MARZO 2022 ANNO XLVII-232 ADAR 5782

 

 

Italia e UK

 

Tra numeri e percezioni

Anna Segre

 

Le esperienze soggettive dei singoli ebrei sull’antisemitismo possono essere influenzate da un’infinità di variabili: età, ambiente di studio o lavoro, amicizie e contatti, idee politiche, vivere in una grande città o in un piccolo centro, frequentare o meno il mondo ebraico (e questo, a sua volta, potrebbe portare a sottostimare l’antisemitismo, perché si vive in ambiente protetto in cui si conoscono solo ebrei e amici degli ebrei, oppure a sovrastimarlo perché leggendo i media ebraici si è puntualmente informati di tutti gli atti antisemiti che si verificano). Il contrasto tra diverse percezioni può offrire comunque spunti di riflessione interessanti.

La testimonianza di Alisa Ventura è terribilmente inquietante, un durissimo atto d’accusa contro l’Italia: è stato con il suo trasferimento a Londra – racconta – che ha raggiunto una maggiore serenità dopo un’adolescenza segnata dalla paura. Altre testimonianze dal Regno Unito ci mostrano però un quadro dell’antisemitismo in quel paese tutt’altro che roseo.

La nostra collaboratrice ed ex direttrice responsabile Vicky Franzinetti ci ha segnalato un episodio molto inquietante avvenuto a Londra la prima sera di Chanukkah: un gruppo di giovani ebrei di Golders Green con il loro rabbino aveva organizzato un “Chanukkah party bus” con l’idea di fermarsi in vari posti della città e danzare; nel centro di Londra, a Oxford Street, sono stati costretti alla fuga da un gruppo di persone che li ha aggrediti con slogan a favore della Palestina, saluti nazisti, sputi e lanci di scarpe contro i finestrini. La BBC inizialmente ha detto che da parte dei giovani ebrei c’erano stati insulti anti-musulmani, ma una perizia linguistica ha provato che dicevano solo, in ebraico, che bisognava chiamare aiuto. A seguito di questa informazione scorretta il 4 gennaio il Rabbino Y.Y. Rubinstein, da lungo tempo collaboratore della BBC, si è dimesso denunciando l’antisemitismo e la scorrettezza tendenziosa dell’emittente.

In relazione a questo episodio (purtroppo non l’unico: ancora a fine gennaio due ebrei religiosi sono stati aggrediti per strada) Vicky Franzinetti ha segnalato anche alcuni dati che fanno riflettere. In Gran Bretagna dal rapporto governativo sui crimini d’odio del 27 novembre scorso risulta che nel 2021 ci sono stati in tutto il paese 1.288 attacchi ad ebrei in quanto tali e 2.703 attacchi a musulmani in quanto tali; considerato che, stando all’ultimo censimento, nel Regno Unito sono ci sono 236.346 ebrei e 3.372.966 musulmani, ciò significa che, fatte le dovute proporzioni, in Gran Bretagna un ebreo ha nove volte la probabilità di essere attaccato rispetto ad un musulmano. Una cosa analoga si può dire per l’Italia: stando al rapporto dell’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio (di cui parla Moked del 18 febbraio) tra le segnalazioni di crimini d’odio e aggressione fisica il 19, 3% riguardava casi di antisemitismo (quasi la totalità di quelli basati sulla religione o convinzioni personali, che sono il 21,9% del totale) e solo l’1% casi di antislamismo. Peraltro è anche impressionante la crescita degli episodi di antisemitismo in Italia: nel 2021 sono stati censiti ben 170 casi contro gli 89 del 2020.

Insomma, non è il caso di improvvisare gare tra Italia e Inghilterra per stabilire quale dei due paesi sia più antisemita ma la situazione appare piuttosto preoccupante da entrambe le parti.

Capita spesso che l’antisemitismo sia sottostimato nella percezione comune, e talvolta anche in quella degli stessi ebrei, che tendono spesso a fare attenzione a un certo tipo di antisemitismo sottovalutandone altri. Noi ebrei di sinistra vediamo facilmente l’antisemitismo di destra che invece è percepito poco o nulla da chi riconosce l’antisemitismo soprattutto nell’odio verso Israele. Viceversa chi è critico verso le politiche dei governi israeliani talvolta non sa vedere che l’odio per Israele è spesso intriso di antisemitismo palese (pensiamo appunto all’episodio di Londra: come si può non definire antisemita l’attacco a un gruppo di giovani ebrei che vogliono danzare per strada in occasione di una festività religiosa?) Poi c’è l’antisemitismo derivante da pregiudizi religiosi tutt’altro che superati, l’antisemitismo legato alle teorie del complotto (tornate prepotentemente di moda con il Covid) e molti altri.

Insomma, l’antisemitismo è insidioso proprio perché è un fenomeno complesso e sfuggente, che si sottrae ad ogni tentativo di spiegazione razionale onnicomprensiva. Dunque non possiamo fare altro che dare conto di singole esperienze, singoli episodi, percezioni soggettive, nel tentativo di aggiungere qualche tassello a un mosaico i cui contorni restano purtroppo impossibili da delimitare.

Anna Segre

 

Eva Romanin Jacur, Gorgo