MARZO 2022 ANNO XLVII-232 ADAR 5782

 

 

Italia e UK

 

Gli Archivi Arolsen
Memorie condivise e non

Manfredo Montagnana

 

L’Archivio Terracini della Comunità Ebraica di Torino ha da qualche tempo avviato il ciclo di seminari "La conservazione della memoria nell’epoca del digitale" invitando validi esperti del settore a tenere conferenze seguite da dibattiti. La seconda di queste conferenze ha visto la presenza di Lorenzo Camerini, ricercatore degli Arolsen Archives, forse la più completa raccolta di documenti e materiale archivistico relativi alle persecuzioni naziste. Il valore dell'iniziativa dell’Archivio Terracini e l’importanza degli Archivi Arolsen sono confermati dall’articolo ad essi dedicato da Moked nel numero del 18 gennaio. Questi Archivi fanno riferimento alla International Tracing Service (ITS), un'organizzazione nata nel 1955 e governata da una commissione internazionale formata da rappresentanti di undici paesi: Belgio, Francia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Regno Unito, Stati Uniti. All’ITS lavorano circa 240 operatori ma gli Archivi si avvalgono anche di volontari da tutto il mondo che partecipano all’iniziativa Every Name Counts. Gli Archivi, che hanno sede nella città tedesca di Bad Arolsen, contengono circa ventisei chilometri di scaffali, cinquanta milioni di fascicoli, mappe, disegni, grafici, quaderni, liste, effetti personali che, a partire dal 2007, sono consultabili da studiosi, famiglie delle vittime, semplici utenti. Ulteriori informazioni su questa immensa raccolta di materiale archivistico sono facilmente raggiungibili sul sito dell’istituto.

Vorrei sviluppare una riflessione sulle parole che si possono leggere sui muri della struttura che ospita gli archivi a Bad Arolsen: “Possa questo archivio, che serve come risarcimento per le vittime e le loro famiglie, essere un monito per tutte le generazioni future a non permettere mai più che un tale orrore affligga l’umanità”. Le cito per esteso perché mi pare che esprimano il senso della scelta fatta dai governi tedeschi degli ultimi decenni di fare i conti con il proprio passato in modo sempre più esplicito. Un passato che non può conoscere paragoni con altri massacri e genocidi verificatisi nel mondo dopo la guerra: la Shoah è la conclusione di un progetto razionale sviluppato nell’arco di vent’anni. E tuttavia, viene naturale porsi la domanda: quando anche l’Italia saprà fare i conti con il suo passato? Rimandiamo ad altre analisi le vicende del cosiddetto “armadio della vergogna” e tralasciamo gli eccidi e le violenze compiute dagli italiani in Libia ed in Etiopia. Veniamo invece alla Seconda Guerra Mondiale, con le deportazioni degli ebrei italiani e con gli orrori degli eccidi e dei campi di concentramento nei Balcani. Continuiamo ad essere convinti di non avere avuto responsabilità negli episodi più tragici della guerra e di essere stati in fondo “brava gente”. Mentre scrivo, è apparso un manifesto sulla “giornata del ricordo” con la firma della Regione Piemonte e del Circolo dei Lettori che si pone esattamente su questa linea: nei Balcani gli italiani erano le vittime e i partigiani di Tito erano gli assassini. L’orrore delle foibe è una delle pagine più terribili della guerra e tuttavia non deve essere usato per un confronto privo di fondamenta con la Shoah.

Manfredo Montagnana

 

 

 

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