno a risolverlo; ed ancora dalla condanna di ogni fondamentalismo al rifiuto del concetto di "guerra di religione", dall’analisi delle forme in cui l’antisemitismo continua a manifestarsi alla critica del boicottaggio come forma di lotta; dalla condanna del governo Sharon per i crimini di guerra perpetrati contro il popolo palestinese e per le scelte fredde e razionali di un apparato militare di occupazione che giustifica in nome dell’Autodifesa atti di terrorismo di stato, fino al ribadito supporto ai pacifisti.

Ne è nato un documento finale, firmato all’unanimità dai gruppi presenti, confluiti in un Network europeo, "European Jews for a Just peace", che permetterà alle organizzazioni di amplificare la propria voce. È emersa più volte, durante il dibattito, la necessità di riappropriarsi, per l’ebraismo, di una delle sue caratteristiche peculiari: la criticità. L’ebraismo non è dogmatico, la sua natura di religione monoteista non contempla questa "possibilità". Grande è la soddisfazione, come ebrea dissidente, di ritrovarsi tra ebrei che considerano la facoltà critica un pregio anziché un difetto in grado di emarginare. Mi piace pensare che questa stessa mia sensazione sia stata condivisa da tutti i partecipanti: la totale condivisione di valori ed ideali che troppo spesso l’ebraismo ufficiale sembra dimenticare. Riacquista finalmente vigore il senso di appartenenza al mondo ebraico che non abbiamo mai voluto né potuto cancellare. Sensazioni forti, difficili da spiegare, che si trasformano in sentimenti di fronte alle immagini del bel film-documento "Don’t say you didn’t know", del regista olandese-israeliano Benny Brunner. Il film, come sempre avviene in Olanda, non è doppiato ma sottotitolato: gli intervistati, esponenti della sinistra israeliana, parlano in ebraico, in ebraico gridano perché il mondo li ascolti il proprio dissenso verso le politiche suicide del governo Sharon. Molto forte l’impatto emotivo ed il senso di condivisione che deriva dalla visione del filmato. Cresce la nostra convinzione di essere nel giusto, dalla parte giusta, si rafforza il nostro impegno nella difesa dei diritti degli oppressi. Di ritorno da Amsterdam diverso è il peso del nostro bagaglio: contiene un rinnovato senso di appartenenza all’ebraismo.

Marina Del Monte - "Ebrei contro l’occupazione"

 

 Il Gruppo Martin Buber, che in un primo momento aveva dato la propria adesione alla manifestazione, ha successivamente inviato il seguente messaggio di dissociazione:

A European Jews for a just peace

Cari amici, pur riconoscendo che il Convegno ebraico europeo di Amsterdam è stato un passo importante verso la formazione di una rete di gruppi ebraici europei impegnati in favore del dialogo israelo-palestinese e nel promuovere una soluzione pacifica del conflitto nel Medio Oriente, non condividiamo alcuni elementi della Dichiarazione finale. Essa è troppo unilaterale e non coglie appieno la complessità della situazione. In particolare, riteniamo che l’assenza di qualsiasi riferimento al terrorismo palestinese e ai suoi effetti devastanti sulla sicurezza di Israele e la sopravvivenza dei suoi cittadini sia una grave mancanza nella Dichiarazione. Condividiamo la filosofia e il programma della Coalizione israelo-palestinese per la pace (N.d.r. costituita nel 2001 da un gruppo di esponenti politici e intellettuali dei due campi e codiretta da Yossi Beilin e Yasser Rabbo) e riteniamo che quelle posizioni debbano ispirare la nostra attività in quanto gruppi ebraici europei. Per il momento, quindi, il Gruppo Martin Buber-Ebrei per la pace non ritiene di poter sottoscrivere la Dichiarazione.

Gruppo Martin Buber  - Ebrei per la Pace 

Roma 18 novembre 2002