Israele
Chi non si rassegnadi Enrico Hirsch
Una conversazione di Jeff Halper a Torino
Jeff Halper, coordinatore dell"Israeli Commitee Against Palestinian House Demolitions" (www.icahd.org), invitato da Altera, dal Comitato "Oltre il razzismo", dallIstituto di studi storici Gaetano Salvemini, dalla Fondazione istituto piemontese Antonio Gramsci e dalla rivista "Una città" ha portato a Torino la sua testimonianza sulla situazione in Israele.
Jeff Halper è cittadino Israeliano, è antropologo ed ha fatto la sua alià nel 73 dagli Stati Uniti.
Il tema dellincontro "Chi non si rassegna", il ruolo delloratore e la reputazione degli organizzatori erano degne di interesse e devo dire che le aspettative non sono andate deluse.
Jeff Halper ha analizzato le ragioni per cui, secondo lui, dopo quasi dieci anni di negoziati, Israeliani e Palestinesi non solo non siano riusciti ad arrivare ad una pace, ma siano stati travolti dallultima tremenda e sanguinosa Intifada; ha indicato poi quali possano essere le vie di uscita da questa situazione per arrivare ad una pace vera che offra sicurezza ad Israele e un reale stato sovrano ai Palestinesi.
Egli ha sostenuto che i comportamenti di tutti i Governi Israeliani che si sono succeduti dal 67 ad oggi ed i loro atti concreti sul campo hanno creato una "Matrice di Controllo" sui "Territori" che di fatto ha impedito fin qui di trovare soluzioni di pace accettabili per i Palestinesi.
Le argomentazioni di Halper sono state alquanto articolate (chi fosse interessato può approfondirle sul sito di ICAHD).
Egli ha sviluppato il concetto di "Matrice di Controllo" che, costituita nel passato e tuttora applicata, sintetizzando si può individuare in un sistema complesso ed articolato:
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di meccanismi di controllo burocratico sulla popolazione palestinese,_
di interventi sul terreno che vanno dallespropriazione di terre alla continua costruzione di nuovi insediamenti con conseguente incremento della popolazione ebraica sui Territori (secondo Halper la popolazione ebraica sui Territori è costituita da oltre 200 insediamenti con oltre 400.000 abitanti, di cui 200.000 nel West Bank, 200.000 in Gerusalemme Est e 6.000 a Gaza),_
di reti autostradali di comunicazione tra gli insediamenti ebraici che di fatto accerchiano la popolazione palestinese costituendo isole territoriali con nessuna possibilità di comunicazione tra di loro.Lobiettivo israeliano è di limitare, quando non di impedire, un normale ed accettabile svolgimento della vita quotidiana ed un adeguato sviluppo economico della popolazione palestinese.
Questi fatti, secondo Halper, da Oslo in avanti hanno impedito che ci fosse un vero "processo di pace", né le stesse offerte di Barak avrebbero agli occhi dei Palestinesi modificato di molto la "Matrice di Controllo".
Lanalisi di Halper non si discosta da quelle che hanno dimora nellestrema sinistra italiana e tra i "no global".
Daltronde ancora in questi giorni, sia Repubblica, sia Haaretz scrivono che lattuale Governo Israeliano ha chiesto ai coloni di Hebron di rispondere alla tragica imboscata palestinese con "fatti compiuti" sul terreno allargando i loro insediamenti nella zona. Sharon esprime la necessità che si crei una contiguità territoriale fra Kiryat Arba, la moderna periferia ebraica di Hebron, e lenclave ebraica nel cuore della città araba che include la Tomba dei Patriarchi.
La via della pace ha affermato Halper transita solo attraverso la costituzione di uno Stato Palestinese sovrano, cosa che presuppone la restituzione di tutti i territori, e perciò il ritorno di Israele ai confini ante 67, e lo smantellamento della "Matrice di Controllo". E soltanto una forza di interposizione estranea al conflitto potrà garantire la separazione tra i due contendenti.
Non tutto il pubblico ha approvato la durissima analisi di Halper e alcuni dei presenti lhanno decisamente contestata
A Halper è stato fatto osservare che nulla ha riferito sullimpatto delle iniziative dellICAHD nel generare un clima di mutua fiducia fra le parti.
A mio giudizio le sue tesi sullo sbilanciamento dei rapporti di forza tra Israele e Palestinesi a favore di Israele lo hanno portano a soffermarsi esclusivamente sui torti subiti dai Palestinesi, mentre ha trascurato del tutto le loro responsabilità nellaver coadiuvato Israele a compiere scelte che a molti appaiono odiose e che non hanno aiutato, né aiutano a trovare i fondamenti per una reciproca accettabilità.
Enrico Hirsch