Memoria
La persecuzione nazifascistadei testimoni di G.
di Giuseppe Di BiasiÈ in un panorama di incertezze e di crisi dei valori sociali, politici e religiosi e in un contesto che vede lindebolimento delle istituzioni e linstaurazione in molti paesi europei di regimi totalitari, che in Europa inizia a muovere i primi passi il movimento internazionale degli Studenti Biblici (come erano comunemente chiamati i testimoni di G. fino al 1930), denominazione cristiana ispirata agli originari valori evangelici e diffusasi, a partire dalla sua costituzione nella seconda metà degli anni 70 del XIX secolo, in molti paesi del mondo. Negli anni 30 gli Ernste Bibelforscher, in Germania erano poco più di 20 mila ma poche settimane dopo la salita al potere dei nazisti furono immediatamente messi fuori legge e le loro attività interdette in tutte le regioni tedesche. I nazisti attribuivano al movimento una matrice "giudaico-sionista" e li accusavano di essere sovvenzionati da quella che loro chiamavano "finanza ebraica". I testimoni di G., peraltro, sono fatti oggetto di menzione già nel noto libro antisemita i Protocolli dei Savi di Sion, pubblicato nel 1903. I nazisti, congruentemente alla loro rigida ispirazione razzista, erano convinti che essi preparassero la via "spiritualmente al dominio politico e religioso internazionale degli ebrei", reputandoli come una sorta di avanguardia del semitismo. Negli anni 20 e nei primi anni 30, i testimoni di G. divennero così oggetto dellattenzione persecutoria delle SA, le quali sferrarono feroci attacchi terroristici, boicottandone i negozi, devastandone le case e i luoghi di lavoro durante le perquisizioni illegali, e picchiandoli selvaggiamente. Un paio di anni prima dellapertura del primo campo di concentramento "ufficiale", quello di Dachau, esistevano già dei siti detentivi creati ad uso esclusivo delle S.A., con caratteristiche del tutto illegali. Erano le "prigioni private" di Röhm. La prima di esse fu edificata nel 31 a Oranienburg e vi furono internati, insieme agli oppositori del regime, anche alcuni Bibelforscher. Con listituzione, il 21 marzo 1933, del primo lager pubblico, la repressione nei confronti di una minoranza religiosa, reputata avversa al costituendo regime, compie un salto di qualità. I prigionieri che vi confluiscono sono, infatti, oppositori politici, criminali comuni, asociali, zingari, omosessuali ma anche obiettori di coscienza come i testimoni di G. che dal 1935, in ragione del rifiuto a prestare servizio nellesercito e di soggiacere alle servitù di comportamento (il saluto a Hitler e alla bandiera; lidolatria per il capo e così via) che il regime imponeva a tutti i tedeschi, assurgono alla scomoda posizione di avversari da combattere ad oltranza e senza attenuanti. A tal riguardo basti ricordare che se le prime 867 donne deportate nel lager femminile di Ravensbrück sono tedesche alcune di loro in carcere dal 33 in quanto comuniste, socialdemocratiche o antinaziste in genere tra di esse vi sono anche delle testimoni di G.. La professione del proprio credo e lopera missionaria di evangelizzazione avevano oramai assunto i caratteri di stigma sociale, una colpa che poteva essere emendata solo con linternamento e, nei casi di assoluta irriducibilità, con leliminazione fisica.
Con le prime misure restrittive emanate dallo stato nazista i testimoni di G. come gli ebrei si videro privare di molti diritti civili. Sposarsi con un testimone di G. divenne motivo ufficiale di divorzio; i figli furono espulsi dalle scuole, alcuni (circa 850) addirittura sottratti ai genitori e avviati a "centri di rieducazione" o affidati a famiglie "ideologicamente affidabili". I testimoni di G. sin dallinizio della persecuzione nazista non ebbero paura di parlare e di denunciare i crimini del regime. Il 7 ottobre del 1934 gli appartenenti alle congregazioni di 50 nazioni, Germania inclusa, inviarono a Hitler telegrammi di protesta. Il 12 dicembre 1936 circa 3.450 Testimoni ancora liberi, distribuirono clandestinamente 200.000 copie di una risoluzione adottata in Svizzera in cui protestavano contro le atrocità naziste. Il 20 giugno 1937 sfrontatamente e incuranti del bando, i Testimoni liberi riempirono le cassette della posta e gli ingressi delle abitazioni con il volantino Lettera aperta dove venivano forniti inesorabilmente i dettagli delle torture, i nomi dei carnefici della Gestapo, date e luoghi della brutale persecuzione. Secondo Wolfgang Benz, del Centro di ricerca sullantisemitismo dellUniversità di Berlino "queste due campagne aprirono gli occhi della popolazione sul carattere criminale dello Stato nazista". Può darsi che così non sia stato, non almeno per tutti i tedeschi, ma di certo loperato della piccola denominazione religiosa si denotò non solo per la sua determinazione nellagire ma anche e soprattutto per la palese indisponibilità a tollerare un regime politico chiaramente identificato per i caratteri di perversione morale e ideologica che lo connotavano.
Secondo cifre ancora incomplete ma in via di definizione, più di 10.000 testimoni di G.furono vittime dirette del nazionalsocialismo. 6.000 di loro furono rinchiusi nelle prigioni e nei campi di concentramento dove furono identificati con un particolare simbolo (triangolo viola), lunico attribuito dai nazisti per motivi religiosi. Morirono circa 2.000 Testimoni, di cui 250 furono uccisi perché rifiutavano il servizio militare.
In Italia, le indagini di polizia sui circa 200 testimoni di G. risalgono a metà degli anni Venti con conseguenti sequestri e divieti di introdurre letteratura biblica. Con la sua opera repressiva, lOVRA riuscì a sopprimere lintera comunità mentre 26 aderenti furono condannati complessivamente dal Tribunale Speciale fascista a 186 anni e 10 mesi di reclusione.
Nei campi di concentramento, non pochi deportati ricevevano dai Testimoni aiuto, assistenza e cibo. Non era insolito che per tali condotte, così come per la loro indisponibilità ad abiurare al proprio credo, venissero insultati, presi a calci, costretti a saltare e camminare carponi per ore e ore, finché svenivano o crollavano esausti. Alcuni furono costretti in pieno inverno a stare in piedi nel cortile nudi o poco vestiti. Molti vennero frustati finché perdevano conoscenza e avevano la schiena coperta di sangue, altri furono impalati, decapitati, fucilati e mandati nelle camere a gas.
Più volte fu promessa loro la liberazione se solo avessero firmato una dichiarazione in cui rinnegavano le proprie convinzioni. Essi condannarono il regime nazista, sfidarono i loro capi, criticarono il clero della cristianità, furono braccati, perseguitati e assassinati per aver difeso i principi in cui credevano. Non erano eroi, erano persone comuni, uomini e donne, che manifestavano un profondo convincimento e una straordinaria fede nel loro Dio.
Giuseppe Di Biasi